Isole sostenibili, il report sulle isole minori di Legambiente e CNR

L’analisi di Legambiente e CNR mostra il quadro della transizione ecologica ed energetica per le isole minori: buone le performance per la gestione dei rifiuti mentre crescono le difficoltà del settore idrico e della mobilità sostenibile

isole minori
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(Rinnovabili.it) – Il report di Legambiente e dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) sulle isole minori presentato a Capri mostra la situazione complessiva dello stato della transizione ecologica per 27 tra le isole che costellano la penisola. 

I dati mostrano innanzitutto una buona gestione dei rifiuti a livello complessivo, con il 47,33% di raccolta differenziata, ma anche difficoltà importanti per il comparto idrico e per i settori delle rinnovabili e della mobilità sostenibile. 

Male invece il settore delle rinnovabili, in difficoltà nel coniugare necessità di installazioni con i vincoli paesaggistici, le complessità locali e un quadro burocratico spesso intricato. Bloccata anche la diffusione della mobilità sostenibile. Indietro anche la depurazione nel comparto idrico. 

Un supporto alla transizione potrebbe arrivare dal PNRR, che destina 200 milioni di euro al programma “Isole Verdi”: per questi fondi sono stati presentati 140 progetti di sviluppo sostenibile da varie isole minori. 

“Le isole minori italiane – dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – possono trasformarsi oggi da modelli molto spesso inefficienti, perché dipendenti da scambi di energia e materia con la terraferma, a modelli innovativi nell’adozione di sistemi sostenibili per l’approvvigionamento di energia pulita e nella gestione dell’acqua, per il recupero e riciclo dei rifiuti e per una mobilità a emissioni zero. Perché la transizione climatica di cui abbiamo urgente bisogno per fermare la crescita della temperatura del pianeta può legare assieme gli obiettivi di un modello energetico al 100% pulito, incentrato sulle fonti rinnovabili, con quello di una virtuosa gestione del ciclo dell’acqua e dei materiali capace di portare innovazioni positive in agricoltura, in edilizia, nelle diverse attività che si svolgono sulle isole”.

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Il settore energetico nelle isole minori

Per quanto riguarda l’energia, il report registra un incremento dell’installazione del fotovoltaico, con l’installazione di 531kW in circa 20 isole grazie agli incentivi introdotti dal MISE nel 2018. Queste quantità, sommate ai precedenti 2.700 kW già installati, non raggiungono tuttavia gli obiettivi fissati dal Ministero per il 2020. Le ragioni sono connesse per lo più a una serie di ritardi,  dovuti alla mancanza di provvedimenti attuativi: l’obiettivo era di raggiungere 11.820kW complessivi per il 31 dicembre 2020. 

Tra le isole minori, quelle che hanno maggiori installazioni di fotovoltaico sono Ischia, l’Isola d’Elba e Sant’Antioco. Tra le isole non interconnesse, buone le percentuali di Pantelleria, Lampedusa, Linosa, le Eolie e Ustica. Si registra un exploit per Salina, che tra il 2020 e il 2021 è passata da 22kW a 104kW registrando il maggior aumento percentuale. 

Tutte le isole minori italiane ospitano installazioni di fotovoltaico, ma in alcuni casi con percentuali troppo basse, come per i fanalini di coda delle Isole Tremiti (18,4%) e dell’Isola del Giglio (34,7kW). 

Per quanto riguarda il microeolico, il settore coinvolge solo Pantelleria, Sant’Antioco e Ventotene.

L’isola non interconnessa che produce maggiore energia da fonti rinnovabili è Ustica, con il 12%. In gran parte dei casi, le altre isole minori non raggiungono il 5%. 

Bene la raccolta differenziata, male acque e mobilità sostenibile

Il settore in cui le isole minori brillano è quello della gestione dei rifiuti, con una crescita progressiva e continua della raccolta differenziata. Al primo posto l’isola di Sant’Antioco (Calasetta, Sardegna), con l’82% di raccolta differenziata. Tra il 2019 e il 2020 (dati Ispra) le Egadi sono passate dal 38 al 75%. 18 isole sono completamente plastic free. Unico caso negativo le isole Pelagie, la cui percentuale di raccolta differenziata è scesa dal 38% all’11% negli ultimi due anni. 

I settori più problematici restano quello delle acque e della depurazione. 

In gran parte dei casi l’approvvigionamento idrico proviene dalla terraferma. Solo un terzo delle isole ospita sistemi di dissalazione, che si rivelano sovente insufficienti e legati a tecnologie superate. Molti progetti sono bloccati, mentre la situazione peggiora. 

Le perdite della rete idrica, in alcune delle isole minori, arrivano a superare il 60%. 

Anche la mobilità sostenibile è molto indietro: il tasso di motorizzazione è di quasi un’auto pro capite. Migliori i numeri di Capri, con 0,3 veicoli per abitante. Di contro, male Lampedusa, Linosa e Pantelleria con quasi un’auto ad abitante. 

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Le proposte di Legambiente e CNR sulle isole minori

All’interno del report sono contenute anche due proposte specifiche per supportare il percorso delle isole minori verso la transizione ecologica ed energetica: 

  • una cabina di regia, in seno al MITE, che gestisca la transizione climatica e ambientale chiarendo gli interventi necessari e fissando obiettivi specifici per energia, rifiuti, acqua, mobilità e turismo sostenibile;
  • un Piano per il clima e la sostenibilità per ogni singola isola, con una serie di obiettivi entro la fine del decennio. 

“Le piccole isole del Mediterraneo – aggiunge Francesco Petracchini, Direttore del CNR IIA – sono sempre più esposte agli effetti dei cambiamenti climatici e quindi vulnerabili. Per questo riteniamo importante che si acceleri oggi sugli interventi che puntano alla mitigazione climatica ed è utile fare il punto, attraverso il rapporto, sullo stato dell’arte rispetto al percorso di transizione ecologica avviato nelle piccole isole. C’è ancora tanto lavoro”.

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