Il potenziale della bio-economia al 2050, la relazione nella Strategia Europea

La previsione della commissione Ue mette a fuoco 4 scenari per la trasformazione del sistema economico, creando nuovi posti di lavoro, e migliorando contemporaneamente le risorse naturali e gli escosistemi. Rappresenta un pezzo importante dell’economia dell’Ue, generando il 4,7% del Pil. La strategia dell’Ue già da qualche anno punta a sviluppare la bio-economia e a rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente

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di Tommaso Tetro

(Rinnovabili.it) – Il potenziale di una bio-economia sostenibile, per trasformare l’agricoltura e l’industria europea, e creare nuovi posti di lavoro, migliorando contemporaneamente le risorse naturali e gli ecosistemi. E’ il quadro disegnato al 2050 nella relazione (pdf) di previsione strategica della Commissione Europea in cui vengono tracciati quattro scenari di previsione per la bio-economia.

Ognuno di essi – viene spiegato – rappresenta una descrizione del mondo e dell’Europa a seconda dei contributi che apporta alla Strategia Ue e agli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

La bio-economia comprende tutti i settori economici e industriali che fanno affidamento su risorse biologiche rinnovabili provenienti dalla terra e dal mare (colture, foreste, pesci, animali e micro organismi per produrre cibo, materiali, energia e servizi). Rappresenta un pezzo importante dell’economia dell’Ue, generando il 4,7% del Pil, e impiega l’8,9% della forza lavoro nell’Ue-27 (dati al 2017). La strategia dell’Ue già da qualche anno punta a sviluppare la bio-economia e a rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente.

Il primo scenario, chiamato ‘Do it for us’: dove è presente una coerenza delle politiche per promuovere un cambio radicale dell’offerta, ma in cui la società resiste ai cambiamenti significativi ed è lontano dal Business as usual.

Lo scenario ‘Do it together’: in cui sia il sistema politico che la società sono allineati per raggiungere l’obiettivo della neutralità climatica e i target di sviluppo sostenibile; con le aziende che si adattano rapidamente e fanno parte del cambiamento, e il processo di trasformazione include tutti gli attori coinvolti.

Lo scenario ‘Do it ourselves’: il sistema politico mostra un’incapacità di attuare politiche significative sul clima e sugli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite; ma nonostante questo i consumatori cambiano atteggiamenti e comportamenti spinti dai movimenti sociali orami sempre più influenti dopo una serie di crisi drammatiche, ed è così che, cambiando i bisogni e le domande, costringe l’offerta ad adattarsi.

Poi, il quarto, lo scenario ‘Do what is unavoidable’: gli stili di vita non cambiano significativamente rispetto ai modelli  Business ad usual, il sistema politico non è in grado e non supporta le giuste politiche limitandosi all’adozione, anche con ritardo, di misure di reazione alla crisi.

Con la previsione strategica, l’Ue intende portare avanti un processo sistematico e partecipativo per creare un’intelligenza collettiva che guardi al futuro di medio e lungo termine. In questo modo può supportare la definizione delle politiche sulle decisioni a breve termine, in modo da misurare e controllare che ci sia coerenza.

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