L’ONU dichiara guerra alle emissioni di metano

Entro il 2030 è possibile dimezzarle. Tre i settori su cui agire: industria fossile, agricoltura e allevamenti, gestione dei rifiuti. Con questi sforzi si riporterebbe il Pianeta in linea con la traiettoria per rispettare l’accordo di Parigi sul clima

Emissioni di metano: l’ONU presenta il Global Methane Assessment
credits: UNEP

Le emissioni di metano sono responsabili del 30% del riscaldamento globale

(Rinnovabili.it) – La lotta al riscaldamento globale ha un passaggio obbligato: tagliare le emissioni di metano. Sono state responsabili del 30% del global warming nel 2020, anno della pandemia in cui si è registrato un boom di questo gas climalterante. E con la tecnologia che abbiamo già a disposizione sarebbe possibile addirittura dimezzarle da qui al 2030. Con questo sforzo il Pianeta sarebbe in linea con gli impegni presi con l’accordo di Parigi sul clima. La traiettoria tornerebbe vicino a quella suggerita per contenere l’aumento della temperatura globale entro gli 1,5°C e taglierebbe 0,3°C di riscaldamento globale.

Con questi suggerimenti l’ONU traccia la rotta per combattere le emissioni di metano e modellare le politiche climatiche del decennio appena iniziato. L’analisi delle opzioni per tagliare le emissioni di questo gas serra con un potere climalterante 84 volte superiore a quello della CO2 nei primi 20 anni in cui resta in atmosfera è svolta nel report Global Methane Assessment preparato dall’UNEP, l’Agenzia dell’ONU per la protezione ambientale, insieme alla Climate and Clean Air Coalition (CCAC).

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“Il taglio delle emissioni di metano è la leva più potente che abbiamo per rallentare il cambiamento climatico nei prossimi 25 anni e completa gli sforzi necessari per ridurre l’anidride carbonica. I vantaggi per la società, le economie e l’ambiente sono numerosi e superano di gran lunga i costi”, introduce Inger Andersen, direttrice esecutiva dell’UNEP.

Il rapporto accompagna questi obiettivi con una serie di suggerimenti dettagliati sugli ambiti dove si può agire subito e bene. Le priorità sono tre: il settore dell’oil&gas è quello principale, com’è scontato che sia, ma l’ONU punta i riflettori anche sull’allevamento e l’agricoltura, e sulla gestione dei rifiuti.

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“Più della metà delle emissioni globali di metano derivano dalle attività umane in tre settori: combustibili fossili (35% delle emissioni causate dall’uomo), rifiuti (20%) e agricoltura (40%)”, calcola il rapporto, che prosegue con una distinta delle quote emissive per ciascun settore. “Nel settore dei combustibili fossili, l’estrazione, la lavorazione e la distribuzione di petrolio e gas rappresentano il 23% e l’estrazione del carbone rappresenta il 12% delle emissioni. Nel settore dei rifiuti, le discariche e le acque reflue costituiscono circa il 20% delle emissioni antropiche globali. Nel settore agricolo, le emissioni di bestiame da letame e fermentazione enterica rappresentano circa il 32% e la coltivazione del riso l’8% delle emissioni antropiche globali”.

Gli autori del dossier ONU aggiungono una valutazione di quali interventi hanno più potenziale di incidere sul taglio delle emissioni di metano in ciascuna regione. Per il Medio Oriente, la Russia e gli Stati Uniti è il comparto oil&gas. Per l’Europa, invece, il potenziale più alto è nella gestione dei rifiuti, esattamente come per l’India. Bruxelles accoglie con favore i risultati del rapporto ONU, ma la Commissaria all’Energia Kadri Simson sembra restringere il campo degli interventi prioritari al solo settore energetico: “La Commissione Europea adotterà proposte legislative entro la fine dell’anno per rendere obbligatorie misure, relazioni e verifiche per tutte le emissioni di metano legate all’energia, oltre a misure più ampie per decarbonizzare il settore del gas”, ha dichiarato in una nota.

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