Effort Sharing Regulation, una multa per i paesi che sgarrano?

“Se decidiamo di correre una maratona insieme, non va bene che tu corra 2 km e io 40 km”. Sintetizza così la ratio del provvedimento la rapporteur in quota PPE Jessica Polfjard. Previste multe per chi sfora i target sui tagli emissivi e l’obbligo di avere politiche nazionali in linea con net-zero. Finora, alcuni paesi hanno sperato di scaricare parte del peso dei tagli sui paesi più virtuosi

emissioni di CO2
Foto di Gerd Altmann da Pixabay

L’Effort Sharing Regulation copre tutte le emissioni non-ETS

(Rinnovabili.it) – La transizione ecologica dell’Europa non ha tempo per i giochi di prestigio con gli obiettivi nazionali sulle emissioni. Ciascuno deve fare la sua parte in linea con il target comunitario. Chi sgarra deve renderne conto. E pagare una multa. È il nocciolo della proposta di modifica all’Effort Sharing Regulation preparata in questi giorni dall’Europarlamento, che stravolge molti passaggi del testo presentato il 14 luglio scorso dalla Commissione all’interno del pacchetto Fit for 55. Il regolamento ESR sulla condivisione degli sforzi copre tutte le emissioni non contemplate nell’ETS e prevede obiettivi differenziati in base al PIL di ciascun paese.

“Se decidiamo di correre una maratona insieme, non va bene che tu corra 2 km e io 40 km”. Sintetizza così la ratio del provvedimento la rapporteur in quota PPE Jessica Polfjard. Entro il 2026 ogni paese membro deve presentare a Bruxelles un piano dettagliato sul percorso verso emissioni nette zero. A quel punto l’UE suggerirà alcune modifiche legislative per raggiungere il target. È tutt’altro che una mossa neutrale, questa: infatti scardina una parte dell’impianto dell’Effort Sharing Regulation proposto dalla Commissione.

Leggi anche Regolamento ESR, il ‘tesoretto Covid’ darà il colpo di grazia al Green Deal

Quella versione infatti lascia ampia discrezionalità ai paesi. Tanto che non c’è l’obbligo di implementare politiche che portino davvero verso il -55% di emissioni di CO2 rispetto ai livelli del 1990 né verso l’orizzonte net-zero. E non stupisce che alcuni paesi, come la Polonia, ne vogliano approfittare per correre di meno sul taglio delle emissioni e far sobbarcare il peso maggior ad altri, ai paesi virtuosi.

L’idea di Polfjard è di multare i paesi che sforano gli obiettivi nazionali prefissati. La sanzione sarebbe calcolata sulla base del valore delle quote dell’ETS, nella misura di 1,25 volte il costo medio di una tonnellata di CO2 negli ultimi 3 anni. Inoltre, il ritardatario dovrebbe presentare a Bruxelles un piano di rientro.

Leggi anche Emissioni di gas serra, l’Italia del 2021 segna +4,8%

Articolo precedenteTrivelle in Adriatico, l’UE chiede più attenzione all’impatto ambientale
Articolo successivoValutazione ambientale rinnovabili, ecco la Commissione Tecnica PNRR PNIEC

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui