Scandalo Expo: Sogin nel mirino per appalti smaltimento scorie

I deputati della Commissione Ambiente del Movimento 5 Stelle hanno presentato un’interrogazione al Ministro dello sviluppo economico per capire le ripercussioni sugli appaltati da Sogin nell’ambito del decommissioning.

Scandalo Expo: Sogin nel mirino per appalti smaltimento scorie

 

Nell’ambito dell’inchiesta sulla corruzione che ha colpito l’Expo 2015, la Procura di Milano ha aperto un filone di indagine relativo agli appalti della SOGIN SpA. Secondo gli investigatori, l’appalto da 98 milioni di euro per la «cementificazione delle scorie liquide» potrebbe essere stato assegnato alla Maltauro di Vicenza in cambio di denaro o di favori.

In data 21 dicembre 2012, la SAIPEM, in qualità di mandataria, e l’impresa Maltauro, in qualità di mandante, si aggiudicarono la gara d’appalto pubblica indetta dalla SOGIN SpA per la progettazione ed esecuzione dell’impianto di cementazione delle soluzioni liquide radioattive (Cemex) del sito Eurex di Saluggia (Vercelli). La Maltauro si aggiudicò l’affare grazie a un ribasso enorme, 98 milioni invece dei 135 iniziali. Saluggia è un paesino del Vercellese, dove, in un laboratorio costruito in un’ansa del fiume Dora, sono conservate parte delle barre d’uranio della vicina ex centrale di Trino Vercellese. Ma nelle piscine di Saluggia restano soprattutto le acque contaminate dal raffreddamento per immersione dell’uranio: sostanze ad altissimo rischio. Nel 2000, in seguito a una piena della Dora, il fiume arrivò a sfiorare le piscine contenenti l’acqua contaminata. In seguito venne fuori, per ammissione della stessa Sogin, che la tenuta stessa dei serbatoi poteva essere a rischio. Così, parecchi anni dopo nel 2010, la Sogin aprì una gara d’appalto per la cementificazione delle scorie liquide, il progetto Cemex.

 

Secondo quanto si apprende dall’ordinanza in materia cautelare personale, Enrico Maltauro è individuato quale partecipe, dominus dell’impresa di costruzioni G. Maltauro SpA ed imprenditore di riferimento dell’associazione con le funzioni di tenere i contatti con i pubblici ufficiali unitamente agli altri componenti dell’associazione e di dotare dei mezzi finanziari l’associazione provvedendo stabilmente alla formazione delle provviste di denaro corruttive e per le turbative destinate a pubblici ufficiali, mediante il versamento periodico da parte di quest’ultimo all’associazione a partire almeno dal dicembre 2012; secondo l’ordinanza “Il detto appalto oggetto di turbativa da parte degli indagati e la relativa aggiudicazione è proprio risultato della detta attività illecita“.

La gara, bandita in un primo tempo per 145 milioni e per la quale si era presentata Ansaldo Energia, società a partecipazione statale specializzata in impianti nucleari all’estero, venne annullata in “autotutela” da SOGIN nel 2011. In sede di presentazione del nuovo bando, la SOGIN procedeva a declassificare le attività nucleari al rango di attività “petrolchimiche”, consentendo con ciò l’ingresso della SAIPEM e della Maltauro nell’albo dei fornitori.

 

La criticità più rilevante del centro di Saluggia risulta essere quella dei rifiuti radioattivi liquidi dell’impianto Eurex, costruito dall’Enea negli anni ’60 per condurre esperienze di ritrattamento a partire da combustibili irraggiati di tipologia diversa e utilizzando schemi chimici differenti. Tali rifiuti sono stoccati da ormai oltre 40 anni nei serbatoi dell’impianto Eurex di Saluggia e costituiscono, nell’ambito dei rifiuti radioattivi (e senza considerare il combustibile irraggiato), l’inventario di radioattività più cospicuo dell’intero territorio nazionale. Al fine di mettere in condizioni di sicurezza tali liquidi radioattivi è necessario provvedere alla loro solidificazione, come risulta da apposita prescrizione ministeriale emessa in prima istanza nel 1977 (insieme con la licenza di esercizio dell’impianto Eurex), che fissava il termine di tale operazione entro 5 anni (cioè entro il 1982), termine più volte e con varie motivazioni prorogato nel corso degli anni.  Nel 2003, la licenza di esercizio dell’impianto è stata trasferita da ENEA a SOGIN, che decise di non portare avanti il sistema di solidificazione per vetrificazione progettato dall’ENEA (progetto “CORA”), attribuendo alle complessità delle scelte progettuali gli oltre 20 anni di ritardo accumulati per la messa in sicurezza di questi rifiuti; nel 2005, l’allora commissario delegato per l’emergenza nucleare attivò il progetto “Cemex” per la solidificazione di questi rifiuti mediante cementazione.

 

Il progetto Cemex, nonostante sia ad oggi ritenuto da SOGIN uno dei progetti strategici di punta, registra ad oggi un notevole ritardo.

Tali argomenti e preoccupazioni sono state oggetto di due interrogazioni parlamentari presentate dal M5S, nelle quali si esprimono forti preoccupazioni sullo stato dei liquidi radioattivi e sulla loro gestione alla luce delle recenti inchieste. I parlamentari chiedono verifiche sulle possibili infiltrazioni criminose, maggiori controlli e iniziative concrete legate all’appalto cemex, considerando estremamente grave che un contratto di appalto nel settore nucleare, relativo alla realizzazione di un impianto per la messa in sicurezza di uno degli impianti nucleari più pericoloso tra quelli esistenti oggi in Italia, sia connesso ad attività illecite.