Risanamento e salute, il Recovery non può dimenticare le ferite ambientali

E’ lo spirito della campagna #liberidaiveleni lanciata da Legambiente in occasione della Giornata mondiale della Terra, e alla vigilia dell’approvazione del Pnrr. Secondo l’associazione è fondamentale garantire risorse più adeguate per il risanamento ambientale e avviare al più presto dei veri e propri ‘Patti territoriali per la Transizione ecologica’

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Image by Mount Polley from Pixabay

di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Risanamento ambientale e diritto alla salute nei territori del nostro Paese. Questo lo spirito della campagna #liberidaiveleni lanciata da Legambiente in occasione della Giornata mondiale della Terra, e alla vigilia del Consiglio dei ministri che approverà il nostro Recovery, il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

Un vero e proprio quello che l’associazione rivolge al premier Mario Draghi: “Non si dimentichino le vertenze ambientali croniche tuttora irrisolte. Si garantiscano adeguate risorse per le opere di risanamento ambientale delle ferite ancora aperte del Paese e si restituisca la speranza di cambiamento al popolo inquinato”.

Tutte questioni che – spiega Legambiente – non devono essere dimenticate dal Recovery e che dovranno essere al centro del Piano per la transizione ecologica. Secondo l’associazione è “fondamentale garantire risorse più adeguate per il risanamento ambientale e avviare al più presto dei veri e propri ‘Patti territoriali per la Transizione ecologica’, mettendo al centro i territori inquinati se davvero si vuole arrivare ad un’Italia al 2030 più moderna, sostenibile, inclusiva e soprattutto libera dai veleni”.

Sono “ferite ancora sanguinanti” per l’Italia: come “le mancate bonifiche nella Terra dei fuochi in Campania, nella Valle del Sacco nel Lazio, delle falde acquifere inquinate da Pfas in Veneto e Piemonte, dei Siti di interesse nazionale e dell’amianto dagli edifici, ma lo stesso vale per le ampie porzioni di territorio ammorbate dallo smog, a partire dalla pianura padana, l’assenza di depurazione, la vertenza del petrolio in Sicilia a Gela, e in Val d’Agri In Basilicata”. I numeri: “per esempio i 6 milioni di cittadini che vivono nei territori da bonificare, le 300mila persone con acque contaminate negli anni dai Pfas, le 6mila morti premature all’anno per amianto, gli oltre 50mila decessi all’anno per l’esposizione eccessiva ad inquinanti atmosferici come le polveri sottili (in particolare il PM2,5), gli ossidi di azoto (in particolare NO2) e l’ozono troposferico (O3), il deficit di impianti di depurazione che tocca 30 milioni di cittadini”.

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“C’è un popolo inquinato che non avuto finora cittadinanza nel Pnrr – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – e questo non è ammissibile: è ora di dire basta a questi ritardi e di avviare i primi ‘Patti territoriali per la transizione ecologica’ partendo da quelle ferite ancora aperte nel Paese che tutt’ora continuano a causare danni all’ambiente, alla salute dei cittadini e all’economia sana. È ora il tempo del coraggio e delle azioni concrete affinché la transizione ecologica di cui si parla non sia un’utopia per alcuni territori che sembrano aver perso la speranza del cambiamento”.

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