Rinnovabili •

Missione Antartide: il viaggio di ritorno

Ultimo capitolo per "La XXIX Campagna Antartica italiana: diario di un ricercatore". Si conclude così l'appassionante viaggio tra i ghiacci, i colori e la spettacolare fauna dell'altro capo del mondo

Lo spettacolo della rottura del pack di fronte alla base italiana
Lo spettacolo della rottura del pack di fronte alla base italiana

La notizia ufficiale del nostro viaggio di ritorno arriva all’improvviso dopo alcune settimane di reale incertezza. La riunione indetta dal capo spedizione alle ore otto di mattina finalmente definisce con chiarezza l’inizio del nostro viaggio di ritorno dall’Antartide.

L’indomani pomeriggio ci imbarcheremo sulla nave rompighiaccio coreana ARAON che salperà a mezzanotte dello stesso giorno con destinazione il porto neozelandese di Lyttlelton. Per percorrere le circa 2000 miglia che ci separano dalla civiltà, saranno necessari nove giorni di navigazione dei quali quasi la metà in un mare completamente ghiacciato.

 

L’ultimo giorno in base, dedicato alla preparazione del materiale scientifico e dei campioni raccolti, passa in un attimo e alla sera, finalmente, tutte le casse vengono chiuse e dotate di tutta la documentazione necessaria alla loro spedizione. Questo materiale verrà imbarcato sula nave ITALICA, la nostra rompighiaccio, che salperà dalla base Mario Zucchelli a febbraio insieme al personale logistico e i ricercatori del terzo ed ultimo periodo della XXIX spedizione antartica.

 

Siamo in nove a lasciare la base e le nostre ultime ore serali sono dedicate alla pulizia dei laboratori e alla preparazione delle valige. La mattina seguente ne approfitto, prima di pranzo, per andare a Punta Stocchino, davanti alla base, a dare un’occhiata al pack per l’ultima volta.

Mi sembra sia passato un attimo da quando sono stato qui la prima volta, ma appena guardo il drastico cambiamento che ha subito il panorama davanti alla base, mi rendo conto che sono già due mesi quelli trascorsi a questa latitudine.

 

Lo scenario è profondamente mutato, il ghiaccio si è rotto e quasi metà della baia è invasa da un mare frenetico che mostra la sua giovane bellezza con gradazioni di colore irripetibili.

Sono assorto in questi pensieri quando Edoardo, il collega del CNR di Genova con il quale ho condiviso questa meravigliosa avventura, mi ricorda che è ora di pranzo e dobbiamo tornare in base.

 

Subito dopo recupero le valige e mi avvio verso il piazzale dove abbiamo appuntamento per essere caricati sui mezzi che ci porteranno sotto la nave coreana. Come sempre accade, chi rimane, si riunisce per salutare i “partenti” e spesso gli occhiali scuri non riescono a nascondere le lacrime. Anche se relativamente pochi, i giorni vissuti in base sono così intensi e veri che riescono a creare amicizie che andranno oltre, che dureranno molto di più del ghiaccio dove sono state generate.

 

La rompighiaccio coreana ARAON con la quale raggiungeremo la Nuova Zelanda
La rompighiaccio coreana ARAON con la quale raggiungeremo la Nuova Zelanda

 

Con gli occhi decisamente lucidi ci troviamo sui diversi mezzi che percorrono lentamente il tratto di pack che ci separa dai grandi iceberg dietro ai quali, all’improvviso, la nave ci appare come un gigante rosso” incastrato nel ghiaccio. Vederla in questo modo alimenta alcuni dubbi sulla possibilità che possa realmente riuscire a muoversi in questo mare ghiacciato.

L’ARAON, che in coreano significa “in tutti i mari”, è in realtà una nuovissima nave della classe KR-Polar 10, ha una lunghezza di 111 metri e una stazza lorda di 7000 tonnellate ed è in grado di navigare nel ghiaccio ad una velocità di crociera di 12 nodi, assicurata da due impianti gemelli del tipo “Azimuth” diesel-elettrici. La nave può ospitare fino a 85 persone.

 

Il passaggio della nave di fronte alla base italiana
Il passaggio della nave di fronte alla base italiana

 

Attendiamo il via libera del responsabile coreano “Mr. Cho” prima di salire a bordo ed attendere che le nostre valige vengano issate con la rete da carico. A nostra disposizione abbiamo delle nuovissime cabine a due posti con vista mare delle quali prediamo possesso prima del breve corso di sopravvivenza al quale veniamo immediatamente sottoposti.

Dopo circa un’oretta di lezione in inglese (mediante dei videocorsi) veniamo scortati sul ponte dove ci attende una prova pratica che consiste nell’indossare la tuta di sopravvivenza oceanica che permette di resistere per qualche minuto in più nell’acqua ghiacciata del mare antartico. Ovviamente ci auguriamo di indossarla solo in questa occasione. Immediatamente dopo abbiamo già la cena pronta, rigorosamente coreana, servita nella sala ristorante. Ci rendiamo conto di essere gli unici passeggeri insieme a quattro ricercatori russi e che di conseguenza dovremmo adattarci agli orari dei pasti dell’equipaggio coreano.

 

Le lastre di ghiaccio che la prua della nave genera durante i suo passaggio
Le lastre di ghiaccio che la prua della nave genera durante i suo passaggio

 

Dopo la strana cena coreana (non abbiamo capito cosa abbiamo mangiato!) usciamo sul ponte per vedere le ultime operazioni di carico/scarico prima della partenza. Alcuni elicotteri trasportano, a turno, barili di carburante dalla nave alla base coreana in costruzione alla base del ghiacciaio. Con i miei compagni di viaggio ci avventuriamo dentro la nave e gironzoliamo tra i diversi ponti alla scoperta delle sale e dei laboratori che sembrano ben equipaggiati anche se assolutamente ancora da allestire.

