La transizione ecologica è ancora un miraggio in tutti i settori industriali

Il rapporto di Systems Change Lab individua 40 indicatori per misurare i progressi dei settori più rilevanti per la crisi climatica, dai trasporti alla finanza, dal comparto energetico alle industrie pesanti, dagli edifici all’agricoltura. Nessuno è positivo

transizione ecologica
Via depositphotos.com

Lo State of Climate Action 2021 fa il punto sulla transizione ecologica nel mondo

(Rinnovabili.it) – In ogni settore industriale, produttivo o legato alla produzione di gas serra, a livello globale, i cambiamenti necessari per evitare l’impatto peggiore del riscaldamento globale non stanno avvenendo abbastanza velocemente. In alcuni casi servono dei dietro-front immediati e drastici. In altri la direzione è sbagliata e servono correzioni corpose. Solo una minoranza è quasi allineata con gli obiettivi climatici al 2030. E nemmeno uno si guadagna la sufficienza. La condanna senza possibilità di appello della transizione ecologica globale arriva dal rapporto State of Climate Action 2021 del Systems Change Lab.

Una ricognizione puntuale e a 360 gradi del panorama odierno della transizione ecologica, attraverso tutti i settori più rilevanti: dai trasporti alla finanza, dal comparto energetico alle industrie pesanti, dagli edifici all’agricoltura. Sotto la lente finiscono 40 ambiti diversi, misurati con altrettanti indicatori. Nessuno dei quali accende la luce verde.

Leggi anche Bisogna chiudere 3.000 centrali a carbone entro il 2030

“Il cambiamento sta andando nella giusta direzione ad una velocità promettente ma insufficiente per 8 indicatori, e nella giusta direzione ma ben al di sotto del ritmo richiesto per altri 17”, riassumono gli autori. “Il progresso è stagnante per 3, mentre il cambiamento per altri 3 sta andando completamente nella direzione sbagliata. I dati sono insufficienti per valutare i restanti 9”, concludono.

Tra i settori peggiori, secondo il rapporto, figurano la produzione di cemento, quella di acciaio e gli sforzi per fissare un prezzo del carbonio. Ma vanno male anche il contenimento delle emissioni dall’agricoltura, la quota di viaggi in auto sul totale degli spostamenti, e il tasso di deforestazione.

Leggi anche Dietro le quinte dei negoziati: come andrà il vertice sul clima di Glasgow?

La velocità del cambiamento deve essere molto più alta. Di quanto? Nelle 250 pagine del rapporto gli autori calcolano con dovizia di particolari la traiettoria che dovrebbe seguire ciascun settore, per ognuno dei 40 indicatori selezionati. Così l’addio al carbone deve andare 5 volte più spedito, la riforestazione deve triplicare il passo, mentre la finanza climatica deve moltiplicare per 13 e l’intensità energetica degli edifici deve calare a un ritmo 2,7 volte maggiore di quello attuale. Nei trasporti, il tasso di penetrazione degli EV è abbastanza sulla buona strada ma bisogna ripensare da cima a fondo l’uso dei veicoli privati e accelerare di 13 volte la crescita della quota di combustibili low-carbon.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui