Crimini ambientali in Amazzonia, il Perù schiacciato da trafficanti e corruzione

Nel rapporto “The roots of environmental crime in the Peruvian Amazon”, preparato dall’ong Amazon Conservation Association, l’identikit dei responsabili di deforestazione, estrazione illegale di oro, traffico di fauna selvatica. Un sistema in cui i network criminali fanno anche gli interessi delle grandi corporation

Crimini ambientali: chi c’è dietro la distruzione dell’Amazzonia peruviana?
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Il progetto MAAP monitora lo stato dei crimini ambientali nella foresta tropicale

(Rinnovabili.it) – Nel 2010 il ministro dell’ambiente del Perù prevedeva di azzerare la deforestazione entro il 2021. Oggi, il Perù è alle prese con i più alti livelli di logging della sua storia: nel 2020 sono spariti più di 200.000 ettari di foresta, il 37% in più rispetto all’anno precedente. Una delle ragioni che spiega questi numeri è il crescente interesse delle organizzazioni criminali sudamericane per business come il disboscamento, l’estrazione illegale di oro e altri minerali, e il traffico gli animali selvatici. I crimini ambientali sono un modo – molto redditizio – per diversificare rispetto al nocciolo duro composto da traffico di droga, armi e tratta di esseri umani.

A raccontare la parabola calante della protezione ambientale in Perù è il rapporto “The roots of environmental crime in the Peruvian Amazon”, preparato dall’ong Amazon Conservation Association nell’ambito del progetto Monitoring of the Andean Amazon Project. Uno sguardo attento su una regione centrale per la diversità biologica della regione. L’Amazzonia peruviana, infatti, è un’area enorme, grande quanto l’Ucraina, e ospita una buona fetta della biodiversità della foresta pluviale anche grazie alla ricchezza e varietà di ecosistemi e microclimi nella zona di transizione fra Ande e foresta pianeggiante.

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“I principali attori dei crimini ambientali nell’Amazzonia peruviana possono essere suddivisi in tre categorie”, spiega il dossier. “In cima alla scala ci sono gli attori legali, come le autorità statali corrotte o le società legalmente registrate, che facilitano i crimini ambientali” attraverso una fitta rete di rapporti di corruzione. “Sotto di loro ci sono vari tipi di reti criminali imprenditoriali piccole e grandi che contribuiscono a finanziare e orchestrare questi crimini. Al gradino più basso si trova la forza lavoro che svolge mansioni di basso livello, come tagliare alberi, setacciare l’oro o cacciare di frodo gli animali”.

La deforestazione è trainata soprattutto dall’espansione dell’agricoltura, in cui i network criminali si infiltrano acquisendo terre a prezzi favorevoli grazie a funzionari corrotti, che vengono poi rivendute con guadagno o usate per la produzione agricola. Ma altri driver importanti sono la produzione di droga – piantagioni di cocaina, principalmente –, il traffico di legname, quello di fauna selvatica, e le miniere illegali. Quest’ultima è una piaga di proporzioni notevoli. Solo nel distretto di Madre de Dios, nel sud, sono almeno 180 le tonnellate di mercurio – usato per l’estrazione dell’oro – che ogni anno vengono sversate nell’ambiente. In questa regione, tra 2009 e 2017 le miniere illegali hanno cancellato quasi 70mila ettari di foresta.

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