Aste CO2: l’Italia utilizza solo il 36% dei proventi per politiche ambientali

Un rapporto racconta come i governi di 8 Paesi utilizzino il gettito preveniente dal sistema di crediti Ets. L’Italia ne utilizza appena il 36% per azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, a differenza di stati come la Germania, che li utilizza al 100%, e la Francia, che è sopra il 90.

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L’Italia non utilizza i proventi delle aste CO2 per la lotta al climate change

(Rinnovabili.it) – Più della metà delle tasse che potremmo utilizzare l’ambiente e che derivano dalle aste per le quote di CO2 vengono destinate ad altro. Il dato è messo nero su bianco nel rapporto “L’uso dei proventi della vendita all’asta dell’ETS dell’Ue sulle azioni per il clima” dell’Ecologic Institute di Berlino, secondo il quale il nostro paese utilizza appena il 36% di questi proventi per azioni di contrasto ai cambiamenti climatici, a differenza di stati come la Germania, che li utilizza al 100%, e la Francia, che è sopra il 90. 

Il rapporto racconta come i governi di 8 Paesi utilizzino il gettito preveniente dal sistema di crediti ETS, in teoria destinato alla tutela ambientale. Il sistema prevede la possibilità di acquisto o scambio di quote di emissioni di CO2 in Europa, e si basa su aste per definire il valore di tali quote. 

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Dallo studio emerge un comportamento tutt’altro che virtuoso da parte dell’Italia, che si piazza ultima tra tutti gli Stati analizzati: “solo nel 2017 ha superato la soglia del 50% suggerita per la quota di compartecipazione alle entrate dell’asta” e la cui spesa per il clima in generale “è variata dal 69,8% nel 2017 all’11,5% nel 2019”,  una quota “significativamente inferiore alla media dell’Ue”.

Il rapporto mostra che nei 7 anni tra il 2013 e il 2020 il meccanismo delle aste di CO2 portato 6,3 miliardi nelle casse del nostro paese, ma di questi solo una parte residuale (il 36%) è stato effettivamente destinato ad azioni a tutela del clima. 

Molto meglio gli altri Paesi, al primo posto la Germania con il suo 100%, cui seguono Francia e Portogallo che stanno sopra il 90. Segue la Polonia, che utilizza il 52% dei proventi per politiche ambientali. 

Servono vincoli più stringenti sull’utilizzo delle quote

In generale, vige da parte di tutti gli Stati un medesimo comportamento: destinare parte di questi fondi al finanziamento delle fonti fossili, come gli incentivi all’acquisto di caldaie a gas che sono in vigore nel nostro Paese. 

Secondo le leggi italiane che hanno recepito la norma europea sulle aste di CO2, “il 50% dei ricavi aggiudicati all’asta è destinato ad essere assegnato rispettivamente al ministero dello Sviluppo economico (30%) e al ministero dell’Ambiente (70%)”. Il 50% non destinato invece è destinata interamente al MISE per ammortamento dei titoli di Stato, con un’assegnazione che avviene per decreto interministeriale annualmente confermato. 

Nel tentativo di bilanciare questa situazione, il documento propone di imporre che tutte le entrate siano utilizzate per azioni climatiche. 

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