La qualità dell’aria non è una priorità per la Cina

Nel 2020 i valori medi di PM2.5 si erano attestati a 33 μg/m3. La soglia per l’anno in corso però viene lasciata a 34,5 microgrammi

Qualità dell’aria: la Cina si autorizza a inquinare di più nel 2021
Foto di Ferdinand Feng da Pixabay

Pechino fissa valori poco ambiziosi per la qualità dell’aria

(Rinnovabili.it) – La corsa della Cina verso il picco del carbonio e la neutralità climatica non passa per la qualità dell’aria. Almeno per il 2021. Il ministero dell’Ecologia e dell’Ambiente di Pechino ha appena rivisto i valori massimi per le polveri sottili. L’anno scorso, l’inquinamento atmosferico di PM2.5 non poteva superare per legge i 35 μg/m3. Nel corso di quest’anno, invece, lo sforamento scatterà soltanto oltre la soglia dei 34,5 μg/m3.

Un leggero miglioramento, a prima vista. Ma le cose stanno diversamente, visto che nel 2020 la Cina ha ufficialmente monitorato la qualità dell’aria in più di 330 città in tutto il paese e la media complessiva è stata di 33 μg/m3. La capitale Pechino ha fatto registrare valori medi superiori, pari a 38 microgrammi. In ogni caso si tratta di livelli decisamente più alti di quelli considerati come sicuri dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che fissa la soglia a non più di 10 μg/m3 per il particolato PM2.5.

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“L’obiettivo di quest’anno sembra essere leggermente inferiore al dato del 2020, ma se si elimina l’impatto della pandemia sulla qualità dell’aria, il tasso di PM2.5 sarebbe stato di 35 μg”. Così ha difeso la scelta Liu Bingjiang, capo dell’unità inquinamento atmosferico presso il ministero.

In questo balletto di cifre, una cosa è chiara: Pechino sceglie di non irrigidire realmente i valori per la qualità dell’aria. Liu però ha aggiunto anche un’altra giustificazione: “Se la Cina non frenerà la crescita del consumo di carbone, questo eserciterà una grande pressione sugli obiettivi climatici e di inquinamento”. Come a dire, impossibile fissare standard più ambiziosi sulla qualità dell’aria se la politica energetica del paese non inizia a mettere un freno al carbone.

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Nelle regioni a più alta concentrazione industriale, dove la qualità dell’aria è tradizionalmente peggiore, negli ultimi anni si sono registrati dei progressi. Questo tuttavia non ha impedito sforamenti regolari e valori anche astronomici delle polveri sottili. La Cina, insieme all’India, è regolarmente agli ultimi posti per inquinamento atmosferico.

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