Liberiamoci dal virus: la mia modesta proposta

“La lotta di liberazione dal virus potrebbe dunque svolgersi in maniera analoga alla Campagna d’Italia, dopo una fase di preparazione tecnica e logistica che deve mettere insieme squadre d’attacco composte da medici, paramedici, volontari appositamente formati, protezione civile e forze dell’ordine”

coronavirus
Credits: Chayapon Bootboonneam © 123rf.com

di Vittorio Marletto

(Rinnovabili.it) – Mentre siamo ancora chiusi in casa sentiamo continuamente parlare politici, industriali, giornalisti e persino vescovi di riapertura delle attività, fase 2 o fase 3, app di tracciamento, presìdi di protezione individuale, e altre precauzioni che dovrebbero consentirci di convivere con un virus che ormai tutti considerano endemico, ovvero ineliminabile e destinato a minacciarci per sempre. 

La mia prospettiva e proposta è radicalmente diversa. Noi possiamo, e quindi dobbiamo, eradicare del tutto questo micidiale virus dal paese. L’eradicazione è secondo me l’unica vera possibilità di recuperare la normalità dell’esistenza, quella del contatto interpersonale a scuola, al lavoro e nello svago, della folla alla sagra di paese, del ristorante il sabato, della chiesa la domenica, del cinema di sera e della discoteca di notte.

Il virus è concentrato e uccide soprattutto nel nord Italia, mentre la penisola e le isole maggiori sono molto meno toccate, con punte minime in Sardegna, Basilicata, Calabria, e anche Molise e Umbria. Ci ragionavo a Pasqua in un momento di preoccupazione e mi si è presentata subito alla mente una strana analogia con quanto accaduto dal ‘43 al ‘45, quando le truppe alleate progressivamente invasero e riconquistarono alla democrazia e alla vita normale prima le isole, poi la penisola e infine, dopo due anni di battaglie, anche la val Padana, cacciando via dall’intero territorio nazionale il “virus” nazifascista.

La lotta di liberazione dal virus potrebbe dunque svolgersi in maniera analoga alla Campagna d’Italia, dopo una fase di preparazione tecnica e logistica che deve mettere insieme squadre d’attacco composte da medici, paramedici, volontari appositamente formati, protezione civile e forze dell’ordine.

Compito di queste squadre sarà di “invadere” e “liberare” il territorio partendo da punti poco o per nulla infetti (per esempio il sud della Sardegna, il Salento, la costa ionica, quella molisana ecc.) e procedendo al sistematico test di TUTTI gli abitanti, cominciando dalle coste verso l’interno, dalle campagne verso i paesini, e poi verso i paesi più popolosi, dalle periferie verso i centri cittadini, secondo un piano paramilitare di pacifica e benefica invasione del territorio e sua liberazione dal coronavirus.

Tutti i cittadini positivi ai test andrebbero posti in quarantena (o in ospedale se in gravi condizioni) mentre gli altri dovrebbero essere lasciati liberi di tornare alla normalità, ma solo all’interno dei territori progressivamente liberati dal virus. Le forze dell’ordine dovrebbero presidiare i confini mobili di queste zone per impedire l’ingresso di ritorno del contagio, esattamente come stanno già facendo le nazioni del mondo che hanno messo sotto controllo i viaggiatori e impongono la quarantena a chiunque rientri da fuori.

Le prime zone che saranno liberate dal virus si trovano nel meridione e nelle isole e sono soprattutto agricole e turistiche, in quelle agricole si potrebbero far arrivare i necessari braccianti e operai (previo test sanitario) mentre in quelle turistiche potrebbero riprendere le vacanze e tutte le attività economiche al contorno (previo controllo sulla negatività dei turisti in arrivo ed eventuale predisposizione per i positivi non malati di villaggi turistici dedicati alla quarantena, con tutti i comfort, e a pagamento naturalmente). Le stesse zone sono comunque sede di industrie e artigianato, che potrebbero riprendere a produrre ed esportare in tranquillità.

La liberazione dal virus potrebbe essere predisposta nel giro di un paio di mesi, necessari a produrre i tamponi per i test, organizzare i laboratori e i materiali, e formare i volontari (che potrebbero essere in prevalenza giovani, dato il rischio minore se si infettano). L’invasione vera e propria potrebbe iniziare quindi da fine giugno e procedere per il resto dell’anno fino a liberare isole, sud e centro Italia.

Per quanto riguarda il nord, che ha livelli gravissimi di diffusione del virus e di mortalità, la liberazione dovrebbe essere necessariamente posposta, di conseguenza parlare di fase 2 per Lombardia o Piemonte ecc. risulta del tutto prematuro come sembra pensare anche l’eminente microbiologo prof. Crisanti, i cui risultati in Veneto sono inoppugnabili. Riaprire le attività economiche potrebbe immediatamente rilanciare i contagi se non vengono prima messi sotto controllo TUTTI i positivi attraverso milioni di tamponi e migliaia di quarantene altrimenti non se ne esce più e si rischia di portare altri contagi anche nelle zone che al momento sono poco toccate.

Liberiamoci dal virus, facciamolo bene prima possibile e riavremo un paese attivo e sicuro dove la vita potrà ritornare normale.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui