Il 3° inquinatore mondiale va alla COP26 di Glasgow con delle promesse zoppe

Il Cremlino sta valutando la bozza di provvedimento che fissa i nuovi target sul clima per il paese. Manca una data certa per la neutralità climatica e si punta al -79% di gas serra entro il 2050 (ma sui livelli del 2019), mentre il Cremlino vuole sfruttare al massimo le foreste come carbon offset

cop26 di glasgow
Foto di Michael Siebert da Pixabay

La Russia si prepara alla COP26 di Glasgow con nuovi obiettivi climatici

(Rinnovabili.it) – Dopo aver tuonato per mesi contro l’avventatezza dell’Europa, rea di adottare politiche climatiche troppo ambiziose che la possono destabilizzare, al presidente russo Putin sta per scivolare la penna sul documento che imposta i nuovi obiettivi climatici del suo paese. Così anche il terzo inquinatore mondiale – il quarto, se si considera l’Unione Europea come un blocco solo – si prepara alla COP26 di Glasgow esibendo le sue credenziali verdi.

“Ci vuole un passaggio equilibrato”, sottolineava Putin qualche giorno fa commentando la necessità di avviare la transizione ecologica in patria. Equilibrio, per un paese così dipendente dalle fossili come la Russia, significa procedere con il freno a mano tirato sulla decarbonizzazione. D’altronde i combustibili fossili pesano per circa 2/3 delle esportazioni russe e la struttura di potere che siede all’ombra del Cremlino, gli oligarchi, spesso e volentieri basano i loro imperi economici su gas, petrolio e acciaio.

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Quali sono, dunque, i nuovi impegni climatici della Russia? La bozza di documento che i piani alti del Cremlino stanno valutando non fissa nessuna data per la neutralità climatica. L’UE come molti altri paesi l’ha fissata al 2050 – peraltro con una legge vincolante – mentre la Cina la raggiungerà nel 2060. La Russia si smarca su questo punto, anche se c’è da scommettere che alla COP26 di Glasgow potrebbe tirare fuori dal cilindro proprio una data certa, come contentino per i paesi più ambiziosi.

L’obiettivo sul clima, invece, riguarda la riduzione delle emissioni di gas serra del 79% entro la metà del secolo, ma rispetto ai livelli del 2019: i più alti in assoluto prima del tonfo dovuto alla pandemia. Ben poche le indicazioni su quali sarebbero le priorità dell’agenda climatica della Russia. Un indizio però c’è, e la dice lunga su quanto “equilibrio” Putin abbia iniettato nella sua politica per il clima: il -79%, dice il documento, sarà raggiunto anche grazie al contributo delle foreste del paese in termini di emissioni negative. Valorizzare la Siberia trasformandola in un paradiso dei carbon offset, insomma. E intanto toccare il meno possibile l’industria e le altre fonti di gas serra.

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(lm)

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