Trivelle, il sì della Sardegna rende possibile il referendum

Sale a 5 il numero dei Consigli regionali favorevoli al referendum contro le trivelle. Era il numero minimo per proporre la consultazione pubblica

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(Rinnovabili.it) – Adesso il referendum contro le trivelle è davvero possibile. Con il voto espresso ieri dal Consiglio regionale della Sardegna, la strada alternativa alla raccolta di firme è tutta in discesa. Per indire una consultazione contro le disposizioni che, all’interno dei decreti governativi, favoriscono le perforazioni in terra e sui fondali marini, serviva il parere positivo di almeno 5 Regioni. Il via libera arrivato da Cagliari è l’ultimo lasciapassare necessario a raggiungere il numero jolly stabilito dalla Costituzione e necessario per mettere i bastoni fra le ruote del governo Renzi.

Per l’abrogazione di alcune parti dell’articolo 38 dello Sblocca Italia e dell’articolo 38 del decreto Sviluppo si erano già espresse le assemblee legislative di Basilicata, Marche, Molise e Puglia. In Sicilia la mozione non ha raggiunto il quorum di voti favorevoli, pari al 50% più uno dei membri componenti l’Assemblea. La Liguria si esprimerà invece il 29 settembre, mentre prima del 30 – data entro la quale i quesiti dovranno essere depositati presso gli uffici della Corte di Cassazione – si riuniranno anche i Consigli regionali di Abruzzo, Veneto, Campania, Calabria e Umbria.

 

Trivelle il sì della Sardegna rende possibile il referendum

 

La consultazione referendaria dovrà servire a riportare nella sfera di competenza delle Regioni tutto l’iter autorizzativo relativo a decisioni oggi in capo allo Stato, ma che interessano direttamente l’ambiente. Nella fattispecie si tratta delle norme nazionali che regolano le autorizzazioni e gli espropri a scopo di prospezione per ricerca ed estrazione di idrocarburi nel sottosuolo.

Lo conferma il presidente del Consiglio regionale, Gianfranco Ganau: «L’obiettivo è quello di riaprire un confronto e una trattativa con lo Stato per una rivisitazione di alcune delle norme contenute nello Sblocca Italia e nel Decreto Sviluppo, norme che di fatto andrebbero ad accentrare a livello statale scelte e decisioni che sono proprie delle comunità regionali, esercitando così sino in fondo il ruolo istituzionale delle assemblee legislative».

 

Attualmente sono state raccolte 37 mila firme in tutta Italia, 8.000 solo in Sardegna, in una campagna parallela che serve più che altro come strumento di pressione sui governatori: i delegati delle associazioni riunite nel coordinamento nazionale No Triv le hanno consegnate ieri a Ganau. Dopo il voto d’aula, il presidente dell’assemblea sarda ha annunciato che «depositeremo i quesiti referendari presso l’Ufficio centrale della Corte di Cassazione, insieme alle altre Regioni che, come la Sardegna, hanno sottoposto alle rispettive assemblee elettive il ricorso al referendum, così come stabilito all’unanimità lo scorso 11 settembre dall’Assemblea plenaria della conferenza dei presidenti dei Consigli regionali».

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