Integrare giustizia sociale e limiti del Pianeta è possibile

La Earth Commission ha annunciato un lavoro in cui quantifica i limiti biofisici del sistema Terra includendo anche aspetti di giustizia sociale a lungo termine. Lo studio sarà pubblicato su Lancet e Nature e definisce “la nostra capacità di comprendere la capacità della Terra di sostenere la vita e il ruolo che noi esseri umani svolgiamo come custodi della nostra unica casa”

Limiti del Pianeta: nuovo studio integra clima e giustizia intergenerazionale
Foto di Elena Mozhvilo su Unsplash

A Davos, il WEF 2023 partorisce i nuovi limiti del Pianeta

(Rinnovabili.it) – Contrastare il climate change con la giustizia ambientale. Grazie a obiettivi che definiscono una nuova serie di limiti del Pianeta. Calibrati sia sui dati della scienza del clima sia sulla necessità di evitare che la crisi climatica faccia esplodere le disuguaglianze. E da affiancare ad altri obiettivi, come quelli sul riscaldamento globale definiti dal Paris agreement. È la proposta presentata ieri dalla Earth Commission al Forum economico mondiale (WEF) di Davos.

Un lavoro in cui, per la prima volta, decine di scienziati del clima e sociali tentano di integrare gli aspetti di equità e sociali con i limiti biofisici del Pianeta. Ne emerge un “corridoio sicuro e giusto a lungo termine per l’umanità su scala globale”.

Quantificare i limiti del Pianeta senza dimenticare l’equità sociale

“Ponendo al centro la giustizia, questa nuova scienza rappresenta un salto quantico nella nostra capacità di comprendere la capacità della Terra di sostenere la vita e il ruolo che noi esseri umani svolgiamo come custodi della nostra unica casa e gli uni degli altri”, spiegano due degli autori del lavoro, Johan Rockström e Joyeeta Gupta. La ricerca sarà pubblicata nei prossimi mesi su riviste prestigiose come Lancet e Nature.

L’aspetto cruciale è che questi nuovi limiti del Pianeta sono quantificati: sono descritti da parametri misurabili, a partire dai quali si possono fissare degli obiettivi specifici a livello globale, regionale, nazionale. Un modo per incorporare all’interno delle politiche climatiche le esigenze dei paesi meno sviluppati, che stanno subendo -e in futuro subiranno sempre di più- in modo sproporzionato l’impatto della crisi climatica.

“Soddisfare le esigenze delle generazioni attuali e future, rimanendo entro confini sicuri e giusti, a nostro avviso non è negoziabile. È anche possibile. Ma non sarà facile. Dovremo trasformare le nostre società e l’economia globale”, scrivono gli autori. “Ciò significa arrestare il consumo di lusso di carbonio e il consumo di lusso della biosfera. Significa creare nuovi modelli di business che si concentrino sulla circolarità, sulla rigenerazione e sulla giustizia”.

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