Qualità dell’aria fuorilegge in Italia fin dal 2010 per il biossido di azoto

Sforamenti sistematici e continuativi in gran parte della pianura padana dei limiti comunitari sul NO2. Torino, Milano, Bergamo, Brescia nel mirino del tribunale di Strasburgo, insieme a Genova, Firenze e Roma. Anche Catania e le zone industriali siciliane oltre i limiti

Qualità dell’aria: male l’Italia anche nel 2020 dei lockdown
Di Maurizio Moro5153 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=94527568

La sentenza della Corte di giustizia UE sulla qualità dell’aria nel Belpaese

(Rinnovabili.it) – L’Italia ha sforato in modo “sistematico e continuato” i valori limite di biossido di azoto, infrangendo la direttiva UE sulla qualità dell’aria. E in 12 anni non ha fatto molto per rimediare. Lo afferma la sentenza della Corte di giustizia europea che ha condannato ieri il Belpaese per l’inquinamento da NO2.

Per alcune zone del paese, il superamento dei limiti di sicurezza europei su questo inquinante (40 μg/m3) va avanti dal 2010 senza interruzioni. Si tratta di Torino e dintorni (cintura e collina, con punte di 80 μg/m3), l’agglomerato di Milano (59-79 μg/m3), Bergamo, Brescia, Genova, Firenze (addirittura 103 μg/m3 nel 2011, scesi poi a 60 nel 2018) e Roma.

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Discontinui ma molto significativi gli sforamenti di NO2 registrati a Catania e nelle principali aree industriali siciliane (il polo di Augusta-Siracusa, Gela, Agrigento, Termini Imerese). Valori oltre i limiti, qui, sono stati registrati dal 2010 a oggi con la sola eccezione del 2013.

La sentenza rileva anche che l’Italia non ha fatto nulla per adeguarsi alla direttiva sulla qualità dell’aria “non avendo essa adottato, a partire dall’11 giugno 2010, misure appropriate per garantire il rispetto dei valori limite fissati per il NO2 nell’insieme delle suddette zone”. La condanna può portare all’imposizione di sanzioni da parte della Commissione europea.

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Anche se i dati per tutte le zone sotto infrazione mostrano un trend di chiaro miglioramento, la situazione della qualità dell’aria rimane grave se si considerano anche gli altri inquinanti. Lo rileva un rapporto di ASviS presentato ieri, che calcola in 60mila morti premature l’anno l’impatto dell’inquinamento nel paese. La soluzione passa non solo da politiche per la mobilità – i trasporti sono tra i principali responsabili – ma anche da un’attenzione maggiore sul fronte delle caldaie domestiche a legna e gasolio e degli allevamenti intensivi.

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