Le università africane guidano il cambiamento sostenibile?

Le università africane possono contrastare l’indifferenza della società grazie alla diffusione di dati scientifici, trasmettere agli studenti competenze che permettano loro di affrontare le sfide climatiche, promuovere lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative. Un ruolo determinante per un cambiamento sostenibile

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(Rinnovabili.it) – Secondo le Nazioni Unite, anche l’Africa è esposta a eventi climatici estremi con effetti che in Paesi già afflitti da fame e povertà diventano ancora più drammatici. Le università africane giocano un ruolo importante: possono contrastare l’indifferenza della società grazie alla diffusione di dati scientifici, trasmettere agli studenti competenze che permettano loro di affrontare le sfide climatiche, promuovere lo sviluppo e la diffusione di tecnologie innovative.

Le università africane e la trasformazione sociale

Tristan McCowan – esperto di studi sul cambiamento climatico e docente di International Education nell’Institute of Education di University College London – ritiene che le università africane abbiano il compito di «educare la prossima generazione di cittadini e aiutarli ad acquisire un’alfabetizzazione sostenibile, una comprensione della complessità del cambiamento climatico e le capacità politiche di trasformare le società», come riporta Wagdy Sawahel in Climate change: universities should lead research effort (“University World News” Africa Edition, 26 August 2021).

David Ssekamatte, docente nell’Uganda Management Institute e autore dello studio Towards a theoretical model linking university education to climate change interventions in the African context, propone alle università africane l’adozione di un modello formativo multidisciplinare affinché ogni programma contenga riferimenti ai temi ambientali e alla sostenibilità.

Più finanziamenti e più fiducia nella tecnologia

Tuttavia la situazione delle università africane è molto complessa: dalla scarsa competenza sui temi ambientali ai ridotti finanziamenti per la ricerca sul clima, dall’alto tasso di povertà che di fatto esclude i giovani dallo studio accademico all’esiguo numero di infrastrutture di ricerca sull’ambiente che producono dati sul clima (con la conseguente difficoltà di accedere ai dati). Come se non bastasse, le comunità indigene diffidano delle nuove tecnologie proposte dalle università per fronteggiare il cambiamento climatico.

Secondo Ssekamatte, bisogna da un lato spingere i governi a finanziare la ricerca sul cambiamento climatico, dall’altro convincere le comunità ad adottare le tecnologie per la mitigazione e l’adattamento climatico individuate dalla ricerca universitaria. Nello stesso tempo, le università africane devono promuovere la sostenibilità di sistema e di processo nella loro governance.

Fondamentale, inoltre, è entrare in rete con atenei ed enti di ricerca del Nord del mondo per interagire e condividere le conoscenze.

Ripristinare gli ecosistemi

Per la climatologa Coleen Vogel, docente nel Global Change Institute dell’Università del Witwatersrand (Sudafrica), obiettivi chiave delle università africane devono essere big data, infrastrutture di calcolo ad alte prestazioni, sistemi per la realizzazione di modelli climatici riferiti al contesto africano.

Grazie alla creazione di nuove figure professionali, le università africane potranno guidare il percorso verso la sostenibilità e incidere sul ripristino degli ecosistemi senza perdere di vista le ripercussioni economiche e sociali.

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