 

 

La magica atmosfera durante l'inizio della navigazione
La magica atmosfera durante l’inizio della navigazione

 

Ad un certo punto sentiamo il rumore dei motori e del ghiaccio e ci precipitiamo su ponte: è mezzanotte e ci stiamo muovendo.

Sembra incredibile ma la nave si sposta rompendo il ghiaccio con una facilità disarmante. Lo scenario tutt’intorno è magico. La luce “notturna”, complice un cielo parzialmente nuvoloso, colora tutto il ghiaccio con una nota calda e dorata che non avevamo mai visto prima.

Ci lasciamo dietro una scia di ghiaccio rotto che traccia il nostro passaggio e libera mini-iceberg che galleggiano all’infinito dietro di noi.

In un attimo la nave scivola fuori dal pack e comincia la sua navigazione ai margini del pack passando di fronte alla base italiana che ci sembra oramai irraggiungibile e in un attimo già lontana.

 

Il promontorio di Cape Washington
Il promontorio di Cape Washington

 

Nel giro di qualche ora passiamo di fronte a zone che abbiamo visitato per i diversi campionamenti e che ci appaiono profondamente diverse ora che la banchisa è stata aggredita dal mare.

Attraversiamo anche l’area di Cape Washington ed incontriamo diversi pinguini imperatore dispersi su zattere di ghiaccio in movimento con la corrente. Il freddo è intenso ma rimaniamo fino a notte fonda per ammirare questi paesaggi straordinari illuminati da un sole velato. Intravediamo, grazie al teleobiettivo, la grande colonia dei pinguini ai piedi dello scuro promontorio.

Finalmente la nave sembra prendere la direzione del mare aperto e lentamente la costa si allontana, i promontori, i ghiacciai e gli iceberg incastrati nel pack, nel giro di pochi minuti, scompaiono e ci troviamo all’improvviso in un mare scuro, piatto, silenzioso e privo di ghiaccio che non sembra essere il mare antartico. La stanchezza prende il sopravvento e finalmente ci concediamo qualche ora di riposo.

 

Alcuni pinguini di Adelià sorpresi dal passaggio della nave
Alcuni pinguini di Adelia sorpresi dal passaggio della nave

 

Al risveglio il rumore sordo del ghiaccio che si rompe ci stimola ad indossare immediatamente gli indumenti tecnici e tornare sul ponte a prua dove troviamo uno scenario completamente nuovo.

Il tempo è pessimo, nuvoloso con nebbia, e la distesa di ghiaccio che la nave aggredisce con colpi assordanti sembra essere infinita. Dalla plancia il comandante ci invita a salire e ci spiega che siamo entrati nella cintura di ghiaccio che circonda l’Antartide e che questa “rumorosa” andatura durerà almeno per altri tre giorni di navigazione.

 

Il comandante ci propone anche una sfida che non possiamo non accettare. La sua idea è quella di metterci a disposizione la cucina e gli ingredienti di cui abbiamo bisogno per preparare una “cena italiana” per tutto l’equipaggio. Accettiamo con entusiasmo e torniamo sul ponte ad osservare la navigazione nel ghiaccio ed osservare gli iceberg che ogni tanto incrociamo. Il freddo è intenso e rimanere per troppo tempo è impossibile. Quasi tutti rientrano ed io mi fermo ancora qualche minuto per riprendere le immagini della carena che rompe il ghiaccio dal foro centrale presente a prua. Mi sporgo per tenere la telecamera, montata su un’asta regolabile e snodata, nella giusta posizione per riprendere la prua da un’angolazione suggestiva. I colpi che rompono il ghiaccio che si fanno via via sempre più fragorosi e la nave rallenta visibilmente fino a fermarsi completamente incastrata nel ghiaccio. Continuo a riprendere e mi accorgo che del personale coreano è sceso a verificare lo stato del ghiaccio e mi avvisa che dobbiamo tornare indietro e cambiare rotta.

Nel giro di pochi secondi la nave comincia la sua lentissima retromarcia che durerà alcune ore. Alla sera il comandante ci avvisa che per non rischiare di rimanere nel ghiaccio troppo spesso ha deciso di fare una deviazione di circa 100 miglia alla ricerca di un passaggio migliore e meno problematico.

 

La vista del mare di ghiaccio dalla prua della nave
La vista del mare di ghiaccio dalla prua della nave

 

A cena tentiamo di partecipare ma il piatto con un brodo di colore rosso in cui galleggiano, muovendosi al ritmo dei colpi nel ghiaccio, delle enormi teste di pesce ci spinge a rinunciare. Fortunatamente, i cuochi della base italiana, ci avevano fornito una sorta di “cassa di sopravvivenza” con alcuni salami, formaggi, biscotti, succhi di frutta: la nostra principale fonte di sostentamento durante questo lungo viaggio.

La mattina seguente, dopo aver osservato per diversi minuti ancora pinguini e foche sorpresi dall’incedere della nave e dalle numerose crepe che il suo passaggio generava, ci siamo dati appuntamento in una sala al primo ponte per organizzare la nostra strategia e la cena, prevista per le ore 18:30.

