Cingolani al Consiglio Ue sull’Ambiente, obiettivi resilienza clima dentro ripresa post-Covid

Il ministro della Transizione ecologica interviene parlando di Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e di rafforzamento dell’azione a livello internazionale. “Concordiamo sulla necessità di accelerare gli sforzi per sviluppare e implementare soluzioni basate sulla natura” che “consentono di raggiungere il ‘triplo dividendo’, ovvero “capacità di prevenire in futuro ulteriori perdite, di generare benefici economici, di apportare benefici sociali, ambientali e culturali”

resilienza cingolani
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di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Gli obiettivi di resilienza sul clima devono esser inseriti dentro le misure e gli interventi nella ripresa post-Covid. E’ questo il messaggio lanciato dal ministro della Transizione ecologica Roberto Cingolani nel corso del suo intervento al Consiglio Ambiente Ue, che si è svolto in modalità di video-conferenza, e dove si è parlato di Strategia di adattamento ai cambiamenti climatici e di rafforzamento dell’azione a livello internazionale.

“L’Italia accoglie positivamente l’intenzione della commissione Europea di lavorare in stretta collaborazione con gli Stati membri sull’attuazione della nuova Strategia per l’adattamento ai cambiamenti climatici – osserva Cingolani – siamo convinti che anche l’adattamento a livello locale ne trarrà beneficio. Siamo favorevoli all’idea di rafforzare l’azione internazionale in tema di adattamento, trattandosi di un argomento trasversale dell’azione esterna degli Stati membri, così come accade per l’agricoltura, il commercio e la sicurezza”.

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In base alla nuova Strategia europea – spiega il ministro della Transizione ecologica – “gli obiettivi di adattamento e di resilienza devono essere incorporati negli sforzi di ripresa dalla pandemia”. Ed è per questo che “concordiamo sulla necessità di accelerare gli sforzi per sviluppare e implementare soluzioni basate sulla natura che, oltre a ridurre i rischi climatici, siano in grado di cogliere tutte le potenzialità, nella ferma convinzione che l’adattamento non sia solo un costo, ma un investimento redditizio”. Al netto del fatto che dalla comunità scientifica arriva un “severo monito sulle conseguenze dei cambiamenti climatici”.

Il tema dell’adattamento sta assumendo un’importanza crescente – rileva ancora Cingolani – le soluzioni sono, nella maggior parte dei casi, ‘senza rimpianti’”, ‘no regrets’; e cioè “sono meritevoli di essere perseguite indipendentemente dall’evoluzione climatica effettiva, visti i molteplici benefici collaterali che ne derivano”. Ma soprattutto “le soluzioni basate sulla natura e le misure di prevenzione del rischio di catastrofi consentono il raggiungimento del cosiddetto ‘triplo dividendo‘ dell’adattamento”; ovvero “la capacità di prevenire in futuro ulteriori perdite umane, naturali e materiali, di generare benefici economici, riducendo i rischi, aumentando la produttività e stimolando l’innovazione, di apportare benefici sociali, ambientali e culturali”.

Un passaggio del suo intervento Cingolani lo ha dedicato al divario di know how: è “necessario colmare il divario di conoscenze sull’adattamento che esiste tra i diversi territori, come è attualmente in Italia tra le Regioni e tra i Comuni. In Italia il ministero della Transizione ecologica è impegnato a dare attuazione alla Strategia nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici attraverso il Piano nazionale per l’adattamento, adesso in fase di valutazione ambientale strategica. Siamo favorevoli all’idea di rafforzare l’azione internazionale in tema di adattamento, poiché si tratta di un ambito trasversale dell’azione esterna degli Stati membri, così come accade per l’agricoltura, il commercio e la sicurezza”.

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