La finanza regala 250 mld in 7 anni a chi distrugge le foreste tropicali

Un rapporto della coalizione di Ong Forest & Finance calcola che solo nell’ultimo anno i flussi di denaro verso le aziende che trattano merci considerate a rischio deforestazione sono cresciuti del 60%

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I 200 maggiori attori finanziari hanno politiche “pericolosamente inadeguate” sulla tutela delle foreste tropicali

(Rinnovabili.it) – Tra 2016 e 2022, i gruppi indonesiani Sinar Mas e Royal Golden Eagle (RGE) hanno ricevuto investimenti per quasi 23 mld di dollari. Cioè il 95% di tutto il denaro garantito dalle banche al settore della polpa cartaria, il semilavorato da cui si ricava la carta, di cui l’Indonesia è uno dei maggiori produttori al mondo con il 16% dell’export globale. Finanziamenti che hanno continuato ad arrivare nonostante i due gruppi abbiano politiche del tutto insufficienti su tutela degli ecosistemi e rapporto con le comunità locali. E stiano distruggendo sistematicamente le foreste tropicali. Sinar Mas, ad esempio, espande le sue piantagioni su torbiere drenate ed è accusata di aver usato violenza e intimidazioni contro le popolazioni della regione.

Quello indonesiano non è un caso isolato. Le maggiori istituzioni finanziarie al mondo stanno continuando a garantire investimenti a quelle aziende che sono ad alto rischio di danneggiare le foreste tropicali, senza vincolarli a miglioramenti nelle politiche ambientali, nella trasparenza, nel sistema di governance, nelle politiche sociali per il territorio in cui operano. Anzi, la tendenza è in aumento. Tra 2020 e 2021, il flusso di capitali è aumentato del 60%, arrivando a 47 mld solo l’anno scorso. Dal 2015 a oggi, il totale del denaro mobilitato è 267 mld.

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I dati li presenta un rapporto di Forest & Finance, una coalizione di Ong come Rainforest Action Network, Amazon Watch, Reporter Brasil, Friends of the Earth US attive nel monitoraggio delle foreste tropicali. Da cui emerge un giudizio netto: banche e grandi investitori hanno delle politiche “pericolosamente inadeguate” per le merci a rischio deforestazione. La valutazione sugli standard ESG dei 200 maggiori attori finanziari parla chiaro, il punteggio medio è 1,6 su 10 e il 59% degli enti sondati è sotto l’1. Solo in 3 riescono a superare la soglia dei 7 punti.

“È ormai assodato che le due crisi del cambiamento climatico e della perdita di biodiversità rappresentano una minaccia generazionale e su scala planetaria, eppure le istituzioni finanziarie mondiali stanno aumentando i prestiti proprio alle industrie che stanno portando l’umanità sull’orlo del baratro”, dichiara Tom Picken, membro fondatore della Forests & Finance Coalition. “Quest’ultima valutazione mostra come le grandi banche e gli investitori istituzionali siano ciechi di fronte all’urgenza del momento e le politiche del settore finanziario rimangano pericolosamente inadeguate”.

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