Crisi energetica: gli italiani hanno paura e diventano meno green

Secondo un sondaggio del Censis, 3 italiani su 4 pensano che si debba cambiare strada se la transizione energetica porta all’aumento dei prezzi di energia, beni e servizi

Efficienza energetica 2020
Foto di Pexels da Pixabay

8 italiani su 10 temono il climate change

(Rinnovabili.it) – Meno CO2, più rinnovabili e una transizione energetica veloce e ordinata? Sì, ma non a tutti i costi. Se cambiare il modo in cui produciamo e consumiamo fa aumentare i prezzi dell’energia, dei beni e dei servizi, allora bisogna provare altre strade. La pensano così quasi 3 italiani su 4, spaventati dalla crisi energetica che sta facendo impennare da mesi i prezzi al MWh e si riflette con stangate pesanti anche sulle bollette di luce e gas. Se il prezzo unico nazionale (PUN) infrange record su record da ottobre, il caro bollette potrebbe pesare fino a 1.200 euro a famiglia nel 2022.

Questo non vuol dire che gli italiani hanno smesso di preoccuparsi del cambiamento climatico. Tutt’altro. Il 79,9% degli italiani ha paura del climate change, in particolare dell’aumento sopra 1,5 gradi della temperatura della Terra. La percentuale arriva all’83,8% nel Nord-Est e all’82,7% tra le donne. Ma più del clima bollente, spaventa il portafogli vuoto. È quanto emerge dell’Osservatorio sulla sostenibilità realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’associazione italiana delle società di gestione del risparmio.

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“La paura del cambiamento climatico non basta a far passare scelte che riducano il benessere individuale”, sintetizza il Censis. Convivono quindi due anime, che la crisi energetica sta facendo andare in corto circuito. I combustili fossili “sono maledetti in via di principio”, continua il Censis, tuttavia “non piacciono le alternative che generano una inflazione a trazione green”.

Dal sondaggio emerge poi un dato che non è semplice interpretare. Il 44% degli italiani si dice contrario a pratiche all’insegna della sostenibilità che determinino ulteriori iniquità sociali. Per farlo “parlare” bisognerebbe scavare più a fondo e indagare quanto pesa il timore della crisi energetica per la propria condizione, quanto cioè il giudizio guarda principalmente all’esperienza personale, e quanto invece abbia un respiro più ampio e sottintenda la volontà di non lasciare nessuno indietro.

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