Sarà un anno pesantissimo per gli incendi in Amazzonia

In tutto il 2021, l’agenzia per la ricerca spaziale brasiliana aveva riscontrato via satellite 75.090 roghi. Soglia appena superata a metà novembre, dopo diversi giorni in cui il totale degli incendi attivi in simultanea ha polverizzato il picco del 2019, che resisteva dal 1998

Incendi in Amazzonia: già superati i roghi registrati in tutto il 2021
via depositphotos.com

Da gennaio a metà settembre, registrati 75.592 incendi in Amazzonia

(Rinnovabili.it) – A un mese dalle elezioni in Brasile, sulla campagna elettorale aleggia il fumo degli incendi in Amazzonia. Dal 1° gennaio al 18 settembre, il sistema di monitoraggio satellitare dell’Inpe ha registrato 75.592 roghi. Un numero che è già superiore a quelli di tutto il 2021, quando la conta si era fermata a 75.090 episodi. E conferma il pessimo stato di salute della foresta tropicale, sempre più agonizzante sotto la presidenza di Jair Bolsonaro.

A spingere così in alto il numero dei roghi, infatti, sono soprattutto gli incendi in Amazzonia appiccati da speculatori, allevatori e agricoltori. Che usano illegalmente le fiamme per strappare alla foresta terreni su cui vendere diritti di sfruttamento, coltivare cereali per mangimi o far pascolare gli animali. Tutte attività che l’attuale presidente ha promosso, in modo diretto o indiretto, durante il suo mandato quadriennale.

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“Dopo quattro anni di chiara e oggettiva politica anti ambientale da parte del governo federale, stiamo vedendo che, con l’avvicinarsi della fine del mandato di questo governo – uno dei periodi più bui di sempre per l’ambiente brasiliano – gli accaparratori di terre e altri attori illegali vedono l’opportunità perfetta per avanzare sulla foresta”, commenta Andre Freitas, portavoce del ramo nazionale di Greenpeace.  

I dati sugli incendi in Amazzonia viaggiano in parallelo con quelli sulla deforestazione. Nel complesso, dall’inizio dell’anno a fine agosto, il “desmatamiento ilegal” si è mangiato 8.590 km2, una regione vasta quanto l’Umbria. Il dato è in linea con quello del 2021, che aveva fatto registrare il record assoluto di disboscamento. Ed è il 3° anno di fila che il conto da gennaio ad agosto supera gli 8mila km2.

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Bolsonaro promette esplicitamente di aumentare lo sfruttamento dell’Amazzonia nel suo prossimo mandato, dovesse vincere le elezioni. La vastissima regione amazzonica è “sottosviluppata” e miniere, campi e strade “porteranno benessere”, ha ripetuto infinite volte in questi anni.

Il suo principale sfidante, l’ex presidente Lula, ha invece promesso di rafforzare le misure di protezione per il polmone verde del pianeta, facendo leva sui risultati ottenuti quando era in carica a metà anni 2000. In effetti, fu sotto Lula che la curva della deforestazione si invertì e si arrivò al minimo storico nel 2012. Ma nel corso dei suoi mandati si registrarono anche record negativi, come quello degli incendi che resiste tuttora dal 2004: oltre 218mila roghi.

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