 

La squadra di ricercatori al lavoro in cucina per preparare la
La squadra di ricercatori al lavoro in cucina per preparare la “cena Italiana” a tutto l’equipaggio

 

Nel pomeriggio ci sono state consegnate le virtuali chiavi della cucina e tutti gli ingredienti richiesti e nel giro di pochi minuti ci siamo impadroniti della situazione ed abbiamo cominciato, suddividendoci i compiti, a cucinare come una squadra di “MasterChef” per tutto il pomeriggio preparando un tris di pasta (carbonara, cacio e pepe e tonno e olive) per le oltre cinquanta persone dell’equipaggio.

Anche se, in puro stile coreano, nessuno di loro si è lasciato andare a manifestazioni di entusiasmo ma il fatto che molti di loro si sono concessi il bis e l’assoluta mancanza di avanzi ci ha decisamente convinto di aver superato con successo la sfida culinaria in alto mare.

Dopocena e fino a notte fonda siamo stati coinvolti, da alcuni membri dell’equipaggio, in un’improbabile serata “karaoke & birra” che ricorderemo per molto tempo.

 

I piccoli iceberg incontrati prima di uscire dalla cintura dei ghiacci
I piccoli iceberg incontrati prima di uscire dalla cintura dei ghiacci

 

Il giorno successivo (il quarto dei nove previsti) lo scenario è nuovamente cambiato e per diverse ore abbiamo attraversato aree di mare prive di pack compatto ma letteralmente ricoperte di lastre di ghiaccio in cui navigavano enormi iceberg che ora dopo ora sono diventati sempre più piccoli fino ad un momento preciso in cui è apparso evidente che eravamo appena usciti dalla cintura dei ghiacci: verso un mare blu scuro, libero da qualsiasi forma di ghiaccio, allontanandoci lentamente da un orizzonte bianco che si perdeva in un inaspettato tramonto nuvoloso.

Senza parlare ci siamo subito tutti guardati negli occhi consapevoli di essere in prossimità della famigerata convergenza antartica, una ristretta fascia di mare dove le acque fredde s’incontrano con le acque relativamente più calde delle zone subantartiche o temperate. Quest’area è caratterizzata dal succedersi di sistemi ciclonici, causati dall’incontro tra l’aria fredda dell’Antartide e l’aria calda che giunge dal centro degli oceani, in grado di generare tempeste con onde gigantesche e vento di grande intensità tanto da essere nota in letteratura come i “40 ruggenti ed i 50 urlanti” dal rumore che i venti provocano, sibilando attraverso gli alberi, il sartiame e la velatura delle imbarcazioni a vela, che somiglia a un ruggito sui 40° e ad un grido sui 50° di latitudine.

 

Non sono passati neanche dieci minuti che i “50 urlanti” si sono fatti sentire in tutta la loro furia. Le onde oceaniche di immense dimensioni hanno cominciato a spazzare il ponte e siamo stati costretti a rientrare per ovvi motivi di sicurezza. La nave ha cominciato una danza di rollio-beccheggio che non avevo mai vissuto in precedenza. Da questo momento il viaggio diventerà veramente impegnativo per quattro interminabili giorni che qualcuno non dimenticherà tanto facilmente.

Io fortunatamente, dovendo difendere la stima dei pescatori di Camogli, città dove vivo da alcuni anni, sono riuscito ad essere sempre lucido occupandomi anche dei miei compagni di avventura che per alcuni giorni non hanno abbandonato le loro cuccette.

 

 

La presenza degli albatros certifica il passaggio verso la convergenza antartica

 

Durante una delle mie quotidiane uscite sul ponte sono riuscito a fotografare uno degli splendidi esemplari di albatros che seguivano da giorni la nave. Con questa immagine voglio concludere il racconto della mia missione in Antartide che tra qualche giorno culminerà con l’ultimo viaggio aereo (circa quaranta ore) per raggiungere l’Italia. Sono stati due mesi intensi, impegnativi e bellissimi che mi hanno dato tanto sia dal punto di vista lavorativo che umano e che probabilmente cambieranno il mio modo di affrontare anche la quotidianità della vita normale.

 

Non sono sicuro che si possa veramente soffrire di “mal d’Antartide” ma già da ora, quel continente bianco, mi manca e sarei pronto a ripartire immediatamente se si presentasse una nuova opportunità di ricerca.

Colgo l’occasione per ringraziare il mio ente (CNR), il mio istituto (ISMAR-CNR) ed il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA) che hanno permesso questa formidabile avventura di ricerca ed esplorazione e concesso il privilegio di potervela raccontare.

 

 

di Marco Faimali (ISMAR-CNR) – Progetto RAISE – PNRA – XXIX Campagna Antartica

Lo straordinario viaggio in Antartide finisce qui ma potete continuare a “sfogliare le pagine” del Diario di un ricercatore seguendo Blu Lab, il blog di Rinnovabili.it a cura di Marco Faimali.

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • Giornata mondiale della terra

Giornata mondiale della terra: cos’è e quando si festeggia?

Giornata della Terra: l'evento che ogni anno mobilita un miliardo di persone per la salvaguardia del Pianeta Terra. - Earth Day

Giornata (mondiale) della Terra

Giornata mondiale della terra
Giornata Mondiale della Terra

La Giornata Mondiale della Terra è una manifestazione internazionale per la sostenibilità ambientale e la salvaguardia del nostro pianeta.

Conosciuta nel mondo come Earth Day, la Giornata della Terra di aprile, è levento green che riesce a coinvolgere il maggior numero di persone in tutto il pianeta. Si calcola infatti che ogni anno, nel periodo dell’equinozio di primavera, si mobilitino circa un miliardo di persone.

Storia della Giornata Mondiale della Terra

L’Istituzione della Giornata mondiale della Terra si deve a John McConnell, un attivista per la pace che si era interessato anche all’ecologia: credeva che gli esseri umani abbiano l’obbligo di occuparsi della terra e condividere le risorse in maniera equa. Nell’ottobre del 1969, durante la Conferenza dell’UNESCO a San Francisco, McConnell propose una giornata per celebrare la vita e la bellezza della Terra e per promuovere la pace. Per lui la celebrazione della vita sulla Terra significava anche mettere in guardia tutti gli uomini sulla necessità di preservare e rinnovare gli equilibri ecologici minacciati, dai quali dipende tutta la vita sul pianeta.

La proposta ottenne un forte sostegno e fu seguita dal festeggiamento del “Giorno della Terra” della città di San Francisco: la prima celebrazione della Giornata della Terra fu il 21 marzo 1970. La proclamazione della Giorno della Terra ufficializzava, con un elenco di principi e responsabilità precise, un impegno a prendersi cura del Pianeta. Questo documento venne firmato da 36 leader mondiali, tra cui il Segretario generale delle Nazioni Unite U Thant, Margaret Mead, John Gardner e altri (L’ultima firma di Mikhail Gorbachev è stata aggiunta nel 2000).

Un mese dopo, il 22 aprile 1970, la definitivaGiornata della Terra – Earth Day” veniva costituita dal senatore degli Stati Uniti Gaylord Nelson, come evento di carattere prettamente ecologista. Questa Giornata della Terra era però pensata come una manifestazione prettamente statunitense, fu Denis Hayes (il primo coordinatore dell’Earth Day) a rendere la manifestazione una realtà internazionale: dopo aver “contagiato” le città americane, Hayes fondò l’Earth Day Network arrivando a coinvolgere più di 180 nazioni.

giornata mondiale della terra 2023
Villaggio per la Terra 2023 a Roma

La proclamazione della Giornata della Terra si inseriva in un contesto storico dove si era appena presa coscienza dei rischi dello sviluppo industriale legato al petrolio: nel 1969 a Santa Barbara, California, una fuoriuscita di greggio aveva ucciso decine di migliaia di uccelli, delfini e leoni marini. L’opinione pubblica ne fu scossa e gli attivisti iniziarono a ritenere necessaria una regolamentazione ambientale per prevenire questi disastri.

earth day giornata terra
Nel 2020 si è celebrato il 50° anniversario della Giornata Mondiale della Terra – Earth Day

Giornata Mondiale della Terra: le prime celebrazioni

Le prime celebrazioni del Giorno della Terra si svolsero in duemila college e università , circa diecimila scuole primarie e secondarie e centinaia di comunità negli Stati Uniti. Anche se l’evento ebbe una portata nazionale si dovette aspettare il 1990 per vedere un altro Earth Day significativo.

Nel 1990 la Giornata della Terra mobilitò 200 milioni di persone in 141 paesi ponendo l’attenzione sulle questioni ambientali nel palcoscenico mondiale. Le attività del giorno della Terra nel 1990 diedero un impulso enorme alla cultura del riciclo in tutto il mondo e contribuirono ad aprire la strada per il Summit della Terra organizzato dalle Nazioni Unite nel 1992 a Rio de Janeiro.

Per trasformare la Giornata della Terra in un evento annuale, piuttosto che uno che si verificava ogni 10 anni, Nelson e Bruce Anderson, organizzatori principali dell’ Earth Day New Hampshire nel 1990, hanno costituito Earth Day USA. Questo comitato ha coordinato le successive celebrazioni del Giorno della Terra fino al 1995, incluso il lancio di EarthDay.org. Dopo il 25 °anniversario del 1995, l’organizzazione passò all’attuale Earth Day Network.

Nel 2000 la Giornata mondiale della Terra combinò lo spirito originale dei primi Earth Day con l’internazionalismo dell’evento del ’90. Il 2000 fu il primo anno in cui venne usato Internet come strumento principale di organizzazione: questo si rivelò prezioso a livello nazionale e internazionale. Kelly Evans direttore esecutivo, arruolò più di 5.000 gruppi ambientali al di fuori degli Stati Uniti, raggiungendo centinaia di milioni di persone con un record di 183 paesi. Leonardo DiCaprio fu l’ospite ufficiale dell’evento, e in circa 400.000 parteciparono all’evento principale non ostante la pioggia fredda di quel giorno.

Alcuni scatti dal Villaggio per la Terra 2018 (Earth Day – Giornata della Terra a Roma)

La Giornata Mondiale della Terra Oggi: Una Festa Globale

Grazie al crescente interesse per la manifestazione, oggi la Giornata mondiale della Terra è diventata la Settimana mondiale della Terra: nei giorni vicini al 22 aprile, numerose comunità festeggiano per un’intera settimana con attività incentrate sulle tematiche ambientali più attuali. Gli eventi vengono utilizzati per sensibilizzare l’opinione pubblica sulle tematiche della sostenibilità, e dagli attivisti, per fare analisi degli scenari odierni e proporre soluzioni concrete. Nel 2017, durante la Settimana della Terra e in aperto contrasto con le nuove “politiche negazioniste” di Trump,  si è svolta in decine di città, la Marcia per la Scienza, seguita dalla mobilitazione popolare del clima (29 aprile 2017).

