Kerry alla Cina: sul clima dobbiamo essere alleati

Secondo Kerry senza cooperazione globale sul clima andiamo verso il “suicidio reciproco”. Washington rispolvera espressioni da Guerra Fredda per convincere Pechino che non è necessaria una nuova cortina di ferro. Almeno sulla politica climatica

Clima: Kerry, Stati Uniti e Cina devono collaborare
credits: US Department of State

L’appello dell’inviato USA sul clima a mettere da parte la rivalità sistemica

(Rinnovabili.it) – “Alleati, partner, rivali e persino avversari”: tutti devono lavorare insieme sul clima, senza screzi e colpi bassi. Parola di John Kerry, inviato speciale degli Stati Uniti per la diplomazia climatica. L’emissario del presidente Joe Biden è tornato a chiedere più collaborazione a livello globale sulla politica climatica, con un messaggio speciale rivolto alla Cina.

“Non è un mistero che Cina e Stati Uniti abbiano molte differenze. Ma sul clima, la cooperazione è l’unico modo per liberarsi dall’attuale patto mondiale di suicidio reciproco”, ha affermato Kerry dai Kew Gardens di Londra. “Suicidio reciproco” non è un’espressione neutra: richiama immediatamente la condizione della guerra fredda, quando Stati Uniti e Unione Sovietica minacciavano di distruggere il mondo con l’arma nucleare. L’appello di Kerry, quindi, è a non ripetere gli errori del passato. Sul clima, nessuna cortina di ferro è possibile.

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“Il presidente Biden e il presidente Xi hanno entrambi affermato inequivocabilmente che ciascuno coopererà sul clima nonostante altre differenze consequenziali. L’America ha bisogno che la Cina riesca a ridurre le emissioni. La Cina ha bisogno che l’America faccia lo stesso″, ha proseguito l’inviato americano. I risultati della Cop26 di Glasgow diranno se tra Washington e Pechino il clima può restare un’area di collaborazione, anche se su quasi tutti gli altri dossier internazionali sono rivali strategici.

Ma Kerry spiega che non ci sono alternative: rispettare Parigi è “essenzialmente impossibile” senza la Cina: “Semplicemente non c’è alternativa perché senza una riduzione sufficiente da parte della Cina, l’obiettivo di 1,5°C è essenzialmente impossibile. La partnership e la leadership della Cina su questo tema di straordinaria conseguenza internazionale è essenziale”.

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“Se la Cina si attiene al suo piano attuale e non raggiunge il picco delle sue emissioni fino al 2030, allora l’intero resto del mondo deve arrivare a zero entro il 2040 o addirittura nel 2035”, ha avvertito ancora il capo della diplomazia climatica americana, spronando Pechino ad accelerare i tempi. “Stiamo già assistendo a conseguenze drammatiche con 1,2°C di riscaldamento”, ha aggiunto riferendosi alle ondate di calore in Nord America e alle alluvioni in Europa. “Contemplare il raddoppio significa invitare alla catastrofe”, visto che con le politiche attuali il riscaldamento globale dovrebbe comunque raggiungere i +2,5-3°C.

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