Fuoriuscite di gas dall’Ivana D, la piattaforma scomparsa nell’Alto Adriatico

La piattaforma è di proprietà della croata INA e dell’ungherese MOL. Che da oltre 1 anno e mezzo non stanno facendo nulla per mettere in sicurezza l’impianto, collassato a dicembre 2020 durante una tempesta

Pitesai: il MiTE approva il piano per le aree idonee alle trivelle

Un video subacqueo dell’ong mostra fuoriuscite di gas dai tubi dell’impianto

(Rinnovabili.it) – La piattaforma di gas offshore Ivana D è abbandonata ma continua a generare fuoriuscite di gas nell’alto Adriatico. Senza che nessuna delle due aziende responsabili dell’impianto, la croata INA e l’ungherese MOL, faccia nulla per rimediare. È la denuncia della sede di Zagabria di Greenpeace, che nei giorni scorsi avrebbe ottenuto prove dirette del leak di gas.

L’ong ha inviato una squadra di sommozzatori nei pressi dell’Ivana D, che si trova 50 km a nord-ovest di Pola. O meglio, si trovava: nel 2020, infatti, durante una violenta tempesta, l’impianto è collassato sul fondale marino. All’epoca, l’INA aveva assicurato che non ci sarebbe stato alcun danno per l’ambiente visto che il sistema di shut down di emergenza era entrato correttamente in funzione.

Leggi anche Approvato il Pitesai, in Italia tornano le trivelle

Greenpeace è di un altro avviso. Nel filmato subacqueo registrato dagli attivisti si vedono chiaramente delle bolle provenire dai tubi arrugginiti della piattaforma. Greenpeace non ha potuto verificare le sostanze che compongono le bolle, ma c’è una probabilità molto alta che si tratti di fuoriuscite di gas.

“Oggi abbiamo l’opportunità di vedere come una certa fuga di gas esista in quel luogo, e sarebbe logico concludere che potrebbe trattarsi di una fuga di metano. Chiediamo che si indaghi con urgenza su queste circostanze e che venga presentato al pubblico lo stato reale delle cose”, ha dichiarato Petra Andrić di Greenpeace Croazia.

Leggi anche Perdite di metano, l’Europa ha un problema enorme nel Sahara algerino

L’Ivana D era stata costruita nel 2001 con una durata di vita prevista di 20 anni, eppure è collassata quando doveva ancora arrivare a scadenza. Una circostanza su cui Greenpeace chiede chiarezza a Zagabria. E incita il governo a avviare una verifica di tutte le altre piattaforme attive nell’Adriatico e delle eventuali fuoriuscite di gas prodotte. Tanto più che l’Ivana D era stata controllata per l’ultima volta a ottobre del 2020, appena due mesi prima di essere piegata dalla tempesta e crollare sul fondale marino.

Articolo precedenteDa Singapore il tessuto piezoelettrico che trasforma i movimenti in elettricità
Articolo successivoL’inquinamento da pneumatici è 2000 volte peggio delle emissioni auto

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui