L’orologio dell’apocalisse indica due minuti alla fine del mondo

Crescono tensioni internazionali e corsa al nucleare, mentre la politica è ferma sul cambiamento climatico. Così gli esperti temono la fine del mondo

fine del mondo

 

Fine del mondo più vicina per il Bulletin of the Atomic Scientist

 

(Rinnovabili.it) – Altri trenta secondi sono trascorsi sul quadrante dell’orologio dell’Apocalisse. Ieri nella ormai celebre conferenza annuale tenuta dagli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientist, le lancette del Doomsday Clock, che simboleggia l’avvicinamento dell’umanità al punto di non ritorno, sono state portate avanti. Ora mancano due minuti alla mezzanotte, soglia oltre la quale l’impatto dell’uomo sul pianeta sarà irreversibile.

Oggi, secondo gli esperti, il rischio di un simile scenario non è mai stato così alto, soprattutto a causa di due minacce gemelle: le armi nucleari e i cambiamenti climatici. Nei 71 anni di storia dell’orologio dell’apocalisse, solo una volta nella storia il pericolo è stato paragonabile a quello attuale: era il 1953 e USA ed URSS avevano fatto detonare le loro prime bombe atomiche.

 

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Nell’immediato dopoguerra, l’orologio è tornato a 17 minuti dalla mezzanotte, ma da allora l’ottimismo per il futuro dell’umanità è costantemente diminuito. Spiegando ieri la loro decisione, gli scienziati hanno affermato di essere preoccupati per le crescenti tensioni nella penisola coreana, dalla spesa per le armi nucleari da parte delle maggiori potenze, dalla mancanza di negoziati internazionali sul controllo degli armamenti e dalla scarsa volontà politica di combattere il cambiamento climatico.

Tutte queste minacce hanno un comun denominatore: Donald Trump. Il Bulletin punta infatti il dito sull’amministrazione statunitense, vista come principale responsabile dell’inasprimento delle tensioni mondiali. Non solo: hanno direttamente attaccato il presidente USA, sottolineando la volubilità espressa dai suoi tweet e con le sue dichiarazioni, l’incoerenza della sua politica estera e il suo apparente disprezzo per la scienza, che si riflette nelle nomine ai vertici delle più importanti Agenzie governative. Un caso su tutti, l’arrivo dello scettico Scott Pruitt a capo dell’Agenzia di protezione ambientale. Mettere i negazionisti del cambiamento climatico a dirigere la politica ambientale della Casa Bianca non è sembrata una buona idea agli scienziati, convinti che le tensioni geopolitiche non siano sempre svincolate dal peggioramento delle politiche climatiche.

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