Olio di palma e deforestazione, l’Indonesia ci casca di nuovo

A settembre scade la moratoria sulle nuove piantagioni industriali di palme da olio. Ma il governo temporeggia e non l’ha ancora rinnovata. Intanto ha cancellato la cooperazione con la Norvegia sulla lotta alla deforestazione.

Olio di palma: l’Indonesia toglie la moratoria del 2018
Foto di Tafilah Yusof da Pixabay

Jakarta è il 1° produttore mondiale di olio di palma

(Rinnovabili.it) – Scade tra pochi giorni la moratoria sulle nuove concessioni per la palma da olio decisa dall’Indonesia nel 2018. E mentre l’industria dell’olio di palma si porta ai blocchi di partenza, il governo prende tempo e non dà spiegazioni convincenti su come pensa di tenere la deforestazione sotto controllo. Anzi, sul logging fa un grande passo indietro.

Ce n’è abbastanza per catapultare l’Indonesia nel girone dei paesi impenitenti sulla lotta al cambiamento climatico. Jakarta è il primo produttore mondiale di olio di palma e la maggior parte delle sue emissioni di gas serra, a differenza della maggior parte dei paesi, viene proprio dalla deforestazione e dai cambi di destinazione d’uso dei suoli.

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Le nuove piantagioni industriali, infatti, crescono a discapito della foresta pluviale, delle torbiere e delle terre su cui vivono le comunità indigene. Uno sviluppo costellato anche di conflitti per la terra, abusi dei diritti dei lavoratori e violazioni delle norme di tutela ambientale. La moratoria decisa tre anni fa ha risolto solo in parte questi problemi, e secondo le associazioni ambientaliste estenderla aiuterebbe ad affrontare i nodi rimasti.

Il governo di Jakarta ha fatto sapere con poca convinzione che “sta valutando” se la moratoria sul primo tassello della filiera dell’olio di palma è stata “efficace”, nel qual caso sarà rinnovata. E intanto ha iniziato a smantellare un altro pilastro della sua politica ambientale degli ultimi anni: l’accordo di tutela delle foreste stretto con la Norvegia nel 2010 con la formula del pagamento a fronte di risultati tangibili. Saltano così i controlli contro la deforestazione. E soprattutto, si fa probabilmente tabula rasa del monitoraggio e rilevamento puntuale delle emissioni che derivano dalle foreste indonesiane, finalmente arrivato a soddisfare gli standard internazionali dopo un decennio di lavoro gomito a gomito con Oslo.

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Foreste che restano essenziali nella strategia di transizione ecologica del paese. L’impegno climatico più aggiornato prevede che l’Indonesia trasformi entro il 2030 il suo patrimonio forestale in un pozzo di carbonio e non in una fonte di emissioni. L’Indonesia contiene il 10% delle foreste pluviali tropicali del mondo e il 36% delle sue torbiere tropicali.  

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