Pacchetto clima energia, un’Italia inerte penalizza l’Ue

La nostra CO2 pro capite è più bassa della media. Consumiamo meno energia della media Ue. Ma abbiamo perso l’occasione di migliorare il Pacchetto clima energia

Pacchetto clima energia un’Italia inerte penalizza l’Ue.(Rinnovabili.it) – Il rottamatore Renzi ha fallito. Il Consiglio europeo sul pacchetto clima energia 2030 si è chiuso con un accordo al ribasso: i leader europei hanno addirittura peggiorato la proposta poco ambiziosa e inadeguata della Commissione uscente, già criticata dal Parlamento europeo. Il governo italiano è tornato indietro anche rispetto alle posizioni già assunte pochi mesi fa da Andrea Orlando, quando era ministro dell’ambiente.

Un’ennesima, grande occasione sprecata, frutto della disattenzione con cui il nostro governo ha gestito la partita, limitandosi a svolgere un ruolo semplicemente notarile di presidente di turno dell’Unione europea, cedendo alla minacce di veto britanniche e polacche, unendo una scarsa capacità di leadership a una ancor più debole volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio e cedendo, ancora una volta, alla lobby del fossile.

 

Ma quello che più colpisce, nell’ambaradan mediatico di questi giorni, nelle continue polemiche contro l’Europa dell’austerity, nella rincorsa a liberare risorse per la ripresa economica, è che il premier Renzi e il suo governo hanno gravemente penalizzato l’Italia, nel suo posizionamento globale e in Europa.

Pochi si ricordano, infatti, che l’Italia in termini di produttività di risorse (unità di Pil in rapporto a materia consumata) presenta risultati del 10% migliori rispetto alla Germania e del 26% rispetto all’EU, le nostre emissioni pro capite sono inferiori del 23% rispetto a quelle tedesche, i consumi pro capite di energia sono inferiori del 32% della Germania e del 19% dell’EU. In altre parole l’Italia è particolarmente virtuosa e ben posizionata sul versante dell’efficienza e del risparmio di energia e quindi avrebbe tutto da guadagnare a che l’Europa stabilisse un’asticella impegnativa su questi ambiti. Nulla di tutto questo. La polemica anti austerity sembra risalire più alla necessità di entrare in competizione elettorale con gli antieuropei di casa nostra, che alla volontà strategica e lungimirante di invertire il ciclo economico. Impostazione che per altro fa il paio con le scelte pro autostrade e trivellazioni di Sbloccaitalia! Su questo il governo Renzi si dimostra di grande coerenza: rottama le persone ma non le idee del Novecento.

 

In questo caso, poi, la mancanza di lungimiranza e di visione strategica sul ruolo ed il posizionamento dell’Italia, viene fatta pagare a tutta l’Europa, che scegliendo una strada così timida decide di perdere ulteriori punti nella competizione globale verso un’economia decarbonizzata.

La scelta fatta, infatti, non solo non è coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, la sola in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2°C, ma colloca l’Europa in un ruolo di retroguardia rispetto alla trattativa globale che si dovrebbe concludere a Parigi 2015,  visto che l’obiettivo europeo sarà usato come riferimento dagli altri paesi nei negoziati verso il nuovo accordo globale sul clima.

 

Per poter giocare un ruolo guida nella lotta globale ai cambiamenti climatici, l’Europa dovrebbe ridurre le sue emissioni ben oltre il 40% entro il 2030, almeno del 55%, dovrebbe porsi l’obiettivo vincolante almeno del 40% per le rinnovabili e per l’efficienza energetica. Unica strada per ridurre la bolletta energetica (che ormai supera i 400 miliardi di euro l’anno) e la dipendenza dall’estero, per gas e petrolio, del vecchio continente.

Nei prossimi mesi la nuova Commissione Juncker dovrà predisporre il pacchetto di proposte legislative su cui Consiglio e Parlamento dovranno poi raggiungere un accordo.

 

Siamo perciò solo all’inizio della partita. I prossimi mesi saranno cruciali per invertire la rotta e per investire senza indugi in una economia europea a basse emissioni di carbonio. La sola in grado di farci superare la doppia crisi climatica ed economica creando nuove opportunità dal punto di vista dell’occupazione, dell’innovazione e dello sviluppo di tecnologie pulite.

 

 

di Vittorio Cogliati Dezza, Presidente Legambiente Onlus

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