Perché 1.500 ong chiedono di posticipare la COP26 sul clima

La società civile chiedeva un vertice “normale”, inclusivo e sicuro. Ma la campagna vaccinale va a rilento e le condizioni imposte dalla pandemia rischiano di impedire a molte delegazioni dei paesi in via di sviluppo di partecipare

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Il Covid-19 è la cartina tornasole delle diseguaglianze globali, anche alla COP26

(Rinnovabili.it) – Non potrà essere una COP26 normale, inclusiva, sicura. A pagare il prezzo più alto sarebbero i delegati dei paesi più vulnerabili. Più colpiti dal clima, ma zittiti a un vertice internazionale dove rischiano di non riuscire a prendere la parola. La soluzione è una sola: rinviare l’appuntamento internazionale sul clima. La richiesta arriva da 1.500 organizzazioni della società civile, tra cui alcuni “pezzi grossi” come Greenpeace e Cimate Action Network.

Tre i punti dolenti che sottolineano gli attivisti. L’accesso ai vaccini non è uguale per tutti. In Europa viaggiamo verso il 70% di popolazione maggiorenne con due dosi. In altre regioni non è così. In Africa, in diversi paesi, non si arriva al 5%. E anche se la vaccinazione non è formalmente obbligatoria per partecipare alla COP26, lavorare due settimane insieme ad altre 20mila persone senza la protezione del vaccino non è sicuro.

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Per qualche delegazione è anche difficile arrivare fisicamente a Glasgow. I voli per la Scozia in teoria ci sono, peccato che la Gran Bretagna in epoca Covid-19 abbia la sua lista rossa di paesi considerati ad alto rischio. Una lista lunga 62 paesi, tutti in via di sviluppo secondo i criteri Onu. Cioè quelli che fanno più fatica a farsi sentire ai vertici internazionali anche in condizioni normali.

Londra ha fissato le sue regole. Chi arriva da questi paesi deve fare una quarantena di 10 giorni se non ha finito il ciclo di vaccino, 5 giorni se ha la doppia dose. Ma dove alloggiare? E a spese di chi? In alberghi Covid, sempre in teoria. Chi paga, però, è la delegazione e non l’ospite. Risultato? Molti paesi già faticano a pagare il prezzo del volo per Glasgow, non possono sostenere una spesa aggiuntiva del genere. Anche qui, a fare le spese della quarantena sarebbero i più vulnerabili, ad esempio i gruppi indigeni ma anche molti paesi africani, asiatici e sudamericani. (Poche ore dopo la dichiarazione delle ong, Londra ha fatto sapere che si sobbarcherà tutte le spese di alloggio per chi deve sottoporsi a quarantena).

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“C’è sempre stato uno squilibrio di potere intrinseco all’interno dei colloqui sul clima delle Nazioni Unite e questo è ora aggravato dalla crisi sanitaria. Considerando l’attuale calendario della COP26, è difficile immaginare che possa esserci una partecipazione equa da parte del Sud del mondo in condizioni di sicurezza e dovrebbe quindi essere posticipata fino a quando non sarà possibile”, ha affermato Tasneem Essop, direttore esecutivo di Climate Action Network. “Questo problema della partecipazione alla COP26 è un microcosmo dei più ampi modelli di ingiustizia ed esclusione globali”.

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