Diamo una chance alla decrescita per salvare il clima

Uno studio dell’università di Sidney e del Politecnico di Zurigo mette a confronto gli scenari classici dell’IPCC con un’alternativa che non è basata sul mantra della crescita del PIL a tutti i costi. Risultato: la decrescita è la via con meno incertezze

Decrescita: lo scenario migliore per centrare gli obiettivi sul clima
Foto di Robert Oertel da Pixabay

I modelli climatici dell’IPCC escludono la decrescita e puntano tutto sulla tecnologia

(Rinnovabili.it) – I modelli climatici più usati fanno affidamento sulla tecnologia per sostenere la crescita economica. Il punto di riferimento internazionale sul clima, il Panel intergovernativo dell’ONU sui cambiamenti climatici (IPCC), incorpora nei suoi scenari il presupposto dell’inevitabilità della crescita. Niente crescita, niente transizione ecologica e catastrofe climatica assicurata, è il messaggio di fondo (e l’assunto di base). Un nuovo studio pubblicato su Nature Communications mette in dubbio questo assunto e spiega che la strada più conveniente, in realtà, è quella della decrescita.

La definizione di decrescita utilizzata dai ricercatori è una diminuzione del consumo di energia e di materia a parità di livello di benessere. Secondo l’Università di Sydney e il Politecnico di Zurigo, è possibile una via alternativa agli scenari dipinti dall’IPCC, che sono troppo “monotematici”. Lo studio infatti dimostra che combinando cambiamenti sociali di vasta portata, incentrati sulla sufficienza, e dei miglioramenti tecnologici, l’obiettivo di emissioni nette zero di carbonio può essere raggiunto più facilmente.

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Il fuoco polemico è diretto contro i modelli di valutazione integrata economia-clima, che costitutivamente non prevedono l’opzione decrescita. Per questa ragione, sostiene lo studio, gli scenari IPCC prevedono tutti, necessariamente, l’applicazione su vasta scala di tecnologie innovative, come quelle per la cattura e lo stoccaggio della CO2, per restare entro i valori di riscaldamento globale pattuiti a Parigi nel 2015.

L’azione climatica invece darebbe più frutti se nell’equazione si inserisce una crescita zero o negativa dello 0,5%, in particolare per il cosiddetto Nord del mondo (quello che consuma la quota maggiore di energia e risorse).

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“L’eccessivo affidamento sulla rimozione di anidride carbonica senza precedenti e sui guadagni in termini di efficienza energetica significa che rischiamo un cambiamento climatico catastrofico se uno dei presupposti non si concretizza”, avverte Lorenz Keyßer del Politecnico di Zurigo. ”Inoltre, la rimozione dell’anidride carbonica mostra un alto potenziale di gravi effetti collaterali, ad esempio per la biodiversità e la sicurezza alimentare, se eseguita utilizzando la biomassa. Rimane quindi una scommessa rischiosa”.

Come dev’essere fatta questa decrescita? Secondo lo studio, gli elementi chiave che permetterebbero di raggiungere in sicurezza gli obiettivi sul clima sono tre: settimana lavorativa più breve (che produce meno disoccupazione mentre aumenta la produttività), istituzione di servizi di base universali (al di là del reddito, lo studio cita sanità, cibo, trasporti), limiti massimi al reddito e alla ricchezza. Sono i capisaldi dello scenario “Decent Living Energy” elaborato dalla ricerca, che assume livelli di qualità della vita decenti per tutti al minor “costo” di energia possibile. Scenario il cui elemento più importante, spiegano gli autori, è il fatto che non richiede un’accelerazione nelle rinnovabili rispetto al business-as-usual e che prevede solo una quota molto minoritaria di tecnologie per le emissioni negative.

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