Tutte le promesse del G20 sul cambiamento climatico

I grandi del mondo si presentano alla COP 21 sul cambiamento climatico come un’armata brancaleone: ogni piano è diverso, tutti sono poco ambiziosi

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(Rinnovabili.it) – Sono 119 gli impegni per il taglio delle emissioni sulla scrivania di Christiana Figueres, la segretaria esecutiva UNFCCC responsabile della diplomazia internazionale in tema di cambiamento climatico. Appartengono a 146 Paesi, se contiamo il 28 Stati dell’Unione europea, sui 196 membri della convenzione quadro sul clima dell’ONU. L’importante, tuttavia, è che tutti i principali inquinatori abbiano presentato un piano di rientro dalla situazione attuale, anche se tre studi differenti hanno giudicato questi impegni ampiamente insufficienti. Per avere un’idea dell’accordo che potrebbe nascere alla COP 21 di Parigi, si può gettare uno sguardo sulle promesse depositate dai Paesi del G20, i cui leader hanno un peso maggiore rispetto a quasi tutti gli altri attori globali. Si tratta di un insieme di piani piuttosto eterogeneo e spesso poco ambizioso, dal momento che in molti casi si contemplano riduzione rispetto a scenari business as usual invece che fissare delle chiare basi di partenza. In più, Cina, India e Giappone hanno in mente di sviluppare molto in nucleare, facendolo rientrare nei loro impegni come energia pulita perché di derivazione non fossile. Non sarà facile mettere d’accordo tutti questi diversi piani d’azione: all’ONU spetta la fatica improba di tentare.

 

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Le promesse del G20 sul cambiamento climatico

ArgentinaIl governo si impegna in una riduzione del 15% delle emissioni di gas serra entro il 2030 rispetto ad uno scenario business as usual. Con l’aiuto di finanziamenti internazionali, il taglio potrebbe arrivare al 30%.

 

AustraliaDichiara che abbatterà le emissioni del 26-28% al 2030 rispetto ai livelli del 2005.

 

Brasile – Taglierà la CO2 del 37% rispetto al 2005 entro il 2025. Il Paese mira inoltre a portare a zero la deforestazione illegale entro il 2030.

 

CanadaPromessa una riduzione del 30% delle emissioni tra il 2005 e il 2030.

 

CinaIl Dragone si impegna a raggiungere un picco delle emissioni intorno al 2030, promettendo di lavorare sodo per anticipare i tempi. Il più grande emettitore del mondo promette anche di ridurre del 60-65% entro il 2030, rispetto al 2005, la CO2 emessa per ogni dollaro di produzione economica. Previsto anche un aumento della quota di energia non fossile fino a raggiungere il 20% entro il 2030. In questo calcolo è compreso il nucleare.

 

Corea del SudIl governo ha annunciato un taglio del 37% al 2030 rispetto ad uno scnario business as usual.

 

IndiaTaglierà le emissioni per unità di PIL del 33-35% entro il 2030 rispetto al 2005. Il terzo più grande emettitore del mondo si impegna per un 40% di energia elettrica da combustibili non fossili entro il 2030.

 

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IndonesiaVuole abbattere la CO2 del 29% rispetto a uno scenario business-as-usual nel 2030. Se supportato da finanziamenti internazionali, il governo aumenterebbe l’impegno a una riduzione del 41%.

 

Giappone – Ha deciso di ridurre i gas serra del 26% entro il 2030 rispetto ai livelli 2013. Punta a un 22-24% di energia rinnovabile entro lo stesso termine, più un 20-22% di energia nucleare.

 

MessicoUn taglio del 25% delle emissioni inquinanti al 2030 rispetto a uno scenario business as usual è l’impegno del Paese, che comprende un picco delle emissioni nel 2026. Se aiutato dai fondi climatici internazionali, immagina possibile una riduzione del 40%.

 

RussiaSi impegna per ottenere un 25-30% di emissioni in meno al 2030 rispetto ai livelli del 1990.

 

Arabia SauditaÈ l’unico tra i membri del G20 a non aver ancora presentato il suo impegno per il cambiamento climatico.

 

SudafricaIl Paese si è impegnato a raggiungere un delle emissioni tra il 2020 e il 2025. In seguito prevede 10 anni di stasi e quindi una diminuzione.

 

TurchiaLa promessa dell’esecutivo contempla, per il 2030, un taglio del 21% rispetto al business as usual.

 

Ue (comprese Francia, Germania, Italia e Uk, membri del G20) – Il blocco ha promesso un taglio del 40% dei gas serra entro il 2030 rispetto ai livelli 1990.

 

USA – Il più grande emettitore storico ha in programma una riduzione delle emissioni del 26-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.

2 Commenti

  1. Dio o chi per esso ci salvi da queste proposte poco inclini a risolvere il problema. La riduzione di co2 deve essere costante e impegnare gli stati a fare in modo che si arrivi a una economia senza anidride carbonica, che è immessa a tonnellate ogni giorno nell’aria. Il vero obbiettivo è quello di trovare soluzione condivise efficaci e soprattutto immediate per risolvere i problemi di mobilità, emissioni delle industrie e delle abitazioni civili e per preservare acqua, flora e fauna dal tocco spregiudicato di questa economia malsana. Utopia? non credo, il mondo avrebbe la possibilità di rivivere di nuovo un vero e proprio boom economico con il mestiere del millennio, l’ operatore ecologico!!! pulire il mondo e ristrutturare in termini energetici l’enorme parco edilizio vetusto che ci sta attorno. Speranze che però affidiamo a personaggi con rendite di posizione troppo elevate e ricche per sperare che mettano mano veramente al cambiamento climatico, per fortuna che sognare costa poco… e non inquina… (sic!) D.C

  2. Ridurre le emissioni nocive in atmosfera CO2, NOx, SOX e PMx è il primo obiettivo imperativo da porsi da parte di tutti gli Stati.
    E’ possibile ridurre le emissioni utilizzando le migliori tecniche disponibili (Best Available Techniques) che esistono da anni e sono oramai collaudate.
    Le migliori tecniche disponibili, alle quali faccio riferimento, sono quelle che si basano su innovativi principi di funzionamento elettrochimico e non più termodinamico. Vale a dire un funzionamento che non fà più ricorso alla combustione per produrre energia, ma alla scomposizione degli idrocarburi e alla reazione elettrochimica dell’idrogeno in essi contenuti.
    L’utilizzo di celle elettrochimiche, dette celle a combustibile o “Fuel Cell” sono celle ad alta temperatura, che generano contestualmente energia elettrica e calore, raddoppiando l’efficienza complessiva rispetto ai generatori termodinamici convenzionali e riducendo del 40% la CO2 emessa, azzerando addirittura gli NOx, SOX e PMx emessi in atmosfera.
    In questo periodo di transizione energetica, l’utilizzo delle celle a combustibile, ci permetterà di contenere l’aumento del riscaldamento globale e di soddisfare il nostro bisogno di energia futura, con l’idrogeno elettrolitico industriale, generato da fonti primarie di energia rinnovabile.

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