Il gasdotto EastMed infiamma il Mediteranneo ma non serve all’UE

Bruxelles non ha bisogno di altro gas per soddisfare la domanda interna, che è prevista in calo. E bruciare altre fossili non è in linea con gli obiettivi climatici UE. Il rapporto di Global Witness

Il gasdotto EastMed infiamma il Mediteranneo ma non serve all’UE
Credits: Nico Franz da Pixabay

A regime il gasdotto EastMed produrrebbe come Spagna, Italia e Francia in un anno

(Rinnovabili.it) – Il gasdotto EastMed è un progetto dannoso per il clima, inutile per l’Europa, e pericoloso per la pace nel Mediterraneo. E deve essere messo da parte. Lo sostiene Global Witness in un rapporto pubblicato oggi, dove l’ong mette in fila le ragioni per cui abbandonare il progetto potrebbe mettere fine alla diplomazia delle cannoniere che va in scena da mesi tra Turchia e Grecia. E che le ha portate più volte sull’orlo di una guerra.

Il ragionamento di Global Witness si appoggia su due pilastri. Il primo è l’impatto che il gasdotto EastMed avrebbe sul clima. Molto elevato, calcolano gli attivisti: tanto quanto le emissioni annuali combinate di Francia, Italia e Spagna. Infatti il progetto può diventare economicamente conveniente se attinge ai diversi bacini gasiferi che sono stati scoperti a partire dal 2010 nel Mediterraneo orientale. Da Leviathan nelle acque israeliane all’egiziano Zohr scoperto e trivellato da ENI, fino a quelli minori al largo dell’isola di Cipro. Uno scenario da cui per ora è esclusa la Turchia. Per questo Ankara non ci sta e a suon di provocazioni sta infiammando tutto il Mediterraneo. Lasciare il gas dov’è eliminerebbe una delle cause principali degli attriti di questi mesi.

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Da qui si arriva al secondo perno dell’argomentazione della ong: tutto questo gas andrebbe verso i mercati dell’UE, ma all’Unione Europea non serve. “Oggi l’UE ha abbastanza gas per soddisfare la domanda esistente. E l’UE prevede che la domanda dovrebbe presto diminuire rapidamente se vuole combattere con successo il cambiamento climatico, diminuendo del 90% entro il 2050. I paesi dell’UE non hanno bisogno di gas dal Mediterraneo orientale”, si legge nel rapporto.

Secondo la società di dati Artelys, l’UE ha forniture sufficienti da Norvegia, Russia, Turchia, Asia centrale e Nord Africa per soddisfare la domanda futura. Questo anche se si verifica uno shock dell’offerta per un anno da parte di uno dei paesi fornitori.

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Di conseguenza, Bruxelles dovrebbe cancellare i suoi piani attuali. Il gasdotto EastMed è stato promosso da Grecia, Cipro e Israele, che a gennaio hanno firmato una dichiarazione congiunta di sostegno. L’UE gli ha conferito a tempo record lo status di Progetto di interesse comune (PCI). Ad oggi, l’UE ha promesso a EastMed fino a 36 milioni di euro in sussidi, e grazie allo status di PCI potrebbe ricevere ulteriori fondi dalla Banca europea per gli investimenti.

1 commento

  1. Dobbiamo abbandonare il gas. Ma le tensioni fra Grecia+Cipro e Turchia sono legate solo in minima parte alla gasdotto. Infatti qualche anno fa, molto prima che venissero fuori le tensioni, il progetto sembrava abbandonato (fonte: qualche newsletter del GME di qualche anno fa). Inoltre Turchia e Grecia commerciano gas: quello azero che tramite il TANAP arriva al TAP. Su Limes è uscito recentemente un articolo secondo cui i venti di guerra nel mediterraneo orientale danneggiano le industrie fossili e della old-energy di tutti i paesi coinvolti. Se la priorità fosse il gas troverebbero un accordo.

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