Nuovo contenzioso climatico, anche la Spagna finisce in tribunale

Una coalizione di 5 associazioni, tra cui Greenpeace e il ramo spagnolo dei Fridays for Future, contesta a Madrid poca ambizione nel PNIEC. E guarda ai successi ottenuti dai tedeschi nel cambiare la politica climatica del loro paese

Contenzioso climatico: anche la Spagna in tribunale per il PNIEC
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Il contenzioso climatico approda alla Corte suprema spagnola

(Rinnovabili.it) – Poco ambiziosa, non in linea con gli obiettivi europei, e non abbastanza per proteggere i diritti delle generazioni future. Per queste ragioni la legge sul clima della Spagna, appena approvata a maggio, finisce in tribunale di fronte alla Corte suprema insieme al PNIEC di Madrid. Dietro il contenzioso climatico una coalizione di 5 associazioni della società civile e Ong, tra cui il movimento spagnolo dei Fridays for Future e Greenpeace.

“Oggi abbiamo compiuto un altro passo nella lotta ai cambiamenti climatici: abbiamo portato in tribunale il PNIEC per ridurre le emissioni di gas serra nel prossimo decennio, per la sua mancanza di ambizione di combattere efficacemente il cambiamento climatico, in conformità impegno assunto nell’accordo di Parigi e con la migliore scienza disponibile”, scrivono i promotori della coalizione.

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Una mossa che guarda a cosa succede altrove in Europa. Soprattutto alla Germania, dove proprio un contenzioso climatico ha innescato una revisione degli obiettivi di Berlino. Ci sono voluti meno di 10 giorni per il governo guidato da Angela Merkel per alzare di 10 punti percentuali l’obiettivo di taglio delle emissioni al 2030. A fine aprile la sentenza della Corte costituzionale suprema tedesca che condannava l’esecutivo per non aver protetto le generazioni future. La prima settimana di maggio il nuovo target: -65% di emissioni entro fine decennio. Ma gli attivisti spagnoli guardano anche al precedente di Shell, condannata da poco da un tribunale ad alzare il suo obiettivo di riduzione delle emissioni a -45% entro il 2030.

Non solo Madrid ha presentato il piano in ritardo: “la cosa più deludente è stata verificare che, come la Legge sul clima recentemente approvata, il PNIEC stabilisce un obiettivo di riduzione del 23% delle emissioni entro il 2030, quando la raccomandazione scientifica è che vengano ridotte di almeno il 55% (7,6% all’anno in questo decennio), per avere una possibilità di non superare la temperatura di 1,5°C”, continuano gli attivisti. Madrid non fa abbastanza, restando indietro rispetto al resto dell’Europa e delle decisioni prese nei più recenti vertici internazionali: “Anche l’UE ha rivisto il suo obiettivo di riduzione delle emissioni globali per il 2030, dal 40% al 55%, e i leader del G7, al loro recente vertice in Inghilterra, hanno accolto la raccomandazione della comunità scientifica di dimezzare le emissioni globali decennio”.

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