La Polonia ricatta Bruxelles: vi blocchiamo le politiche sul clima

Lo scontro fra Commissione e governo polacco risucchia anche clima ed energia. Tra procedure di infrazione, non indipendenza della giustizia e blocco dei fondi del Recovery, Varsavia sceglie di alzare ancora una volta la posta

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Varsavia minaccia di mettere il veto a tutte le politiche sul clima dell’UE

(Rinnovabili.it) – C’è un macigno sulla strada dell’Europa verso la neutralità climatica. L’ostacolo non è facile da aggirare e per diverse ragioni va trattato con molta cautela. Stiamo parlando della Polonia, ormai in piena rotta di collisione con Bruxelles sulla giustizia, lo stato di diritto, i fondi per la ripresa post-Covid. Adesso il campo di battaglia si sta pericolosamente allargando anche alle politiche sul clima. Varsavia alza il livello dello scontro e sventola il suo diritto di veto: se la Commissione non cede, può scordarsi di fare altri progressi sul taglio delle emissioni e transizione energetica.

Per capire cosa sta succedendo tra Varsavia e Bruxelles bisogna riavvolgere il nastro di qualche mese almeno. L’UE ha aperto da tempo una procedura di infrazione contro la Polonia. Come spiega Matteo Zola su East Journal, il nodo è l’indipendenza della giustizia: il partito al potere a Varsavia, il PiS, ha approvato delle riforme che minano alla base uno dei capisaldi delle democrazie occidentali. Ma tocca questioni fondamentali per l’intero progetto europeo.

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Varsavia però non cede e così la Commissione ha calcato la mano con la minaccia di non consegnare ai polacchi i soldi del Recovery Fund, 36 miliardi di euro, se prima non smantella l’ultima riforma della giustizia e restituisce vera indipendenza al Tribunale costituzionale. Quest’ultimo, controllato da giudici nominati dal PiS, il 7 ottobre ha risposto con una sentenza-bomba: le leggi polacche avrebbero primazia su quelle europee e non viceversa, negando un punto fondamentale dell’architettura dell’UE inscritto nei trattati fondativi dell’Unione.

E arriviamo agli ultimi giorni: la presidente della Commissione von der Leyen ha detto di non riconoscere la sentenza del Tribunale polacco e di avere tutte le intenzioni di trattenere i soldi del Recovery. Così Varsavia ha calato tutte le carte: la minaccia è quella di usare il diritto di veto – spetta ad ogni paese membro, in Consiglio – per bloccare ogni nuova iniziativa della Commissione su clima e energia.

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A Bruxelles è suonato l’allarme rosso, il Green Deal è l’asse portante dell’azione di von der Leyen e la Polonia ha davvero la possibilità di bloccare tutte le politiche sul clima. Per di più nel bel mezzo della peggiore crisi energetica dai tempi della crisi del petrolio di metà anni ’70, con il prezzo del MWh ancora altissimo e un impatto sempre più visibile e pesante su cittadini e industria tra caro bollette e stop forzati alla produzione.

D’altronde, la Polonia ha molto da perdere se passa la linea della Commissione sulla transizione energetica. Il mix elettrico nazionale dipende al 70% dalle fossili con una fetta maggioritaria dal carbone. “La sequenza deve essere chiara: prima il fondo per la ricostruzione, poi la discussione sul pacchetto clima”, ha detto ieri Waldemar Buda, viceministro dei fondi e dello sviluppo regionale polacco. Ci sarebbero “diverse ragioni” per la Polonia per bloccare il patto sul clima dell’UE nella sua forma attuale, ha detto il politico a Polsat, un canale tv polacco.

Sulla stessa linea sono schierati anche i pesi massimi della politica polacca. Martedì il premier Mateusz Morawiecki aveva accusato l’UE di portare avanti un “ricatto finanziario” verso il suo paese. E il numero 1 del PiS, Jaroslaw Kaczynski, ha detto al quotidiano Gazeta Polska che è “ridicolo” che l’UE decida più tagli alle emissioni mentre è in corso una crisi energetica di questo calibro.

(lm)

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