Processo ex Ilva, condanne pesanti in primo grado per i Riva

Fabio e Nicola Riva, ex amministratori dell’impianto siderurgico, sono stati condannati a 22 e 20 anni per concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro

Processo ex Ilva: condannati i Riva, 3,5 anni anche a Vendola
Di mafe de baggis from Milano, Italy – Le Benevole, CC BY-SA 2.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=20466457

La sentenza della Corte d’assise di Taranto sul processo ex Ilva

(Rinnovabili.it) – Condanne pesanti per i Riva nel processo ex Ilva. La sentenza di primo grado punisce gli ex proprietari e amministratori dell’impianto siderurgico di Taranto con 22 e 20 anni rispettivamente per Fabio e Nicola Riva. Dal processo “Ambiente Svenduto” escono altre condanne eccellenti. Tra cui spicca quella dell’ex presidente della Puglia, Nichi Vendola, a cui la Corte d’assise di Taranto ha comminato tre anni e mezzo.

La sentenza di 1° grado del processo ex Ilva

In tribunale i Riva hanno risposto di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro. La pubblica accusa aveva chiesto 28 e 25 anni per i due figli dell’ex patron, Emilio, deceduto nel 2014. Entrambi all’epoca in cui vengono contestati i fatti avevano ruoli di responsabilità nell’azienda.

Viene così riconosciuto il disastro ambientale al centro dell’inchiesta partita nel 2012. Nove anni fa il sequestro dell’area a caldo dell’impianto siderurgico, ordinato dal gip sulla base di quanto era emerso da due perizie. Una ambientale e una epidemiologica, che avevano accertato l’inquinamento ambientale e gli impatti sulla salute umana delle emissioni dello stabilimento. La sentenza di oggi ha confermato la confisca dell’area. Che diventerà effettiva, con stop agli impianti, solo dopo una eventuale conferma da parte della Corte di Cassazione. Per ora quindi la produzione non si ferma.

In tutto 47 imputati, 5 anni di processo e 329 udienze. Da cui scaturiscono anche condanne per il livello politico. Per Vendola la procura aveva chiesto 5 anni. Tre anni di carcere è la sentenza sia per l’ex presidente della provincia Gianni Florido sia per l’ex assessore all’Ambiente Michele Conserva. Sono stati invece assolti l’allora assessore regionale Nicola Fratoianni, parlamentare di Sel oggi segretario di Sinistra Italiana, e l’attuale assessore della regione Puglia all’Agricoltura Donato Pentassuglia.

Le reazioni

Legambiente era parte civile nel processo “Ambente svenduto” e parla di “sentenza storica”. “Si tratta di una sentenza storica per il popolo inquinato di Taranto che certifica che nel capoluogo ionico c’è stato un disastro ambientale, causato dalla proprietà dell’impianto, che la nostra associazione cominciò a denunciare già negli anni ‘80 quando lo stabilimento era ancora pubblico, e che ha procurato tanti malati e morti tra dipendenti e cittadini”, scrivono in una nota il presidente Stefano Ciafani, il direttore regionale Rugero Ronzulli e la presidente del circolo Legambiente di Taranto Lunetta Franco. “Una sentenza così pesante conferma la solidità, da noi sempre evidenziata, delle perizie epidemiologica e chimica disposte dal gip Todisco. Con questa sentenza di primo grado possiamo dire che eco giustizia è fatta e che mai più si deve barattare la vita delle persone con il profitto ottenuto nel totale disprezzo delle leggi”.

“Mi ribello ad una giustizia che calpesta la verità”, il commento di Nichi Vendola dopo la sentenza, “E’ come vivere in un mondo capovolto”. L’avvocato Luca Perrone, difensore di Fabio Riva, commenta ricordando gli investimenti fatti e batte il tasto degli adeguamenti: “I Riva hanno costantemente investito ingenti capitali in Ilva al fine di migliorare gli impianti e produrre nel rispetto delle norme“.

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