Riscaldamento globale: il ruolo sottovalutato degli stagni

Con l’aumento delle temperature, la capacità degli stagni di assorbire CO2 viene ridotta di circa la metà, mentre le emissioni di metano sostanzialmente raddoppiano

Riscaldamento globale: il ruolo sottovalutato degli stagni

 

(Rinnovabili.it) – Stagni e piccoli specchi d’acqua contribuiscono molto più del previsto al riscaldamento globale. Il processo è in due fasi distinte. Con l’aumento delle temperature, infatti, perdono la loro naturale capacità di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera. Ma allo stesso tempo iniziano ad aumentare le emissioni di un altro gas serra, il metano, che ha un potere climalterante ben più alto della CO2. Lo sostiene una ricerca condotta da scienziati britannici e pubblicata ieri sulla rivista specializzata Nature Climate Change.

Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno riscaldato artificialmente alcuni stagni fino a 4°C, ovvero l’aumento medio della temperatura globale previsto per il 2100 in uno scenario di cambiamenti climatici “moderati”. I primi, importanti mutamenti nel ruolo di questi specchi d’acqua si iniziano a far sentire dopo circa 7 anni.

 

“La capacità degli stagni di assorbire biossido di carbonio viene ridotta di circa la metà, mentre le emissioni di metano sostanzialmente raddoppiano – spiega Gabriel Yvon-Durocher, docente dell’università di Exeter e autore dello studio – Entrambe queste tendenze divengono più amplificate con il passare del tempo”. Nuovi dati che hanno un peso non trascurabile. Gli stagni infatti rivestono da tempo un ruolo piuttosto trascurato nei modelli predittivi dei cambiamenti climatici: per fare un solo esempio, i report di riferimento dell’Ipcc, sulla cui base vengono prese le decisioni durante le diverse COP, non ne tengono conto. Eppure dovrebbero, affermano gli autori della ricerca. Benché ricoprano una superficie tutto sommato trascurabile delle terre emerse, infatti, questi specchi d’acqua sono responsabili di circa il 40% delle emissioni di metano dalle acque non marine, un dato confermato anche da precedenti ricerche.

In questi anni diversi studi hanno concluso che molti fattori che influenzano l’andamento del clima vengono sottostimati, quando non del tutto ignorati, dall’Ipcc. Il prossimo report globale sarà pubblicato nel 2020 e, se dovesse davvero tenere conto di tutte le ricerche prodotte in questi anni, potrebbe portare a una modificazione sensibile degli scenari di medio e lungo periodo del riscaldamento globale. Caso eclatante è quello dell’idroelettrico. Una ricerca recente rivela che i serbatoi delle grandi dighe contribuiscono all’1,3% delle emissioni di gas a effetto serra prodotte dall’uomo, che non vengono però conteggiate dall’Onu. Con un paradosso di fondo: questi impianti a volte giganteschi sono sostenuti praticamente a occhi chiusi dai crediti di carbonio (CDM) delle Nazioni Unite e la loro produzione è etichettata come “energia verde”.

1 commento

  1. E allora?
    Siccome c’è il riscaldamento globale, quella delle dighe non è più energia verde-rinnovabile?
    Vuoi vedere che sarà meglio prosciugare gli stagni e distruggere le dighe per costruire tante belle centrali nucleari che non inquinano affatto; solo quando si incidentano, ma il danno è spalmato in vari millenni e dunque trascurabilissimo. Di chi sarà la colpa delle radiazioni atomiche tra 10.000 anni? Di nessuno, ovvio. Invece gli stagni e le dighe…eh, quelli sono pericolosissimi.
    E i mari e gli oceani, ne vogliamo parlare? Non ci sono microrganismi che producono metano negli oceani?
    PROSCIUGHIAMOLI, che diamine.
    Non sono verdi abbastanza.

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