Piccoli comuni, tesori da valorizzare incastonati nell’Italia

I piccoli comuni hanno un’importante funzione rigenerativa per l’economia e la società. Nel rapporto “Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane” si pone l’accento su coesione sociale e identità dei territori: coniugarle con innovazione, etica e sostenibilità dà la chiave per trasformare le gravi sfide attuali in opportunità

di Isabella Ceccarini

(Rinnovabili.it) – Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane. Con questo titolo eloquente, Fondazione Symbola ha presentato il suo ultimo rapporto insieme a Fondazione Hubruzzo e Fondazione Cariplo nell’ambito dell’Osservatorio Officina Italia.

L’Osservatorio di Officina Italia è promosso da Fondazione Symbola, Fondazione Hubruzzo con il patrocinio di Fondazione Cariplo, ANCI, Uncem, Touring Club Italiano, Fondazione Garrone, Federparchi e Coldiretti.

Innovazione = futuro

Avete presente i nostalgici delle buone cose di una volta? Oggi devono essere capaci di coniugare tradizione e innovazione, perché la sostenibilità è una parente strettissima della tecnologia. Ovvero senza innovazione non c’è sostenibilità.

Quale avvenire può avere un posto isolato dal mondo? A parte la meditazione – che potremmo definire una passione di nicchia – quante persone sono disposte a vivere senza servizi? E quali sono le possibilità di lavoro se non si riesce a comunicare?

Alla rinascita dei piccoli comuni si dedicherà ampio spazio anche nel Festival della Soft Economy e nel Seminario Estivo organizzato dalla Fondazione Symbola (Treia, 5-9 luglio). Il tema di quest’anno è “La forza della sostenibilità in Italia oggi – Coesione, innovazione, libertà”.

L’incanto di luoghi che hanno bisogno di servizi

La pandemia ha fatto riscoprire la piacevolezza del vivere nei piccoli comuni, ma ha fatto anche comprendere la necessità di assicurare condizioni di abitabilità che cominciano dalla connessione, dai trasporti e dai servizi sanitari e scolastici.

Oggi la banda larga è indispensabile anche in agricoltura: quell’agricoltura che l’innovazione rende sostenibile, che fa risparmiare acqua, fertilizzanti e pesticidi, che ha un bisogno assoluto di connessione.

Il rapporto “Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane” è un mosaico composto da 44 tessere che testimoniano il valore dei territori e delle comunità nel momento in cui gli uomini sono chiamati a misurarsi con sfide globali: pandemia, crisi climatica, guerra.

Nelle buone pratiche presentate nel rapporto rientrano 11 ambiti: prevenzione e sicurezza, gestione delle acque e servizio idrico, energia, agricoltura, foreste, agroalimentare, cultura e turismo, interconnessione e networking, servizi alla comunità, scuola e formazione e mobilità.

Piccoli comuni, una parte importante della nostra identità

È l’Italia che, secondo Ermete Realacci, presidente di Fondazione Symbola, «sfida le crisi, compete e si afferma senza perdere la propria anima. I piccoli comuni sono parte importante della nostra identità. Mi sono battuto per avere una legge sui piccoli comuni e ora c’è. Un comune è il suo campanile, la sua comunità, i suoi servizi.

Servono scuole, un nuovo modello di sanità, uffici postali, piccoli esercizi commerciali, banda larga anche per attrarre i giovani e creare nuove imprese: un’economia più forte proprio perché più a misura d’uomo.

Un’Italia che fa l’Italia e si muove entro le chiavi proposte dal Next Generation EU per affrontare la crisi e rilanciare l’economia: coesione, transizione verde e digitale».

Infrastrutture sociali

Per Claudia Sorlini, vicepresidente di Fondazione Cariplo, «le comunità locali sono lo snodo cruciale e strategico della nostra società. Le piccole comunità racchiudono in sé il tesoro delle relazioni, che se vengono a mancare interrompono il flusso naturale delle cose. Proprio come le infrastrutture fisiche, abbiamo bisogno di infrastrutture sociali».

Se è importante sviluppare le tecnologie, è altrettanto fondamentale «lavorare sul fattore umano che resta quello più importante, senza il quale le tecnologie rischiano di illudere, se non di fallire».

Non è un caso che la legge Realacci (158/2017) sulla valorizzazione dei piccoli comuni indicasse proprio in quelli “marginali” un punto di forza dell’Italia.

Economia a misura d’uomo

Sullo sfondo del rapporto Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane sono sempre presenti i principi ispiratori del Manifesto di Assisi che sostengono fortemente la necessità di un’economia a misura d’uomo, sostenibile e generatrice di futuro.

Un quadro in cui la rinascita dei piccoli comuni e delle aree montane si incastona alla perfezione e di cui l’innovazione rappresenta la condizione indispensabile per trasformare le sfide in opportunità.

Tutte le soluzioni indicate nel rapporto hanno l’uomo al centro e sono replicabili: la tecnologia diventa un fattore abilitante delle comunità, le proposte sono alla portata di tutti e ovviamente sono sostenibili dal punto di vista ambientale.

Una nota degna di interesse riguarda il patrimonio enogastronomico italiano: il 92,2% delle DOP e IGP coinvolgono i piccoli comuni.

Valorizzare queste filiere produttive locali con l’introduzione di tecnologie che riducono i costi, assicurano la tracciabilità dei prodotti e ne promuovono la distribuzione sarebbe un volano di sviluppo per territori altrimenti condannati alla marginalità e all’abbandono.

Scommettere su ciò che rende unica l’Italia

Ma davvero conviene investire nei piccoli comuni e nelle aree montane? La risposta è sì, come spiega Ermete Realacci: «Bisogna guardare l’Italia con occhi diversi. Non si tratta di dare una mano a questi sventurati che stanno tanto male, ma di scommettere sulle cose che rendono unica l’Italia in un incrocio tra empatia e tecnologia».

Anche nei piccoli comuni, nonostante le difficoltà, esistono imprese competitive capaci di coniugare qualità e innovazione in produzioni legate all’identità del territorio.

Il principio della coesione sociale – leit motiv del rapporto Soluzioni e tecnologie per i piccoli comuni e le aree montane che tra pochi giorni ritroveremo al Festival della Soft Economy e al Seminario Estivo di Symbola – che si lega all’identità del territorio e alla sua economia, è molto chiaro a chi comprende l’essenza dell’Italia.

A ben guardare, coesione, transizione verde e digitale sono anche i tre pilastri di Next Generation EU per affrontare la crisi e rilanciare l’economia.

Per costruire un’economia più a misura d’uomo dobbiamo puntare sull’incrocio fra storia, natura, bellezza e cultura: i terreni dove siamo più forti. E un’identità forte è aperta agli altri e al futuro.

Il messaggio centrale del rapporto è che ripartendo dalla valorizzazione dei piccoli comuni possiamo sconfiggere il ripiegamento, la rassegnazione, il rifiuto del futuro. Ma vinceremo le sfide che abbiamo davanti solo con la coesione sociale.

Articolo precedenteUna ricarica peer-to-peer per i veicoli elettrici
Articolo successivoRispettare Parigi salva 2 mesi di innevamento sulle Alpi

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui