La delegazione più numerosa alla COP26? Quella di Big Oil

Chi promuove gli interessi delle compagnie energetiche è il doppio dei delegati delle comunità indigene e più degli inviati delle 8 nazioni che soffrono di più l’impatto del cambiamento climatico messe insieme

COP26: i lobbisti di Big Oil sono la delegazione più numerosa
crediti: UK COP26 CC BY-NC-ND 2.0 via Flickr

Uno squadrone di 503 lobbisti di aziende oil & gas è alla COP26

(Rinnovabili.it) – La delegazione più rappresentata alla COP26 di Glasgow? Non è quella dei padroni di casi, i britannici. Neppure quella italiana, che insieme a Londra co-organizza il vertice sul clima di quest’anno. Il gruppo più nutrito non è neppure quello degli Stati Uniti, che pure stanno facendo di tutto per far passare il messaggio che l’America is back, Trump va dimenticato, Washington è di nuovo saldamente dentro l’accordo di Parigi. A dirla tutta, la delegazione più folta non ha nemmeno una bandiera a rappresentarla perché non è uno Stato: è quella dei lobbisti di Big Oil.

Sono 503 i lobbisti sguinzagliati alla COP26 dalle grandi multinazionali del petrolio e del gas. Uno squadrone d’assalto che fa impallidire la forza diplomatica schierata da Londra, “appena” 230 delegati registrati ufficialmente. E lascia a qualche distanza anche la delegazione del Brasile, la più numerosa, con 479 accreditati.

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I conti li fanno Corporate Europe Observatory, Global Witness e Glasgow Calls Out Polluters in un dossier pubblicato oggi, con l’ultima settimana di negoziati della COP26 in partenza. Settimana decisiva, in cui si discuteranno molti degli argomenti che più stanno a cuore a Big Oil: promuovere i meccanismi compensativi e un mercato globale del carbonio come vie maestre per risolvere la crisi climatica. Strade che permettono di non tagliare in modo sostanzioso le emissioni.

Non tutti sono lobbisti ufficiali: alcuni sono parte integrante di delegazioni statali ma hanno stretti legami con l’industria fossile e il dossier assume che non possano ignorare gli interessi delle grandi compagnie energetiche. Compagnie che sono più che ben rappresentate: in tutto, un centinaio di aziende hanno qualcuno che cammina per i corridoi della COP26. Anche se il vertice sul clima aveva messo le fossili alla porta rifiutandone le sponsorizzazioni, le ha poi fatte rientrare dalla finestra con generose distribuzioni di badge.

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“La portata della sfida che ci aspetta significa che non c’è tempo per essere sviati dal greenwashing o da promesse aziendali senza senso che non sono accompagnate da risultati”, ha commentato Murray Worthy, Gas Campaign Leader di Global Witness. Gli fa eco Pascoe Sabido, ricercatore e attivista del Corporate Europe Observatory: “La COP26 viene venduta come il luogo per aumentare le ambizioni, ma è piena di lobbisti dei combustibili fossili la cui unica ambizione è quella di rimanere in affari. Shell e BP sono all’interno di questi colloqui nonostante abbiano ammesso apertamente di aver aumentato la loro produzione di gas fossile. Se vogliamo seriamente aumentare le ambizioni, allora i lobbisti dei combustibili fossili dovrebbero essere esclusi dai colloqui”. (lm)

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