Nell’ambito dell’Earth Day Network, “Earth Day Italia” è considerato uno dei migliori comitati organizzativi, tanto che nel 2015 l’organizzazione italiana è divenuta sede europea del network internazionale. L’edizione del 2016 ha rappresentato un momento di straordinaria importanza per Earth Day Italia, grazie al succedersi di eventi importanti fra cui l’eccezionale visita a sorpresa di Papa Francesco e il collegamento in live streaming con il Ministro Galletti da New York, in occasione della storica firma del primo accordo universale sul cambiamento climatico (COP21).

Villaggio per la Terra – Roma 2017

Ogni anno a Roma, nella bella cornice di Villa Borghese, prende vita il Villaggio per la Terra: una settimana di eventi per tutte le età, che culminano con una serie di imperdibili concerti.

Nel 2017 tra la Terrazza del Pincio e il Galoppatoio di Villa Borghese, Earth Day Italia ha organizzato 5 giorni in cui si sono alternati eventi sportivi, concerti, esposizioni, mostre, convegni, spettacoli, laboratori, attività didattiche, giochi per bambini e ottimo cibo.

Tra i tanti eventi che hanno caratterizzato il Villaggio per la Terra 2017, il principale è stato il Concerto per la Terra. La serata gratuita, che ha preso il nome di “Over the Wall, Mecenati della Bellezza”, è stata presentata da Fabrizio Frizzi ed ha visto la partecipazione degli Zero Assoluto, Noemi, Sergio Sylvestre, Soul System, Ron e La Scelta.

Nel Galoppatoio di Villa Borghese il Villaggio dello Sport ha offerto a tanti la possibilità di praticare decine di discipline sportive differenti, di sperimentare simulatori sportivi virtuali, di assistere alle dimostrazioni di grandi campioni e di lanciarsi in gare, tornei e contest sempre divertenti e all’insegna della sostenibilità. In questo contesto il Coni, il Comitato Paralimpico e decine tra federazioni, associazioni e società sportive, club e campioni hanno offerto un importante contributo in difesa dei valori più autentici dello sport e dell’ambiente.

A caratterizzare maggiormente le attività per i giovani studenti romani è stato il premio “Io Ci Tengo” (#IoCiTengo). Nato per portare l’attenzione delle scolaresche sulle tematiche ambientali, il premio ha cercato di catalizzare progetti, lavori artistici e reportage che raccontassero in maniera innovativa e rivoluzionaria come trasformare il deserto di cemento delle nostre città in una foresta. Fu proprio Papa Francesco, con una partecipazione a sorpresa durante l’edizione 2016, a lanciare il messaggio “Voi trasformate deserti in foreste”. Le scuole hanno partecipato in tanti modi: foto, disegni, articoli, storie e video; con fantasia e immaginazione hanno conquistato l’attestato di Testimone della Terra 2017, mentre i vincitori sono stati nominati Ambasciatrici della Terra 2017.

Inoltre, durante il Villaggio per la Terra, sono state dedicate delle intere giornate sia alla mobilità sostenibile che ai libri, riconoscendo alla mobilità green e alla cultura ruoli fondamentali nel cambiamento verso una cultura della sostenibilità.

Villaggio per la Terra – Roma 2018

La Giornata Mondiale della Terra delle Nazioni Unite è stata celebrata anche nel 2018 con una grande partecipazione che ha portato a Villa Borghese oltre 150.000 persone. Questa 48ª edizione ha visto un Earth Day ricchissimo di iniziative ed venti. Cinque giornate (dal 20 al 25 aprile) dedicate alla tutela del Pianeta con un focus sui 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite con altrettante piazze multimediali dedicate agli obiettivi che hanno ospitato talk, laboratori e mostre.

Le attività per i giovani erano inquadrate dal Villaggio per lo Sport, dal Villaggio per Bambini e dal Villaggio per ragazzi.

Il Villaggio per lo Sport ha offerto tantissimi giochi gratuiti e assistiti, ma anche dimostrazioni e tornei. Il Villaggio per Bambini ha ospitato molte attività didattiche che hanno divertito i piccoli, dal grande Parco della Biodiversità dei Forestali, alla Pompieropoli dei Vigili del Fuoco, dagli esperimenti su vulcani e terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica, al Planetario dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.

Il Villaggio dei Ragazzi, dedicato ai più grandicelli e alla scuola è stato protagonista del Festival dell’Educazione alla Sostenibilità e degli Stati Generali dell’Ambiente dei Giovani. A completare i programma per gli adolescenti tanti workshop, iniziative e la staffetta planetaria per la pace #RUN4UNITY.

Durante tutte e cinque i giorni i bambini si sono potuti cimentare con l’Orienteering, il canottaggio simulato, pallavolo, cavalcata sui pony, scherma, ping pong, e-bike, pallamano, tennis, calcio, tiro a segno con la fionda, tiro con l’arco e una alta parete da arrampicata.

Giornata della Terra 2019, proteggiamo la nostre specie

Protect our species – Proteggi le nostre specie”. Questo il tema della Giornata della Terra 2019. Oggi gli scienziati parlano senza troppe remore di una sesta estinzione di massa, di un “annichilimento biologico” della fauna selvatica. E a differenza delle precedenti cinque estinzioni di massa, causate da catastrofi e disastri naturali, questo sarebbe il primo evento provocato dall’uomo. La distruzione e lo sfruttamento degli habitat unitamente agli effetti del cambiamento climatico stanno, infatti, guidando la perdita di metà della popolazione mondiale di animali selvatici.

