Lunga (seconda) vita alla plastica

Il Consorzio Corepla dà il via a un tour tra le tante case history di successo italiane nel settore della raccolta e riciclo della plastica. Si parte dalla Montello spa, il più importante centro di trattamento dei rifiuti polimerici

Lunga (seconda) vita alla plastica

 

(Rinnovabili.it) – Sai che fine fa la plastica che conferisci nei cassonetti della differenziata? Una volta esaurita la prima vita, i rifiuti polimerici compiono un vero e proprio viaggio verso la loro seconda esistenza. Ma se ormai sono in molti a sapere che da una semplice bottiglia possono nascere prodotti per l’edilizia, per l’auto e addirittura per il settore tessile, forse in meno conoscono il percorso tecnologico compiuto affinché questo accada. A svelare il reale valore delle raccolte differenziate e del riciclo della plastica è il consorzio Corepla che ha inaugurato in questi giorni un tour tra le numerose case history italiane di successo. Un viaggio tra ricerca, innovazione e best practies che comincia dalla provincia di Bergamo e più precisamente dallo stabilimento della Montello spa, società che si occupa sia del trattamento, recupero e riciclo della Frazione Organica dei Rifiuti Solidi Urbani, che della selezione e preparazione dei rifiuti di imballaggi in plastica post-consumo. Qui, infatti, è trattato quasi il 90% dei rifiuti polimerici della Lombardia: con una potenzialità autorizzata di trattamento di 150.000 t/anno riceve quotidianamente dalle 350 alle 400 tonnellate di materiali a fine vita. Ogni giorno entrano nello stabilimento bottiglie, piatti e posate, flaconi di detersivo, polistirolo per imballaggi ed escono materie prime seconde da destinare al settore del packaging, dell’automobile, delle costruzioni o dell’energia.

 

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Oggi la Montello spa è la più importante azienda di trattamento su scala nazionale e il maggior esempio di Centro integrato anche a livello europeo. Ma alle origini la società si occupava di tutt’altro: produceva tondini di ferro per cemento armato. Quando però negli anni ’95-’96 il settore entrò in crisi, di fronte al rischio di lasciare senza posto di lavoro i circa 300 dipendenti di allora, decise di riconvertirsi e passare al trattamento dei rifiuti. Una scelta che a distanza di anni si è dimostrata particolarmente vincente, non solo per l’eccellenza tecnologica raggiunta nel campo ma anche perché ora l’azienda dà lavoro a 553 addetti e i programmi di sviluppo futuro prospettano la creazione di nuova occupazione.

 

“E così a partire dal 1996, terminata la produzione siderurgica, la Montello iniziò l’attività di selezione, recupero e riciclo di imballaggi in plastica post-consumo provenienti da raccolta differenziata. Proprio in quegli anni nasceva il consorzio a sostegno del recupero degli imballaggi in plastica post-consumo oggi chiamato COREPLA, operante nell’ambito del Consorzio Nazionale Imballaggi CONAI”, spiega Roberto Sancinelli, Presidente e amministratore delegato della Montello S.p.A.

 

A quei tempi la selezione delle plastiche era completamente manuale: ci si affidava per lo più all’occhio esperto degli operatori che manualmente classificano e separavano le plastiche. La prima a dare una svolta industriale a tale attività fu proprio l’azienda lombarda che nel 1998 introdusse sistemi meccanici e detettori ottici per la separazione degli imballaggi per peso specifico, tipo di polimero e colore. Il risultato è quello che oggi possiamo toccare con mano: un impianto su scala industriale al 96% automatizzato.

 

 

Passando attraverso 26 stazioni dotate di sistemi meccanici e detettori NIR ad alta risoluzione, gli imballaggi vengono selezionati e separati, producendo materie prime seconde sottoforma di scaglie di PET (utilizzate per produrre blister, prodotti per l’auto, filati etc), granuli di Hdpe (destinati alla produzione di tubi e contenitori per shampoo, detersivi etc), granuli di Ldpe (per produzione di film plastico) e granuli di misto Poliolefinico impiegati nel settore edile. Le frazioni recuperate vengono vendute sul mercato tramite aste telematiche, con operatori controllati e accreditati, alle quali possono partecipare gli operatori di tutti i paesi della comunità europea. Gli imballaggi in plastica residui (circa il 20%) sono invece destinati a diventare additivo per la confezione di CSS – combustibile solido secondario. Quest’ultimo viene impiegato nei cementifici al posto del pet coke.

 

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I processi produttivi della Montello S.p.A. operano a ciclo continuo, 24 ore su 24, 7 giorni su 7 (fatte salve le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria necessarie al normale funzionamento degli impianti), sono dotati di due propri laboratori interni di analisi per il controllo dei due processi (plastica e rifiuti organici) e le necessarie verifiche di qualità dei prodotti ottenuti e sono gestiti con i più tecnologici adeguati sistemi atti a garantire elevati standard qualitativi ed il contestuale controllo di tutti gli aspetti ecologici ambientali e di sicurezza.

Attualmente l’attività di riciclo degli imballaggi in plastica svolta presso Montello ha consentito inoltre di evitare emissioni di CO2 per circa 200.000 tonnellate/anno e un tasso di smaltimento in discarica pari allo zero.

 

 

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Per approfondire queste tematiche Rinnovabili.it pubblicherà il prossimo 23 ottobre un’intervista a Giorgio Quagliuolo, presidente Corepla.

3 Commenti

  1. …come è possibile sostenere che sia pulita l’energia fornita dagli inceneritori che bruciano plastica insieme al secco residuo, da parte di una testata che si chiama “Rinnovabili” ?

  2. Le plastiche vanno riciclate non bruciate. Quanto spendete per bruciare il 50% delle plastiche raccolte in modo differenziato? I contributi CAC dovete darli ai comuni e quelli che vi rimangono in tasca? Dateli alle Regioni che ne han bisogno!!!

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