Abbiamo superato l’Overshoot Day italiano: fino alla fine dell’anno saremo in debito con la Terra

Il Global Footprint Network calcola ogni anno sia a livello globale che a quello nazionale, la data esatta in cui le risorse annuali che la Terra può rigenerare naturalmente vengono esaurite. Se tutto il mondo consumasse come gli italiani avremmo bisogno di 2,72 pianeti

overshoot day
By NASA – https://web.archive.org/web/20080617152411/http://lisar.larc.nasa.gov/UTILS/info.cgi?id=EL-1996-00155 (image link), Public Domain, Link

Overshoot Day: l’Italia lo ha raggiunto il 14 maggio e fino alla fine del 2020 saremo ufficialmente in debito con il Pianeta

(Rinnovabili.it) – Ogni anno il Global Footprint Network, organizzazione internazionale no-profit, calcola sia globalmente che nazione per nazione l’Overshoot Day, il Giorno del Sovrasfruttamento delle risorse della Terra. Di cosa si tratta della giornata in cui i consumi (globali o nazionali) superano in velocità la capacità del Pianeta di produrre quelle stesse risorse.

Sui calendari di tutti i paesi viene così segnato il momento esatto in cui avviene il sorpasso tra risorse naturali prodotte in un anno e consumi. Il primo a raggiungere l’Overshoot Day è stato il Qatar, l’11 febbraio, seguito cinque giorni dopo dal Lussemburgo. E in soli cinque mesi anche l’Italia lo ha raggiunto. 

Nel 2019 la data dell’Overshoot Day italiano è stata il 15 maggio, mentre quest’anno il 14. Nessun reale cambiamento però: il 2020 è bisestile. Così, fino alla fine dell’anno, vivremo sovrasfruttando terreno, foreste, riserve energetiche ed ittiche che gli ecosistemi non possono rinnovare con facilità. E lo faremo in anticipo di due mesi rispetto all’Overshoot Day globale, l’anno scorso raggiunto il 29 luglio, ma che, ogni anno che passa, si presenta qualche giorno prima

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Per calcolare la data, GFN confronta da un lato la biocapacità del pianeta di far fronte alle nostre richieste energetiche, dall’altro l’impronta ecologica dei cittadini di un paese specifico. Come spiega l’organizzazione, l’impronta ecologica include le aree biologicamente produttive necessarie a fornire cibo, fibre e legname che la popolazione di quel paese consuma, ad assorbire i materiali di scarto (come le emissioni di CO2) prodotti per generare l’energia che un paese utilizza e a mantenere le infrastrutture che realizzate”. Sia l’impronta ecologica che la biocapacità vengono espresse in terreno, nello specifico in ettari globali (gha).

Globalmente la Terra può supportate – dati del 2016 – 1,63 gha a individuo, mentre l’Italia 0,9 gha a persona, ma ogni cittadino italiano ha un’impronta ecologica media di 4,4 gha, soprattutto a causa di cibo e trasporti. Va ricordato che questo 2020 è composto da 366 giorni, quindi se si volesse raggiungere la fine dell’anno con lo stile di vita italiano sarebbero necessarie le risorse naturali di oltre 2,72 pianeti come la Terra. Siamo quindi in deficit ecologico, obbligati a importare biocapacità con il commercio, esattamente come la Francia il cui Overshoot Day è caduto lo stesso nostro giorno. Rimanendo in Europa, siamo più debitori nei confronti del pianeta di Grecia, Portogallo e Spagna. 

Le misure messe in atto per affrontare la crisi climatica, visti anche i calcoli del Global Footprint Network, non sono palesemente sufficienti. Secondo i dati Istat il nostro paese ha consumato 474,8 milioni di tonnellate di risorse naturali nel 2014 e, come stima l’ultimo rapporto Bes, 514 milioni nel 2017. Se riteniamo importante vivere in equilibrio con il pianeta dobbiamo ricordarci che non si sta parlando solo di ecosistemi lontani, ma anche di servizi fondamentali per la nostra sopravvivenza, come l’acqua e l’aria, e del nostro futuro sull’unico pianeta che abbiamo. 

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