Microplastiche nei cosmetici, per l’Onu è ora di dire basta

Attenzione alle micro particelle di plastica: oggi sono contenute in moltissimi prodotti per la cosmesi e la cura del corpo, in percentuali che possono anche superare il 90% del contenuto

Microplastiche nei cosmetici, per l’Onu è ora di dire basta

 

(Rinnovabili.it) – La prossima volta che siete sotto la doccia con un bagnoschiuma esfoliante, spendete qualche secondo per controllarne gli ingredienti. Il consiglio arriva direttamente dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) che ricorda come le probabilità di reperire microplastiche nei cosmetici e affini sono davvero alte. Si tratta di minuscole particelle artificiali che popolano i prodotti per la cura del corpo e che, una volta utilizzate, dai nostri scarichi domestici arrivano direttamente negli oceani, senza essere fermate in alcun modo. L’impatto è rilevante: utilizzando fino al fondo un gel doccia con microgranuli, possiamo liberare nell’acqua un quantitativo in plastica pari a quella che compone la confezione stessa del prodotto.

 

Per aumentare la sensibilizzazione e la conoscenza del problema, l’Unep ha pubblicato in questi giorni Plastic in Cosmetics: Are We Polluting the Environment Through Our Personal Care?, una raccolta di informazioni e dati scientifici attualmente disponibili sul collegamento tra cosmetici e inquinamento marino da plastica. Secondo lo studio, “negli ultimi 50 anni, microparticelle di plastica o microplastiche, sono state regolarmente utilizzate in prodotti per la cura personale e la cosmesi, sostituendo le opzioni naturali“. Queste microsfere polimeriche sono presenti in prodotti che vanno dal dentifricio agli ombretti, in percentuali che variano da meno dell’1 per cento a oltre il 90 per cento del contenuto. “L’analisi di laboratorio di un gel doccia tipo, ha rinvenuto tanto materiale plastico all’interno, quanto quello usato per realizzare la confezione”, scrivono gli autori. “Liberate nello scarico, queste particelle non possono ovviamente essere recuperate per il riciclo, né si decompongono negli impianti di trattamento delle acque reflue, e inevitabilmente finiscono nell’oceano, dove si frammenta e rimangono per lunghissimo tempo”.

 

No alle microplastiche nei cosmetici

Cosa si sta facendo contro questo problema? Ancora poco. Anzi praticamente nulla. Negli Stati Uniti, l’Illinois, è diventato il primo stato ad adottare una legislazione che vieti la produzione e la vendita di prodotti contenenti microsfere a partire dal 2018. E’ stato seguito dagli New York e California che hanno proposto entrabi leggi che vietano la vendita di prodotti per la cura del corpo contenenti microsfere di polietilene.

In Europa, dove solo nel 2012 sono state utilizzate 4.300 tonnellate di micro perline polimeriche, l’Austria, il Belgio, il Lussemburgo, i Paesi Bassi e la Svezia hanno emesso un invito congiunto a vietare l’uso di microplastiche nei prodotti per la cura personale, con l’obiettivo di proteggere dalla contaminazione gli ecosistemi marini. Per il resto tutto tace.

Ma non bisogna per forza aspettare divieti o regolamentazioni: il consumatore ha un ruolo importante in questa lotta all’inquinamento e le sue scelte posso funzionare meglio di qualsiasi messa al bando. Per aiutarci l’Unep ha sviluppato di un’App, la Beat the Microbead, che consente agli utenti di verificare se i prodotti per la cura personale contengono microsfere, mediante la scansione del codice a barre.

 

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