India: la riduzione delle emissioni sembra un miraggio

Le richieste di proroga per l’attuazione dei nuovi standard di emissione da parte di Adani e NTPC, i due maggiori produttori di energia in India, potrebbero condurre il governo indiano a ritardare ulteriormente il raggiungimento dei suoi obiettivi climatici fissati al 2022.

Riduzione delle emissioni
Credits: Thomas Hoang da Pixabay

Le due principali società energetiche indiane chiedono al governo una proroga per implementare i nuovi standard sulla riduzione delle emissioni.

 

(Rinnovabili.it) – I principali produttori indiani di energia a carbone, Adani Power e NTPC, stanno cercando di estendere da due a tre anni le scadenze per installare in alcuni impianti di produzione energetica delle apparecchiature utili per la riduzione delle emissioni.

 

Nonostante il paese stia trovando enormi difficoltà nel fronteggiare l’inquinamento dilagante, le richieste di Adani e NTPC (vale a dire i due maggiori produttori di energia in India) potrebbero condurre il governo indiano a ritardare ulteriormente, ed esattamente per la seconda volta, il raggiungimento dei suoi obiettivi climatici, facendo appello a costi e difficoltà tecniche, anche se il paese letteralmente soffoca a causa di una fra le più gravi condizioni di inquinamento atmosferico nel pianeta. Non a caso, attraverso un’attenta analisi dei documenti prodotti dalle due compagnie energetiche, Reuters ha notato che, da principio, le richieste non erano state rese pubbliche.

 

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Come accennato, l’India ha già prorogato la prima scadenza del dicembre 2017 fissata per implementare l’impegno di soddisfare nuovi standard (più severi) in materia di riduzione delle emissioni. Ciò è avvenuto dopo una pressante attività di lobbying da parte del settore dell’energia a carbone. Il paese ora ha un “calendario climatico” molto più lento e graduale (esteso al 2022) e molte centrali a carbone intorno a Nuova Delhi sono ancora operative.

 

Nello specifico, Adani richiede un’estensione fino al 2023 sulla riduzione delle emissioni per due unità site in uno stabilimento dell’India centrale, facendo appello ad un cambio di proprietà che avrebbe inevitabilmente ritardato i lavori di implementazione dei nuovi standard. Lo scorso anno, infatti, Adani ha acquistato le attività dal gruppo GMR. Nel documento indirizzato dalla società alle autorità indiane, si legge che “si chiede gentilmente di estendere il programma di installazione per la desolforazione dei gas di combustione (FGD) per la centrale termica di Raikheda OF GMR Chattisgarh Energy Ltd al 31 marzo-2023″. Le apparecchiature FGD vengono utilizzate per ridurre le emissioni di gas colpevoli soprattutto di causare malattie polmonari.

 

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Le società di energia come Adani rappresentano circa l’80% del totale delle emissioni industriali indiane di gas, da cui dipendono patologie e danni per la salute, piogge acide e smog. Tuttavia, più della metà delle centrali elettriche a carbone costrette ad implementare l’ammodernamento per la riduzione delle emissioni è destinata a non rispettare le scadenze del 2022. Secondo Rajiv Agrawal, segretario dell’Associazione indiana dei produttori di energia, “il modo in cui la tecnologia FGD viene imposta all’industria energetica non è praticamente sostenibile.

 

Dal canto suo, la compagnia NTPC avrebbe cercato, secondo Reuters, di prorogare la scadenza addirittura di altri due anni, per lo meno nello stabilimento di Bongaigaon, India orientale. In realtà, il Ministero per l’Energia indiano vorrebbe già prorogare le scadenze di alcune centrali elettriche, facendo leva sull’occorrenza di un possibile “stress economico”. Questa intenzione deriva principalmente dalle pressanti richieste provenienti dalla CEA, l’Autorità Centrale per l’Energia, che ha raccomandato al suo Ministero di competenza di presentare formale richiesta al Ministero per l’Ambiente.

 

 

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