Alluvione in Brasile, 20 morti e 35mila sfollati nel nord-est

Tra Natale e santo Stefano le piogge incessanti e l’aumento della portata di molti bacini fluviali hanno provocato il collasso di due dighe. Coinvolte decine di città, evacuata Itambe. Le autorità stanno verificando altre 10 infrastrutture alla ricerca di segnali di cedimento

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Foto di PublicDomainPictures da Pixabay

L’alluvione in Brasile è il “peggior disastro” nella storia dello Stato di Bahia

(Rinnovabili.it) – Sale ad almeno 20 morti e circa 300 feriti il bilancio dell’alluvione in Brasile che ha colpito l’altro ieri il nord-est del paese dopo la rottura di due dighe. La regione più colpita è Bahia, tanto che il governatore Rui Costa ha definito l’evento “il peggior disastro” nella storia dello stato. Nel conto rientrano anche 35mila persone costrette ad abbandonare le loro case, di cui solo 16mila avrebbero già trovato una sistemazione alternativa secondo l’agenzia per la protezione civile Sudec.

La maggior parte dello stato di Bahia è sferzato da piogge molto abbondanti da settimane, dopo un periodo molto lungo di siccità quasi assoluta. Anche se sono stati segnalati molti allagamenti locali nei giorni scorsi, l’alluvione in Brasile è diventata un’emergenza di dimensioni rilevanti il giorno di Natale.

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Il 25 dicembre, infatti, ha ceduto la diga Igua sul fiume Verruga, costringendo le autorità a evacuare la città di Itambe e a mettere in allerta un’altra cinquantina di paesi a valle. La mattina di santo Stefano, poi, ha ceduto anche una seconda diga, a Jussiape.

Il crollo delle infrastrutture è legato almeno in parte alle piogge eccezionalmente abbondanti che stanno cadendo da settimane su buona parte del Brasile. Il Rio delle Amazzoni, il Rio Negro e il Solimoes hanno toccato livelli vicini o superiori ai massimi storici. Eventi su cui ha influenza il cambiamento climatico, che modifica la frequenza e l’intensità di fenomeni meteorologici come, appunto, piogge e tempeste. Quest’anno interviene anche il fenomeno climatico La Niña.

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Intanto le autorità hanno iniziato a monitorare con più attenzione anche altre infrastrutture – almeno 10 dighe – per verificare la loro resistenza all’aumento della portata dei bacini fluviali. Lo riferisce il quotidiano brasiliano O Globo, specificando che il corpo dei pompieri è incaricato dei controlli sull’eventuale presenza di segnali di cedimento.

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