Tutti gli esseri viventi hanno un valore intrinseco e ognuno gioca un ruolo unico nella complessa rete della vita – scrive Eart Day Network – Dobbiamo lavorare insieme per proteggere le specie minacciate e in via di estinzione: api,  barriere coralline, elefanti, giraffe, insetti, balene e altro ancora. La buona notizia è che il tasso di scomparsa può ancora essere rallentato e molte delle nostre specie in declino possono recuperare ma solo a patto di lavorare assieme per costruire un movimento globale di consumatori, elettori, educatori, leader religiosi e scienziati che pretendano un’azione immediata”.

L’appuntamento 2020 con la Giornata Mondiale della Terra diventa una maratona online

Nel 2020 la manifestazione ha celebrato il suo 50esimo anniversario in corrispondenza delle prime chiusure nazionali per arginare la pandemia di COVID-19. Ma la crisi del coronavirus non ha intaccato lo spirito della manifestazione che, in risposta ai lockdown e alle cancellazioni degli eventi in pubblico, si è trasformata in una gigantesca maratona virtuale. Una staffetta digitale che, per 24 ore, ha attraversato il globo raccogliendo azioni grandi e piccole, testimonianze e impegni a favore del Pianeta. “Il coronavirus può costringerci a mantenere le distanze, non ci costringerà a mantenere bassa la voce”, hanno spiegato gli organizzatori dell’Earth Day 2020. “L’unica cosa che cambierà il mondo è chiedere tutti assieme un nuovo modo di procedere. Potremmo essere separati, ma grazie al potere dei media digitali, siamo anche più connessi di prima”. Tema dell’edizione, l’azione per il clima. La pandemia virale ha sottolineato ancora una volta l’importanza di continuare a impegnarsi per contrastare i cambiamenti climatici. D’altra parte il riscaldamento globale è stato segnalato tra le concause della diffusione del Sars-Cov2, assieme all’intenso sfruttamento ambientale e alla distruzione della biodiversità e degli habitat naturali. Gli scienziati hanno avvertito che abbiamo poco più di un decennio per dimezzare le emissioni ed evitare gli impatti più devastanti su fornitura alimentare, sicurezza nazionale, salute globale, condizioni meteo e altro ancora. Tra le azioni da mettere in campo, la Giornata ha promosso la partecipazione all’Earth Challenge 2020, progetto dedicato alla creazione della più grande comunità di Citizen Science (Scienza dei cittadini). Grazie ad un app, disponibile in 11 lingue, è possibile divenire delle sentinelle ambientali, raccogliendo dati che saranno integrati in un’unica piattaforma su qualità dell’aria, l’inquinamento da plastica, qualità idrica, sicurezza alimentare e impatto sul clima locale.

Nel 2021 la maratona per la Giornata Mondiale della Terra era online con una lunga diretta multimediale.

Nel 2021 la Giornata Mondiale della Terra (Earth Day) è stata una maratona multimediale con 13 ore di diretta televisiva. La diretta televisiva è iniziata alle 7:30 del 22 aprile per proseguire fino alle 20:30: dagli studi televisivi di Via Asiago RaiPlay si è collegata con tanti programmi RAI durante tutta la giornata.

In diretta e on demand anche sulla piattaforma www.onepeopleoneplanet.it , numerosi sono stati i contributi, dalla galassia di partner, associazioni, istituzioni, testimonial, esponenti del mondo della scienza, della cultura, dell’arte, dello spettacolo e dello sport.

Nel 2022 la Giornata mondiale della Terra sarà una maratona caratterizzata dal Concerto per la Terra di Earth Day Italia, con la direzione artistica del Maestro Giovanni Allevi 

villaggio per la terraAllevi, compositore di fama internazionale, è stato nominato Ambassador dello Earth Day European Network durante la COP26 di Glasgow. Il concerto sarà uno spettacolo che il Maestro vuole dedicare alle nuove generazioni in vista della prossima Conferenza sul Clima dell’ONU. L’evento vuole mettere in collegamento tanti artisti provenienti da tante parti del mondo: un’unione artistica in grado di superare ogni confine e diversità, la “Voce della Terra”.

Come ogni anno Rinnovabili.it sarà media partner e trasmetterà parte della diretta sul sito e sui canali social. Segui la diretta visitando il sito OnePeopleOnePlanet

Segui gli hashtag ufficiali #OnePeopleOnePlanet #EarthDay2022 #OPOP22 #IoCiTengo

Earth Day Italia 2023: una staffetta di voci per il Pianeta

In occasione della Giornata Mondiale della Terra 2023, torna con la sua quarta edizione la Maratona Multimediale #OnePeopleOnePlanet (#OPOP) di Earth Day Italia. Una staffetta live che dalla Nuvola di Fuksas porterà in diretta su Rai Play dalle 8 di mattina talk show, collegamenti internazionali, testimonianze artistiche, scientifiche e istituzionali. Per culminare alle 21.00 nell’atteso Concerto per La Terra, con grandi cantanti del calibro di Leo Gassmann, Ermal Meta e Tommaso Paradiso.

Ma prima di arrivare alla maratona del 22 aprile, il Galoppatoio di Villa Borghese aprirà le porte il Villaggio per la Terra: 17 piazze multimediali guidate da giovani universitari di diversi atenei che dal 21 al 25 aprile approfondiranno 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. Nel palco principale allestito sulla Terrazza del Pincio, invece, si daranno il cambio quotidianamente Talk Show e performance di street artist di fama internazionale che realizzeranno delle opere sul tema ambientale.

