Alle università europee piace il verde

La ricerca “Greening in European Higher Education Institutions” dimostra che le università europee hanno intrapreso con convinzione il cammino verso la transizione verde. La loro influenza sul territorio è determinante e gli effetti sono dovunque positivi. Indietro non si torna, ma per andare avanti servono maggiori finanziamenti e maggiore impegno di tutti gli attori coinvolti

università europee
via depositphotos.com

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Dall’indagine Greening in European Higher Education Institutions dell’EUA-European University Association risulta che il cammino verso la transizione verde sia avviato e non più reversibile, e che per un terzo delle università la consapevolezza sulle questioni ambientali sia aumentata in seguito alla crisi generata dalla pandemia. Ne parla Karen MacGregor nell’articolo Universities work hard to green themselves and society – EUA (“University World News”, 18 september 2021).

In linea con l’Agenda 2030

L’EUA rappresenta più di 800 università e conferenze dei rettori in 48 paesi europei. Delle 372 università che hanno partecipato all’indagine, quindi un numero abbastanza rappresentativo del mondo accademico europeo, 305 hanno dichiarato di aver assunto iniziative per la sostenibilità; la stragrande maggioranza ritiene che contribuire alla sostenibilità ambientale sia un dovere istituzionale.

I coautori dell’indagine – Michael Gaebel, Henriette Stöber e Alison Morrisroe – sottolineano che gran parte delle università si muove in linea con gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (SDGs) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite o con le politiche nazionali. Rimangono invece sullo sfondo le iniziative europee a cui è attribuita un’importanza limitata, sebbene il Green Deal abbia suscitato un certo interesse.

La leadership è importante: più di un terzo degli atenei ha uffici o persone dedicati specificamente al raggiungimento della sostenibilità; solo l’8% dichiara di non avere una governance né un orientamento concreti. Tra i Paesi oggetto dell’indagine (Francia, Spagna, Austria, Kazakistan, Romania e Italia), solo la Francia ha una politica in materia dedicata espressamente alle università; negli altri Paesi si fa riferimento alle leggi nazionali di protezione dell’ambiente.

I perché di una svolta green

Quali sono le ragioni che guidano le scelte verdi delle università? Valori istituzionali (96%), finanziamenti internazionali (61%), parametri e indicatori a livello di sistema (73%). Il 64% delle università ha intrapreso attività per la sostenibilità a livello istituzionale, il 18% a livello di dipartimenti o facoltà, il 14% sta prendendo in considerazione tali misure per il futuro.

La svolta green si realizza in modo diverso a seconda degli atenei, può riguardare singole iniziative come politiche generali. Mobilità e pendolarismo, ad esempio, sono un tema che tocca quasi tutte le istituzioni. Anche per le attività didattiche è in corso un processo di “inverdimento”: circa l’80% degli atenei ha messo in piedi attività extracurricolari (94%), corsi di studio (79% bachelor, 82% master), opzioni dedicate (84%), riforma dei curricula (86%).

Ricerca e innovazione hanno un posto prioritario nel 70% delle università che attraverso i living lab (74%) promuovono l’uso condiviso di infrastrutture di ricerca (74%) e forniscono incentivi o finanziamenti per la ricerca verde (73%).

Le attività di gestione dell’ateneo sono per la maggior parte in chiave green: riciclo e gestione dei rifiuti (93%), edilizia e ristrutturazione sostenibili (90%), uso delle risorse (92%). Inoltre, quasi tutte le università si adoperano per rendere fisicamente verde il campus (92%).

Dalla competizione alla collaborazione

È arrivata l’ora delle partnership – per diventare sostenibili è meglio lavorare insieme ad altre istituzioni (88%) o con associazioni studentesche (88%) – e di un nuovo rapporto con la comunità. L’86% degli atenei è impegnato nella comunità locale, con le imprese (83%) e le ONG (80%), e spesso contribuiscono a iniziative politiche (87%) e di sensibilizzazione della comunità locale per l’adozione di strategie sostenibili. Pochi atenei (meno di un quarto) rimangono distaccati dalla vita reale del territorio.

Molte università si sono riunite in reti per portare avanti azioni sulla sostenibilità ambientale in generale o su temi specifici come l’energia verde o la gestione dell’acqua. Spesso coinvolgono cittadini, istituzioni e imprese nella condivisione di buone pratiche, nella raccolta dei dati e coordinano i diversi attori.

Diventare verdi fa bene?

La maggior parte delle università ritiene che la svolta green abbia avuto impatti positivi, e le aspettative per il futuro sono alte. Tra gli elementi positivi ci sono il miglioramento della vita nel campus e della sua reputazione istituzionale, l’impatto positivo sulle partnership dell’ateneo e sulla comunità, una maggiore consapevolezza delle questioni ambientali da parte del personale e degli studenti.

Ma è davvero così brillante questo verde? Non proprio. Seppure determinate a intraprendere una strada sostenibile, la metà delle università si è scontrata con la mancanza di finanziamenti, un terzo ha lamentato lo scarso coinvolgimento del personale e la mancanza di coordinamento delle attività e di supporto strategico. Pertanto, le università chiedono finanziamenti aggiuntivi a livello sia nazionale che europeo, un maggiore scambio di esperienze tra pari e di impegno dei diversi attori coinvolti. Anche per le università la transizione verde ha un costo, ma girare la testa dall’altra parte non è più una politica realistica.

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