Dopo l’incidente di gennaio, il petrolio raggiunge le coste del Giappone

La Guardia Costiera giapponese, con ritardo, annuncia che il petrolio fuoriuscito dalla petroliera iraniana affondata a gennaio ha raggiunto le coste

petrolio

 

Il petrolio della Sanchi raggiunge le coste giapponesi

 

(Rinnovabili.it) – Non ci sono più dubbi: la fuoriuscita di petrolio causata dall’incidente occorso alla petroliera iraniana affondata lo scorso gennaio nel Mar Cinese ha raggiunto le coste giapponesi. Lo certifica con ritardo la guardia costiera giapponese, dopo aver analizzato i campioni di materia oleosa trovati l’8 febbraio sulle rive delle isole Okinoerabu e Yoron, nell’arcipelago che comprende Amami-Oshima e Okinawa.

“La macchia oleosa giunta sul litorale delle due isole è estremamente probabile che sia legata all’incidente della Sanchi, considerando la somiglianza del petrolio e il fatto che non c’è stata alcuna catastrofe marina che abbia coinvolto la fuoriuscita di petrolio nella vicina area marittima”, hanno detto le autorità alla Reuters.

Queste aree sono celebri per le loro spiagge incontaminate e le barriere coralline, ma oggi si trovano a combattere contro gli effetti del disastro ambientale causato dalla petroliera iraniana Sanchi lo scorso 6 gennaio, dopo una collisione con il mercantile Cf Crystal, registrato ad Hong Kong.

 

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In quell’incidente sono morte 32 persone: solo tre salme sono state rinvenute. Accanto a quella umana, cresce la probabilità di una tragedia ambientale: il tipo di petrolio leggero trasportato dalla Sanchi, che prende il nome di condensato, non forma una classica macchia liscia, ma è comunque altamente tossico per la vita marina e molto più difficile da separare dall’acqua. Il carico ammontava a quasi un milione di barili di petrolio, cioè 136 mila tonnellate. Sembra molto probabile che il condensato resterà in acqua per mesi, e vi sono rischi anche per la salute umana dal momento che può causare il cancro anche in basse concentrazioni.

L’area in cui la nave è andata a fondo è un importante zona di riproduzione per specie come il calamaro indopacifico. Non solo: secondo Greenpeace qui vengono a svernare il pesce giallo e il granchio blu, tra gli altri animali, e alcuni mammiferi marini – come le megattere o le balene grigie – attraversano quest’area durante le migrazioni.

Si tratta fino ad ora della fuoriuscita di petrolio più importante dal 2010, quando l’esplosione e l’inabissamento della Deep Water Horizon hanno determinato una catastrofe ambientale sulle coste del Golfo del Messico.

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