 “Le celebrazioni italiane della Giornata della Terra  – spiega Pierluigi Sassi, Presidente di Earth Day Italia – hanno caratteristiche uniche perché nascono da una storia unica. Storia d’incontro e di dialogo con centinaia di organizzazioni, che negli anni, insieme al Movimento dei Focolari, abbiamo imparato ad accogliere e valorizzare. Crediamo che il nostro vero lavoro sia proprio questo: creare ponti tra persone, tra organizzazioni, tra Paesi, che hanno davvero tanto da dire e da dare ma che a volte solo nel nostro evento trovano l’occasione giusta per iniziare a lavorare insieme”.

Giornata Mondiale della Terra 2024, Pianeta vs Plastica

“Pianeta contro Plastica”, questo il tema che contraddistingue la 54ma edizione della manifestazione. La Giornata Mondiale della Terra 2024 non poteva che affrontare uno dei problemi più sentiti a livello globale quando si parla di tutela amabientale. Riflettori puntati dunque sull’inquinamento dei rifiuti plastici, con l’obiettivo di sollecitare un’azione che riduca l’usa e getta, metta al bando il fast-fashion e investa in tecnologie e materiali alternativi ai polimeri di origine fossile. Chiedendo un riduzione del 60% della produzione di plastica entro il 2024.

In Italia il conto alla rovescia verso l’Earth Day 2024 sarà scandito quest’anno da due eventi:

  • il Villaggio per la Terra a Villa Borghese e sulla suggestiva Terrazza del Pincioa Roma: 600 eventi gratuiti e aperti a tutti, tra laboratori ludici e didattici, lezioni, incontri e dibattiti sui temi della sostenibilità ambientale, sociale e dell’innovazione, presentazioni di libri, proiezioni, giochi, dimostrazioni e pratiche sportive, spettacoli, esibizioni musicali e artistiche, e altri eventi culturali.
  • il Festival dell’Innovability presso la Casa del Cinema a Roma, pensato per celebrare anche la Giornata mondiale della Creatività e dell’Innovazione che le Nazioni Unite.

Entrambi si apriranno il 18 aprile per proseguire fino a domenica 21 per culminare il 22 aprile nella ormai consueta #OnePeopleOnePlanet, la maratona multimediale di 16 ore, dall’auditorium della Nuvola di Fuksas.

Giornata mondiale della terra 2021

Giornata mondiale della terra 2020

Giornata mondiale della terra 2019

Visita il sito di Earth Day Italia

Visita il sito del Villaggio per la Terra 2018

Visita la pagina dedicata al Villaggio per la Terra 2017

Visita la pagina dedicata alla Marcia per la Scienza 2017

Visita il sito di Earth Day Network

Leggi il nostro articolo sul Earth Day 2017

About Author / La Redazione

Rinnovabili • Batterie al sodio allo stato solido

Batterie al sodio allo stato solido, verso la produzione di massa

Grazie ad un nuovo processo sintetico è stato creato un elettrolita di solfuro solido dotato della più alta conduttività per gli ioni di sodio più alta mai registrata. Circa 10 volte superiore a quella richiesta per l'uso pratico

Batterie al sodio allo stato solido
via Depositphotos

Batterie al Sodio allo Stato Solido più facili da Produrre

La batterie allo stato solido incarnano a tutti gli effetti il nuovo mega trend dell’accumulo elettrochimico. E mentre diverse aziende automobilistiche tentano di applicare questa tecnologia agli ioni di litio, c’è chi sta percorrendo strade parallele. É il caso di alcuni ingegneri dell’Università Metropolitana di Osaka, in Giappone. Qui i professori Osaka Atsushi Sakuda e Akitoshi Hayash hanno guidato un gruppo di ricerca nella realizzazione di batterie al sodio allo stato solido attraverso un innovativo processo di sintesi.

Batterie a Ioni Sodio, nuova Frontiera dell’Accumulo

Le batterie al sodio (conosciute erroneamente anche come batterie al sale) hanno conquistato negli ultimi anni parecchia attenzione da parte del mondo scientifico e industriale. L’abbondanza e la facilità di reperimento di questo metallo alcalino ne fanno un concorrente di primo livello dei confronti del litio. Inoltre l’impegno costante sul fronte delle prestazioni sta portando al superamento di alcuni svantaggi intrinseci, come la minore capacità. L’ultimo traguardo raggiunto in questo campo appartiene ad una ricerca cinese che ha realizzato un unità senza anodo con una densità di energia superiore ai 200 Wh/kg.

Integrare questa tecnologia con l’impiego di elettroliti solidi potrebbe teoricamente dare un’ulteriore boost alla densità energetica e migliorare i cicli di carica-scarica (nota dolente per le tradizionali batterie agli ioni di sodio). Quale elettrolita impiegare in questo caso? Quelli di solfuro rappresentano una scelta interessante grazie alla loro elevata conduttività ionica e lavorabilità. Peccato che la sintesi degli elettroliti solforati non sia così semplice e controllabile. Il che si traduce in un’elevata barriera per la produzione commerciale delle batterie al sodio allo stato solido.

Un Flusso di Polisolfuro reattivo

É qui che si inserisce il lavoro del team di Sakuda a Hayash. Gli ingegneri hanno messo a punto un processo sintetico che impiega sali fusi di polisolfuro reattivo per sviluppare elettroliti solidi solforati. Nel dettaglio utilizzando il flusso di polisolfuro Na2Sx come reagente stechiometrico, i ricercatori hanno sintetizzato due elettroliti di solfuri di sodio dalle caratteristiche distintive, uno dotato della conduttività degli ioni di sodio più alta al mondo (circa 10 volte superiore a quella richiesta per l’uso pratico) e uno vetroso con elevata resistenza alla riduzione.

