Italy for Climate, l’Italia deve fare di più. Ecco come

La Fondazione per lo sviluppo sostenibile sprona l’Italia – non in linea con gli accordi di Parigi – ad alzare al 50% il target di riduzione al 2030. Servono misure concrete ed incisive, non dichiarazioni di consenso e misure simboliche

Italy for climate
Credit: ItalyForClimate

La Fondazione sprona l’Italia a varare un programma più definito ed ambizioso sulle misure climatiche. La Roadmap di Italy for Climate ha la giusta ricetta

(Rinnovabili.it) – Servono misure adeguate, concrete e praticabili: l’impegno per il clima non è rinviabile.
Il messaggio, chiaro ed incisivo, arriva dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile di Edo Ronchi che, riunendo aziende come Erg, Conou, Ing, e2i, illy, Davines, ha lanciato il progetto Italy for climate, alleanza per il clima fra le imprese italiane della green economy voluta per supportare la transizione verso un’economia carbon neutral. 

Con un comunicato stampa, la Fondazione sprona l’Italia a non limitarsi a “generiche dichiarazioni di consenso” o a “misure simboliche”, ma, al contrario, a varare un programma più definito ed ambizioso sulle misure climatiche che “riveda il target ormai superato della riduzione del 37% entro il 2030” portandolo ad almeno il 50%. 

La sfida della grande crisi climatica – sottolinea Ronchi- può essere ancora vinta se, come chiede l’Europa, un gruppo di Paesi, invece di stare fermi, alla coda dei negazionisti irresponsabili, dimostra che misure ambiziose ed efficaci si possono attuare con un’economia competitiva, con vantaggi, o almeno con costi sostenibili, e benefici per l’occupazione oltre che per l’ambiente”. Per Ronchi la COP 25 di Madrid poteva e doveva essere preparata e gestita meglio dalle Presidenze di turno, “ma è ormai chiaro che il tempo stringe e che non si può più aspettare un accordo mondiale unanime per attuare misure impegnative ed efficaci per affrontare la grande crisi climatica. Del resto l’Accordo di Parigi per il clima è stato raggiunto proprio perché, a differenza del Protocollo di Kyoto, si basa su impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra”.

Appurato il fallimento della COP 25, Ronchi guarda alla COP 26 di Glasgow del prossimo dicembre, per il cui successo sarà strettamente necessario che un gruppo importante di Paesi si presenti con impegni nazionali di riduzione dei gas serra al 2030 già deliberati e avviati e, quindi, più ambiziosi rispetto a quelli presentati prima dell’Accordo di Parigi. 

Una direzione già intrapresa dalla nuova Commissione Europe con il nuovo programma di Green Deal che, per il raggiungimento degli obiettivi climatici quali la neutralità carbonica al 2050 e di taglio delle emissioni del 50/55% entro il 2030, ha previsto nuove misure per i grandi investimenti. “Questo ambizioso programma europeo – conclude Ronchi – è aperto alla collaborazione di tutti i Paesi, sollecita l’impegno di tutti, ma non è subordinato all’assenso di tutti i governi del mondo. Sono 58 i Paesi che si sono già espressi in questa direzione aderendo all’Alleanza dei Paesi ambiziosi per il clima che si è formata in ambito delle Nazioni Unite. L’impegno per affrontare la grande crisi climatica è almeno di pari importanza di quello per la libertà e la democrazia”.

Italy for Climate
Basandosi su sette fondamentali pilasti – Transizione energetica, Economia circolare, Decarbonizzazione dei trasporti, Adattamento al cambiamento climatico, Agricoltura, gestione delle foreste e dei suoli, Ricerca, innovazione e digitalizzazione e Far pagare le emissioni di carbonio – Italy for Climate ha già elaborato e pubblicato una Roadmap italiana per il clima 2050 che, in linea con i nuovi indirizzi europei, prevede un taglio di almeno il 50% delle emissioni nazionali di gas serra, al netto degli assorbimenti, entro il 2030 rispetto ai valori del 1990 (siamo oggi al 18% di riduzione) e un azzeramento, sempre al netto del carbonio assorbito, entro il 2050.

Leggi anche: “Imprese italiane sotto la lente: l’analisi di Fondazione per lo sviluppo sostenibile”

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