Presentato il Manifesto comune sulla fiscalità ambientale

Cogliati Dezza: “abbiamo individuato 10 miliardi tra rendite e sussidi anti-ecologici che devono essere cancellati e spostati su investimenti in efficienza energetica e qualità ambientale”

Presentato il Manifesto comune sulla fiscalità ambientale

 

(Rinnovabili.it) – Esistono delle distorsioni nell’attuale sistema fiscale italiano. Distorsioni che, contro tutte le logiche della tanto invocata green economy, premiano ancora l’uso di risorse non rinnovabili e l’inquinamento. Ad indicare la direzione del cambiamento sono oggi Legambiente e i Radicali italiani, presentando il Manifesto comune sulla fiscalità ambientale. Il Manifesto propone di correggere le sopracitate distorsioni eliminando sussidi e sconti fiscali alle fonti fossili e introducendo regole di tutela, di tassazione e di assegnazione trasparenti in tutta Italia per cave, acque minerali, concessioni balneari, consumo di suoli; interventi a cui si accompagnerebbe una contemporanea riduzione della pressione fiscale sui redditi da lavoro e impresa e l’aumento del potere d’acquisto per tutte le categorie che oggi non beneficiano di sconti antiecologici. 

 

Ma per dar davvero corpo a questa trasformazione, è necessario innanzitutto modificare il dettato della Delega al Governo in materia di fiscalità che oggi subordina la revisione in chiave ecologica del fisco al momento in cui la materia verrà definita a livello europeo.

 

“Anche in ambito ambientale l’Italia vìola i principi presenti nelle giurisdizioni internazionali. Nello specifico il trattato fondativo dell’Unione Europea fa riferimento al principio “chi inquina paga”. In Italia chi inquina e chi consuma l’ambiente viene invece premiato” sottolinea il Tesoriere di Radicali Italiani Valerio Federico.

 

 

Nel dettaglio il Manifesto indica modifiche da realizzare in campo ambientale ed energetico:

– l’abolizione di tutte le esenzioni alle accise sui prodotti energetici, la rimodulazione di quest’ultime, a parità di aliquota media, con una componente proporzionale al contenuto energetico e una proporzionale alle emissioni climalteranti;

– l’eliminazione dalle bollette dell’energia dei sussidi alle fonti fossili e dei sussidi incrociati a favore dei grandi consumatori e dei consumatori energivori, la riduzione di quelli destinati agli impianti di generazione da fonti rinnovabili in misura del recupero di competitività.

– l’introduzione di un canone minimo nazionale per le concessioni di escavazione di cava differenziato per tipologie di materiali;

– la fissazione di un’ecotassa minima per lo smaltimento in discarica;

– l’adeguamento dei canoni per le concessioni di acque minerali in tutto il territorio nazionale, di quelli per le concessioni balneari in tutto il territorio nazionale e recepimento della direttiva europea per l’assegnazione e il rinnovo delle concessioni attraverso gare;

– l’introduzione di un contributo per il consumo di suoli agricoli e naturali i cui introiti devono essere vincolati a interventi di rigenerazione urbana.

 

Dalla crisi si deve uscire attraverso idee nuove,  – ha dichiarato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza – investimenti in riqualificazione e innovazione ambientale. Trovare le risorse è possibile: nel Manifesto abbiamo individuato 10 miliardi tra rendite e sussidi anti-ecologici che devono essere cancellati e spostati su investimenti in efficienza energetica e qualità ambientale, senza dimenticare i benefici di un ripristino della legalità e della trasparenza in settori importanti come le cave e il demanio marittimo, il consumo di suolo, lo sfruttamento delle risorse idriche”.