Questo processo è utile per la produzione di quasi tutti i materiali solforati contenenti sodio, compresi elettroliti solidi e materiali attivi per elettrodi“, ha affermato il professor Sakuda. “Inoltre, rispetto ai metodi convenzionali, rende più semplice ottenere composti che mostrano prestazioni più elevate, quindi crediamo che diventerà una metodologia mainstream per il futuro sviluppo di materiali per batterie al sodio completamente allo stato solido“.  I risultati sono stati pubblicati su Energy Storage Materials and Inorganic Chemistry .

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.


Rinnovabili • fotovoltaico materiale quantistico

Fotovoltaico, ecco il materiale quantistico con un’efficienza del 190%

Un gruppo di scienziati della Lehigh University ha sviluppato un materiale dotato di una efficienza quantistica esterna di 90 punti percentuali sopra quella delle celle solari tradizionali

fotovoltaico materiale quantistico
via Depositphotos

Nuovo materiale quantistico con un assorbimento solare medio dell’80%

Atomi di rame inseriti tra strati bidimensionali di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. Questa la ricetta messa a punto dai fisici Srihari Kastuar e Chinedu Ekuma nei laboratori della Lehigh University, negli Stati Uniti, per dare una svecchiata alla prestazioni delle celle solari. Il duo di ricercatori ha così creato un nuovo materiale quantistico dalle interessanti proprietà fotovoltaiche. Impiegato come strato attivo in una cella prototipo, infatti, il nuovo materiale ha mostrato un assorbimento solare medio dell’80%, un alto tasso di generazione di portatori fotoeccitati e un’efficienza quantistica esterna (EQE) record del 190%. Secondo gli scienziati il risultato raggiunto supera di gran lunga il limite teorico di efficienza di Shockley-Queisser per i materiali a base di silicio e spinge il campo dei materiali quantistici per il fotovoltaico a nuovi livelli. 

leggi anche Fotovoltaico in perovskite, i punti quantici raggiungono un’efficienza record

L’efficienza quantistica esterna

Tocca fare una precisazione. L’efficienza quantistica esterna non va confusa con l’efficienza di conversione, il dato più celebre quando si parla di prestazioni solari. L’EQE rappresenta il rapporto tra il numero di elettroni che danno luogo a una corrente in un circuito esterno e il numero di fotoni incidenti ad una precisa lunghezza d’onda

Nelle celle solari tradizionali, l’EQE massimo è del 100%, tuttavia negli ultimi anni alcuni materiali e configurazioni avanzate hanno dimostrato la capacità di generare e raccogliere più di un elettrone da ogni fotone ad alta energia incidente, per un efficienza quantistica esterna superiore al 100%. Il risultato di Kastua e Ekuma, però, rappresenta un unicum nel settore.

Celle solari a banda intermedia

Per il loro lavoro due fisici sono partiti da un campo particolare della ricerca fotovoltaica. Parliamo delle celle solari a banda intermedia (IBSC – Intermediate Band Solar Cells), una tecnologia emergente che ha il potenziale per rivoluzionare la produzione di energia pulita. In questi sistemi la radiazione solare può eccitare i portatori dalla banda di valenza a quella di conduzione, oltre che direttamente, anche in maniera graduale. Come?  “Passando” per l’appunto attraverso stati di una banda intermedia, livelli energetici specifici posizionati all’interno della struttura elettronica di un materiale creato ad hoc. “Ciò consente a un singolo fotone di provocare generazioni multiple di eccitoni attraverso un processo di assorbimento in due fasi“, scrivono i due ricercatori sulla rivista Science Advances.

Nel nuovo materiale quantistico creato dagli scienziati della Lehigh University questi stati hanno livelli di energia all’interno dei gap di sottobanda ideali. Una volta testato all’interno di una cella fotovoltaica prototipale il materiale ha mostrato di poter migliorare l’assorbimento e la generazione di portatori nella gamma dello spettro dal vicino infrarosso alla luce visibile. 

La rivoluzione dei materiali quantistici

Il duo ha sviluppato il nuovo materiale sfruttando i “gap di van der Waals”, spazi atomicamente piccoli tra materiali bidimensionali stratificati. Questi spazi possono confinare molecole o ioni e gli scienziati dei materiali li usano comunemente per inserire, o “intercalare”, altri elementi per ottimizzare le proprietà dei materiali. Per la precisione hanno inserito atomi di rame tra strati di seleniuro di germanio e solfuro di stagno. “Rappresenta un candidato promettente per lo sviluppo di celle solari ad alta efficienza di prossima generazione – ha sottolineato Ekuma – che svolgeranno un ruolo cruciale nell’affrontare il fabbisogno energetico globale“.

Rinnovabili •
About Author / Stefania Del Bianco

Giornalista scientifica. Da sempre appassionata di hi-tech e innovazione energetica, ha iniziato a collaborare alla testata fin dalle prime fasi progettuali, profilando le aziende di settore. Nel 2008 è entrata a far parte del team di redattori e nel 2011 è diventata coordinatrice di redazione. Negli anni ha curato anche la comunicazione e l'ufficio stampa di Rinnovabili.it. Oggi è Caporedattrice del quotidiano e, tra le altre cose, si occupa quotidianamente delle novità sulle rinnovabili, delle politiche energetiche e delle tematiche legate a tecnologie e mercato.