Il traffico illegale di legname seppellisce il governo del Brasile

Il ministro dell’Ambiente brasiliano ha dato le dimissioni “per dare serenità”. Il mese scorso era stato travolto da uno scandalo legato al logging illegale. Dietro la decisione, probabilmente, ci sono le pressioni degli Stati Uniti

Traffico illegale di legname: si dimette il ministro dell’Ambiente del Brasile
Foto di antmoreton da Pixabay

Ricardo Salles è accusato di aver favorito il traffico illegale di legname

(Rinnovabili.it) – Si è dimesso “per dare serenità al Brasile” il ministro dell’Ambiente Ricardo Salles, travolto a fine maggio dall’accusa di aver favorito il traffico illegale di legname. Il braccio destro del presidente Jair Bolsonaro, insieme al vice-presidente Hamilton Mourao, è uno dei principali artefici delle politiche di sfruttamento delle foreste tropicali del paese. Ma è anche il capo negoziatore dal lato brasiliano sul dossier della tutela dell’Amazzonia. Una trattativa che il Brasile porta avanti con gli Stati Uniti, la Gran Bretagna, la Norvegia e altri paesi europei: in ballo almeno un miliardo di dollari l’anno dai donatori internazionali in cambio di precise garanzie di salvaguardia delle foreste tropicali.

“Capisco che il Brasile per tutto quest’anno e il prossimo, sulla scena internazionale e anche nell’agenda nazionale, deve avere una forte unione di interessi”, ha dichiarato Salles il 23 giugno. “Affinché ciò possa essere fatto nel modo più sereno possibile, ho presentato le mie dimissioni”.

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Non è chiaro se sia proprio il dialogo con gli Stati Uniti sull’Amazzonia il motivo per cui Salles si è dimesso. Ma molti indizi puntano proprio in questa direzione. Appena 24 ore prima della sua decisione, la commissione per le relazioni estere del Senato del Brasile aveva confermato che i colloqui con l’amministrazione Biden sono paralizzati. La ragione? Washington sarebbe molto insoddisfatta e avrebbe chiesto dei cambiamenti tangibili da parte del Brasile.

Oltre allo scandalo che ha coinvolto il ministro, però, sui negoziati pesa anche l’incremento vertiginoso della deforestazione nel paese. Nel mese di aprile il disboscamento è aumentato del 43% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La superficie di foresta pluviale caduta sotto le motoseghe in quei 30 giorni è di 580 km2. In pratica, l’equivalente di 80mila campi da calcio. Numeri che fanno lievitare il conto della deforestazione dell’Amazzonia registrato nel primo quadrimestre del 2021 a oltre 1.150 km2 di foresta. La crescita del disboscamento è una costante sin dall’insediamento di Bolsonaro nel gennaio del 2019.

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Il mese scorso, Salles e alcuni dei suoi collaboratori più stretti sono finiti nel mirino della magistratura brasiliana per traffico illegale di legname. La scintilla che ha fatto scoppiare il caso è una serie di carichi di legname fermati alla dogana degli Stati Uniti perché sospettati di provenire da partire frutto di logging illecito. Il ministero dell’ambiente brasiliano, insieme all’agenzia di protezione ambientale del paese, avrebbero fatto carte false per insabbiare il caso. Il ministro sarebbe anche intervenuto in prima persona per “oliare” alcuni meccanismi.

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