Il consumo di risorse è il tallone d’Achille del Green Deal

La transizione ecologica richiederà ingenti quantità di metalli e terre rare per EV, pv e eolico. Gli obiettivi di economia circolare dell’UE non bastano, bisogna agire alla base del problema diminuendo il consumo di risorse pro capite. Questo finora è il punto cieco della legislazione europea. Il rapporto di EEB e Friends of the Earth

Consumo di risorse
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Bruxelles deve tagliare del 65% il consumo di risorse

(Rinnovabili.it) – Più che pensare a come rendere sostenibile le attività minerarie, Bruxelles dovrebbe mettersi di buzzo buono e tagliare drasticamente il consumo di risorse. Altrimenti, la transizione ecologica rischia di avere un costo esorbitante per l’ambiente dato il fabbisogno di metalli e terre rare necessarie per la mobilità elettrica, i pannelli fotovoltaici e le turbine eoliche.

Per evitare questa caporetto climatica, l’Unione europea deve ridurre il consumo di risorse partendo dalla radice: le attività di estrazione delle materie prime. E non di poco: per assicurarsi una torsione verde senza “code” di devastazioni ambientali, Bruxelles dovrebbe far calare del 65% l’estrazione di risorse naturali. Lo sostengono EEB e Friends of the Earth in un nuovo rapporto pubblicato oggi.

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Il problema è che già ora il consumo di risorse è a livelli di guardia. L’impronta europea sui materiali è di 14,5 tonnellate pro capite, cifra che riflette quanti combustibili fossili, biomassa, minerali metallici e non sono necessari per sostenere il nostro stile di vita (inclusi quelli incorporati nelle importazioni, che pesano per il 20% del totale). Numeri che si mangiano tra il 70 e il 97% dello “spazio operativo sicuro” sul fronte dell’estrazione di risorse, cioè quella quantità che viene considerata sostenibile perché non minaccia il funzionamento stabile dei sistemi biofisici del Pianeta.

E nei prossimi anni certi consumi schizzeranno alle stelle proprio per rendere possibile la transizione ecologica. A partire dal litio fondamentale per gli EV, la cui domanda secondo il rapporto potrebbe crescere anche del 6000% entro metà secolo. Il consumo di metalli da parte dell’UE è quello che dovrebbe impennarsi di più, con un aumento del valore pro capite del 63% entro il 2060.

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C’è poi una questione di solidarietà e giustizia climatica. L’UE rappresenta solo il 6 per cento della popolazione mondiale eppure consuma tra il 25 e il 30% di tutti i materiali metallici estratti nel mondo. A livello globale questa situazione si traduce negli 1,2 mld di persone più povere che consumano appena l’1% delle risorse globali, mentre il miliardo di persone più ricche ne divora il 72%.

Bruxelles finora ha preparato dei piani per la transizione che potenziano enormemente l’economia circolare, con tassi di riciclo altissimi per le materie più cruciali per la transizione e da raggiungere già entro pochi anni. Ma non basterà per impedire un impatto ambientale considerevole, spiega il rapporto. La soluzione? È una sola, modificare il sistema economico su cui ci siamo basati finora.

“Questi problemi dimostrano che la transizione verde deve essere utilizzata come un’opportunità per affrontare le cause profonde delle più ampie crisi climatiche e ambientali, un sistema economico che guida il consumo eccessivo e le disuguaglianze sociali in tutti i settori”, si legge nel rapporto. “Riconoscere che non possiamo uscire dalla crisi climatica con più attività mineraria significa che dobbiamo fermare la frenesia della crescita”, puntualizza Diego Marin di EEB. “È come se le politiche attuali guidassero un autobus verso il bordo di una scogliera e i passeggeri discutessero sul fatto che l’autobus debba funzionare con elettricità o combustibili fossili, quando la domanda più urgente che dovremmo porci è soprattutto come possiamo impedire all’autobus di precipitare giù dalla scogliera”.

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