Il segreto della tutela dell’ambiente? Dati migliori e più abbondanti, dice l’Unep

Sulla tutela dell’ambiente stiamo facendo bene o male? E come dobbiamo correggere la rotta? Difficile dirlo con esattezza, risponde l’Unep. Secondo l’analisi dell’Agenzia ONU per la protezione ambientale, il problema principale è che per una quota maggioritaria degli indicatori non abbiamo dati a disposizione, o ne abbiamo troppo pochi

Tutela dell’ambiente: per centrare gli obiettivi 2030 ci servono dati migliori
Foto di Markus Christ da Pixabay

Anche in Europa 2/3 degli indicatori non hanno dati sufficienti per valutare il grado di tutela dell’ambiente

(Rinnovabili.it) – Sulla tutela dell’ambiente, “non abbiamo ancora raggiunto il tasso di cambiamento necessario per essere in linea con l’Agenda 2030”. Elizabeth Maruma Mrema introduce così un dossier di Unep, l’Agenzia dell’Onu per la protezione ambientale, che fa il punto su quanta strada ci resta da fare per centrare gli obiettivi che ci siamo fissati per la fine del decennio. La segretaria esecutiva della Convenzione per la diversità biologica (Cbd) sottolinea che “in alcuni casi, stiamo effettivamente regredendo” invece di migliorare. Un dato che ribadisce, ancora una volta, che “il mondo non può sostenere per sempre il nostro tasso di uso e abuso, ed è imperativo accettare i cambiamenti negli stili di vita e nei mezzi di sussistenza necessari per raggiungere gli obiettivi del 2030”.

Nel rapporto “Measuring Progress: Environment and the SDGs”, Unep e Cbd passano in rassegna tutti i 92 indicatori relativi alla tutela dell’ambiente che fanno parte dell’Agenda 2030. Qualche luce e molte ombre. Di positivo c’è un aumento dei dati raccolti, in termini quantitativi. Il problema è che quando si guardano tutti questi nuovi dati, l’immagine che ne scaturisce è tutt’altro che rassicurante. In molti casi gli indicatori segnalano un regresso rispetto all’ultimo rapporto del 2019.

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Due anni fa, solo 30 indicatori avevano dati disponibili (32%), numero cresciuto fino a 39 indicatori quest’anno (42%). Nel 2019 però tre quarti degli indicatori segnalava un trend positivo, mentre adesso sono appena due terzi. E il 33% restante registra cambiamenti non significativi o, addirittura, dei regressi.

Il dossier segue un approccio strettamente statistico e potrebbe sembrare molto arido. In realtà questi numeri tracciano delle connessioni importanti. Ad esempio, gli autori del rapporto hanno identificato una correlazione negativa tra l’indicatore Consumo domestico di materia, legato all’estrazione di biomassa, e il numero di specie a rischio estinzione.

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È da qui che possono nascere indicazioni preziose per la politica. Per questo gli autori sottolineano che per raggiungere gli obiettivi di tutela dell’ambiente definiti dall’Agenda 2030, è indispensabile poter raccogliere più dati e tappare i buchi esistenti. “La nostra comprensione della dimensione ambientale degli Obiettivi di sviluppo sostenibile è in ritardo”, ha affermato Jian Liu, direttore della divisione scientifica dell’Unep. “Le nostre capacità limitate di raccogliere, diffondere e utilizzare efficacemente i dati ambientali hanno ostacolato la nostra comprensione olistica dell’ambiente e gli effetti su di esso dei fattori socioeconomici – speriamo che questo rapporto sosterrà i paesi mentre rafforzano l’azione sulle dimensioni ambientali in vista per soddisfare l’Agenda 2030”.

Non sono soltanto le regioni più remote del Pianeta o i paesi con meno disponibilità economica quelli dove mancano i dati. Il gap è anche in Europa. Nel nostro continente gli ultimi due anni hanno fatto segnare dei progressi: gli indicatori con dati insufficienti o assenti sono diminuiti del 18%. Tuttavia, oltre la metà (63%) degli indicatori non dispone ancora di dati sufficienti per la valutazione.

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