Emissioni nette zero? L’India dice no e chiede 2.500 mld

Il paese asiatico resiste alle pressioni e invita a cambiare prospettiva: non serve una data certa per ogni paese, conta di più quanta CO2 viene emessa nel frattempo. E punta il dito contro le emissioni previste di USA (92 Gt), UE (62 Gt) e Cina (450 Gt)

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Foto di DARSHAK PANDYA da Pixabay

Nuova Delhi rifiuta una data certa per emissioni nette zero

(Rinnovabili.it) – L’India non fisserà una data in cui prevede di raggiungere la neutralità climatica. L’obiettivo emissioni nette zero “non è una soluzione in sé alla crisi climatica”, ha molto più senso guardare cosa succede durante il percorso verso net zero. Lo ha affermato il segretario all’Ambiente indiano Rameshwar Prasad Gupta a pochi giorni dall’inizio della COP26 di Glasgow.

Alla fine Nuova Delhi ha resistito alle pressioni internazionali, soprattutto a quelle americane. L’inviato speciale per il clima di Biden, John Kerry, era atterrato in India a metà settembre per convincere il presidente Narendra Modi a unirsi alla lista di paesi che hanno fissato una data in cui raggiungere emissioni nette zero. Il tutto prima del via al vertice sul clima in Scozia per creare un “effetto traino” e avere più chances di siglare buoni accordi.

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Con questo “gran rifiuto”, l’India si candida a guidare il gruppo molto nutrito di paesi in via di sviluppo che non vogliono pagare troppo per i danni al clima provocati soprattutto dai paesi ricchi, responsabili della fetta più grande delle emissioni storiche. L’India è il terzo inquinatore al mondo ma è responsabile solo del 4% delle emissioni storiche, da metà 1800 a oggi. È una posizione che anche la Cina accarezza ciclicamente, ma Pechino sta dimostrando una politica climatica decisamente più solida di quella dell’altro grande paese asiatico.

Cosa intende l’India, che finora ha promesso di tagliare l’intensità energetica per unità di pil del 30-35% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, con dare più importanza al percorso? “È più importante la quantità di carbonio che si immette nell’atmosfera prima di raggiungere emissioni nette zero”, ha spiegato Gupta in una conferenza stampa prima di dare qualche numero. Anche se hanno fissato date per la neutralità climatica, gli USA emetteranno ancora 92 Gt di CO2 prima del 2050 e l’UE 62 Gt, mentre Pechino entro il 2060 potrebbe emettere ancora qualcosa come 450 Gt di CO2.

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Dichiarazioni che lasciano intendere quanto poco l’India sia disposta a cedere su alcune sue linee rosse, a partire dall’abbandono graduale del carbone di cui è il secondo consumatore al mondo, al vertice sul clima di Glasgow. Eppure, secondo un dossier recente di CSEP, potrebbe mettere un tetto al carbone già fra 10 anni senza scossoni sociali o economici. Ad ogni modo, per aumentare il suo impegno climatico, Nuova Delhi vuole supporto finanziario – molto più di quanto ricevuto finora – e accesso agevolato a nuove tecnologie, due elementi che tornerebbero molto utili per l’economia e la competitività del paese ben al di là della sola politica sul clima.

Secondo un documento preparato dal ministero delle Finanze indiano, il costo della transizione fino al 2030 sarebbe di 2.500 mld di dollari. Ed è queste cifre che l’India metterà sul tavolo a Glasgow, facendo intravedere in cambio nuovi obiettivi più ambiziosi. (lm)

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