Europarlamento: verso un accordo al ribasso per la Legge sul clima?

I popolari non vogliono andare oltre il taglio del 55% delle emissioni al 2030. E potrebbero spuntarla a suon di emendamenti.

Legge sul clima
Credits: Udo Pohlmann da Pixabay

Lo spauracchio dei crediti di carbonio rischia di far perdere presa alla Legge sul clima UE

(Rinnovabili.it) – Sarà un testa a testa, dicono i parlamentari europei meglio informati. La legge sul clima è stata discussa ieri all’assemblea, che procederà all’esame degli emendamenti presentati dai gruppi. Poi il voto finale, previsto per oggi. Ma non è ancora emersa una maggioranza chiara. Così, fino all’ultimo, resta in bilico uno degli obiettivi UE più determinanti per la politica climatica dell’Unione, vale a dire l’entità del taglio delle emissioni.

“Credo che abbiamo davanti a noi un’opportunità storica per portare la politica climatica a livelli più alti”, si è limitata a commentare senza sbilanciarsi l’eurodeputata svedese Jytte Guteland, relatrice della legge sul clima. Il testo della proposta mette il taglio delle emissioni al 55%, entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990. Una soglia cui la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, è potuta arrivare solo dopo aver incassato il sì (non troppo convinto, per la verità) dal PPE.

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In teoria, gli spazi per negoziare al rialzo ci sarebbero tutti. A settembre la commissione Ambiente aveva votato un taglio del 60%. Che costituisce un valore mediano tra l’obiettivo dei popolari e quello di verdi e socialdemocratici, determinati a voler abbattere le emissioni del 65%. Vista questa forchetta, il partito guidato da Donald Tusk dovrebbe essere sotto pressione per accettare un compromesso più alto. Ma le ipotesi di accordo che si stanno facendo strada al momento non vanno tutte in quella direzione. Anzi.

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Alcuni eurodeputati dei verdi sarebbero disposti ad accettare la soglia del 55%, ma a patto di rivedere il modo in cui questi tagli possono essere conteggiati. Di fatto, i verdi vogliono dare un colpo di spugna a un emendamento presentato dai popolari e molto controverso, perché include nel conteggio dei tagli anche il sequestro di carbonio (ad esempio, le emissioni assorbite dalle foreste) e soprattutto fa valere anche l’acquisto di crediti emissivi tra gli obiettivi di riduzione della CO2 al 2030. Bas Eickhout, dei verdi, ha definito questo emendamento la “linea rossa” per il partito.

E così si profila all’orizzonte un do ut des con cui il PPE ritira l’emendamento e una parte dei verdi, riducendo di ben 10 punti percentuali le proprie ambizioni, fa pendere l’ago della bilancia verso l’obiettivo del 55%. Preferendo avere la certezza che la legge sul clima preveda tagli reali alle emissioni, piuttosto che dare altro spazio al mercato dei crediti di carbonio.

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